Dopo quasi 10 anni sentenza di condanna per due assicuratori
PONTEDERA. Sono stati condannati a due anni di reclusione (pena sospesa e non menzione) e al pagamento di 5mila euro di multa i due assicuratori della Valdera, Riccardo Buti di Santa Maria a Monte e Carlo Gambini di Pontedera, finiti sotto inchiesta in seguito a una truffa finanziaria da 20 milioni di euro scoperta nel 2012. La notizia, al momento degli arresti, fece un grande scalpore in provincia di Pisa, dove finirono nei guai i due assicuratori della Valdera che collaboravano con la società Inprogramme Credit, al centro dell’inchiesta della Guardia di finanza di Torino. La maggior parte dei reati contestati (compresa l’associazione a delinquere) ai due assicuratori della Valdera è caduta in prescrizione, la condanna è relativa al reato che riguarda l’articolo 166 del Testo unico della Finanza (per la raccolta abusiva del risparmio e l’abusivismo finanziario). Il principale indagato, Antonio Castelli, di Torino, è stato condannato a 9 anni di reclusione, responsabile dei fatti di bancarotta e interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Attraverso la società Inprogramme di Torino (fallita nel 2013) e finanziarie non autorizzate, il gruppo avrebbe rastrellato circa 20 milioni di euro poi spariti nel nulla. Vennero arrestati Antonio Castelli, residente in Svizzera ma operativo a Torino, Buti e Gambini, che all’epoca avevano una società di assicurazioni a Pontedera, la Groupama, con un ufficio anche a Santa Maria a Monte. Diversi i reati contestati: dalla raccolta abusiva del risparmio all’abusivismo finanziario e all’appropriazione indebita. Le Fiamme gialle hanno scoperto la truffa (più evidente per i clienti di Milano) partendo dalla cosiddetta “lista Falciani”, il documento che riportava i nomi di numerosi evasori italiani con conto in una banca svizzera. Una volta bloccati i conti, il banco saltò.
Le modalità operative del gruppo, secondo gli investigatori, erano simili a quelle dell’ex broker statunitense Bernard Madoff, che ha dato poi anche il nome all’indagine. Gambini e Buti avevano clienti soprattutto in Valdera. I soldi raccolti erano stati equiparati ad appropriazioni indebite in quanto il denaro sarebbe stato poi destinato a esigenze incompatibili con gli investimenti concordati e autorizzati. Le domande di risarcimento delle parti civili sono state respinte con esclusivo riferimento al reato di cui all’articolo 166 del Tuf. –S.C.
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