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Pontedera

L’intervista

Ulivieri e il calcio moderno: «Show per capitalisti. Vi racconto lo spogliatoio con Baggio e Buffon»

di Tommaso Silvi

	Mister Renzo Ulivieri: per una vita sulle panchine di Serie A e B (Foto Alfredo Falcone/LaPresse)
Mister Renzo Ulivieri: per una vita sulle panchine di Serie A e B (Foto Alfredo Falcone/LaPresse)

A 82 anni l'ex tecnico di Serie A originario di San Miniato commenta con la solita schiettezza la rapidissima evoluzione del pallone: «I calciatori sui social non ci stanno per caso. E pensare che nel '65 a vedere le partite del mio San Miniato c'erano duemila persone»

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«Questo è il calcio che piace ai capitalisti. Fatto di immagine e soldi. I calciatori guadagnano in campo e fuori dal campo. E fanno di tutto per tenere la loro “immagine” sulla cresta dell’onda».

Il 2 febbraio ha festeggiato gli 82. Passano gli anni, ma Renzo Ulivieri ha ancora la grinta del leone. Presidente dell’Associazione allenatori, attivo in politica, perfettamente al passo con la trasformazione continua del pallone formato show. Quello che viaggia a una velocità triplicata rispetto al Pianeta dei comuni mortali.

Spirito da combattente, testa da saggio. L’esperienza insegna anche a “rassegnarsi” di fronte al mondo che cambia. «Da qualche anno ormai siamo entrati in un’epoca nuova del pallone. Il fattore economico ha assunto un ruolo di primissimo piano. Contano i soldi prima di tutto, e per tutti gli attori coinvolti. Credo di aver dato tanto al calcio, e continuo a portare il mio contributo per ciò che mi è possibile, ma bisogna prendere atto che è cambiato tutto». Ulivieri guarda dalla riva il fiume di spettacolarità che scorre rapido e si tuffa nel pallone affogando il romanticismo. «A metà degli anni Sessanta ero allenatore e giocatore nel San Miniato, nei dilettanti. Il derby più sentito era quello con la squadra di Ponte a Egola, il Tuttocuoio. A vedere quella partita c’erano anche 2.500 persone. Una gara di dilettanti su un campo spelacchiato. Sono passati cinquant’anni ma per il calcio è come se ne fossero trascorsi centomila».

Rassegnato sì, ma non per questo felice del processo di mutazione dello sport più seguito al mondo. In Italia, soprattutto, terra di campioni. «Ho allenato Baggio, Buffon, Cannavaro e molti altri fuoriclasse. I campioni di oggi sono quasi delle star televisive, prima non era così. Era tutto molto più “normale”», ricorda il mister. Forse in qualche modo era anche prevedibile. In un’era in cui la tecnologia regna sovrana sulle partite della Serie A – tra Var, orologi che suonano quando la palla supera la linea di porta e fuorigioco “semi-automatici” –, anche la vita di spogliatoio era destinata a un passaggio storico, di quelli che tracciano un solco sulla linea del tempo.

«Ciò che fanno in qualità di “personaggi” non deve comunque mettere in discussione le qualità dei calciatori. Nyemar e Cristiano Ronaldo – prosegue Renzo Ulivieri – sono due campioni veri, che hanno numeri e qualità fuori dalla norma. Sono capitati in un momento in cui il pallone viaggia così, tra milioni e dirette, sceicchi e serie tv. Non fanno niente di male». Tra le prime avvisaglie del cambiamento imminente dell’idea di calcio e della proposta dello spettacolo sportivo al pubblico, c’è senza dubbio lo spezzettamento del calendario, così da coprire di partite – e di dirette televisive – l’intera settimana.

«C’era un tempo in cui tutti i campionati giocavano la domenica pomeriggio. Senza pay tv, abbonamenti o dirette su tablet. Erano gli anni in cui le famiglie andavano in massa allo stadio, i campionati dilettanti godevano di un seguito di migliaia di spettatori. Ma non era solo un altro pallone, era un altro mondo. Secondo me – conclude Ulivieri – dobbiamo sforzarci di accettarlo, senza rinunciare alle critiche e senza assuefarsi alla modernità, ma comunque con l’anima in pace che da qua difficilmente torneremo indietro. Anzi, quasi sicuramente le cose cambieranno ancora, nel pallone e non solo. E lo faranno sempre più velocemente».

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