Il Tirreno

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L’iniziativa

Arte, lana e amicizia: in Valdera le nonne realizzano una maxi-calza di 6 metri

di Francesco Turchi

	La maxi calza realizzata dalle nonne di Sant'Ermo
La maxi calza realizzata dalle nonne di Sant'Ermo

A Sant’Ermo centinaia di gomitoli ereditati diventano un’opera multicolor

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CASCIANA TERME LARI. Lana, colori e fantasia. E poi l’amicizia e quel forte senso di appartenenza che caratterizza le piccole comunità. E a Sant’Ermo lo sanno bene, visto che a dispetto delle dimensioni (appena 140 anime), la vitalità non manca. Qui – dove i bambini giocano ancora a pallone per strada e dove non esistono bar e negozi – tanto per fare un esempio, sono riusciti a mettere in piedi una “Bibliotechina” self-service che è sempre aperta.

E stavolta se ne sono inventata un’altra: una enorme calza di lana, lunga sei metri. Che quando si è “affacciata” alla finestra della canonica, al di là della soddisfazione dei paesani – si è guadagnata una standing-ovation sui social.

Il merito è tutto di una dozzina di donne del paese, di età compresa tra i sessant’anni e gli 88.

In cabina di regia c’è Monica Meini, che racconta com’è nata l’idea: «Ho ereditato chili e chili di lana. Ho iniziato a pensare a cosa avrei potuto farci». Decisamente difficile “smaltirla” con qualche maglione per i familiari o per i paesani. Pensa e ripensa, anche insieme alle amiche di sempre, ecco l’illuminazione estiva, con un occhio alle festività ancora lontane: «Facciamo una calza della Befana, tutte insieme».

E via. Tutte “armate” di ferri. Per mesi. Unite dalla passione, che con il passare del tempo le ha rese ancora più amiche: «È quello l’aspetto che mi piace di più raccontare – sottolinea Monica – . È stato bellissimo, perché da quest’idea ne sono nate altre che ci hanno permesso di trascorrere tanto tempo insieme. All’inizio ci trovavamo in una casa, poi quando sono finiti i lavori in canonica, abbiamo spostato lì la nostra “sede”. Nel corso del tempo abbiamo organizzato cene e “merende consultive”, per esempio». Un modo per fare il punto dei lavori, confrontarsi, parlare, ridere e condividere pensieri, come si fa in un gruppo affiatato.

«Questa enorme calza si è trasformata in un bellissimo esempio di socializzazione tra paesane».

È nato così il gruppo delle “Befane santermine”. Che con i loro ferri sono state capaci di realizzare, uno dopo l’altro, trecento quadrati (20 centimetri per 20 ciascuno). Due di loro li hanno cuciti. Ed ecco che una montagna di gomitoli (trenta chilogrammi in tutto), sono diventati un’opera multicolore simbolo di socialità, grazie alle mani d’oro delle nonne “Befane”: «E chissà... magari riusciremo anche a incuriosire qualche giovane, che potrebbe imparare i segreti dei ferri, un’arte che rischia di scomparire».

Intanto però è il momento di godersi il risultato: che venerdì 6 gennaio alle 17 riceverà l’applauso anche della vera Befana, che arriverà a Sant’Ermo per vedere da vicino che cosa sono riuscite a combinare le sue aspiranti colleghe: oltre a Monica Meini, le altre autrici sono Barbara Bartolini, Silvia Bartolini, Bruna Gasperini, Franca Pratelli, Manuela Perini, Rosamaria Poggianti, Graziella De Giacomo, Valeria Magrini, Carla Falchi, Isabella Anari, Marisa Tarantella. Che hanno riempito la loro opera con duecento palloncini.

E non si fermano. Anzi, sono pronte a “rilanciare”: «Fino a domenica 8 gennaio – conclude Meini – la nostra maxi-calza resterà esposta nel cuore del borgo. Ma le Befane santermine non si fermano: nei prossimi mesi torneremo a incontrarci per realizzare altri “quadrati” da aggiungere in vista dell’Epifania 2024». Altra lana e nuove fantasie per scandire nuovi momenti da vivere insieme.


 

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