Cascina calcio in crisi d’identità Le vecchie glorie: serve il rilancio
Dai successi degli anni Cinquanta ai piani bassi del campionato di Promozione tra sfortuna e infortuni Appello a imprenditori e istituzioni: «È l’ora che qualcuno risollevi le sorti del club nerazzurro»
CASCINA. Calore popolare, tradizione e tanti ostacoli da superare. È l'estremo riassunto della storia del Cascina Calcio. Qualcosa in più di una semplice squadra di pallone. Una sorta di carta d'identità per un Comune di oltre 45mila abitanti. Un tratto distintivo, qualcosa di cui andare fieri. I cascinesi, grazie alla squadra, hanno sognato, viaggiato e gioito. La gloria dei nerazzurri si è spinta addirittura oltre i confini regionali, nel 1959, con la conquista del titolo italiano dei dilettanti. Nella storia recente del club c'è una lunga permanenza in serie D, appena un gradino al di sotto del calcio professionistico: dal 2001 al 2008 sul rettangolo verde dello stadio Redini hanno giocato formazioni di tutta Italia. Poi la retrocessione in Eccellenza, l'inizio di uno dei periodi più tenebrosi per la società, culminato, nell'estate 2013, con un altro tonfo, nel campionato di Promozione. Nell'anno in cui lo storico sodalizio cambia denominazione: non più Asd Cascina, ma Cascina Valdera Asd. Oggi alle partite casalinghe dei nerazzurri assistono soltanto una manciata di spettatori. La classifica dice che presto anche la Promozione potrebbe diventare soltanto un ricordo. Un altro passo indietro rischia di consumarsi a breve per una realtà calcistica che nel giugno del 1959 accese i cuori di oltre trecento persone: tutte radunate su un treno speciale direzione stadio Flaminio di Roma. Lì dove il Cascina ha toccato il punto più alto della sua storia
Triste realtà. «Abbiamo avuto molti infortuni e tante difficoltà. Come se non bastasse ci si è messa anche la sfortuna. Non molleremo, ma sarà difficile salvarsi». A parlare è Piero Lombardi, tecnico del Cascina. La squadra occupa l'ultima posizione della classifica. Una sola vittoria conquistata, nove pari e quindici ko. In campo ogni domenica va un gruppo formato per la maggior parte da ragazzi giovanissimi, pronti a giocarsela contro chiunque, ma spesso costretti ad arrendersi al verdetto del terreno di gioco. «Ai giocatori non ho niente da dire - spiega ancora Lombardi - perché da parte loro ho sempre visto il massimo impegno. Nel nostro girone ci sono formazioni tecnicamente ben attrezzate». Con il Villa Basilica il Cascina, il 28 febbraio scorso, ha festeggiato la prima vittoria stagionale. Un secco 4-0 in trasferta a cui, però, hanno fatto seguito le ennesime sconfitte contro Lampo e Lunigiana. A cinque gare dal termine del campionato sono altrettanti i punti di distacco dalla penultima posizione, la prima che garantirebbe l'accesso agli spareggi per non retrocedere. Lombardi promette il massimo impegno dei suoi. Di certo c'è che l'impresa è (quasi) impossibile.
29 giugno 1959. Cross di Vanni, colpo di testa di Mazzei. Gol. Poi il pari dei Vicentini del Sandrigo. Quindi il gioiello di Barsotti su calcio di punizione. Cascina nella storia. Campioni d'Italia. Per la gioia di una città e soprattutto delle centinaia di tifosi nerazzurri in festa sugli spalti del Flaminio di Roma, appena inaugurato in vista delle olimpiadi del 1960. Negli anni successivi il Cascina vivrà di alti e bassi, cessando provvisoriamente l'attività nella stagione 1965-66. La nuova società dell'Usd Cascina milita in Prima categoria fino al 1985, anno in cui vince il campionato, salendo così in Promozione, dove ottiene un nuovo salto di categoria, in Eccellenza. Rapida apparizione in D nel 97-98, prima del "settennato" d'oro 2001-2008.
Voci dal passato. Ettore Antonelli a inizio anni Settanta decise di scendere nelle categorie più basse del calcio per risollevare la squadra della sua città. Anni di ricostruzione per il Cascina. Un periodo buio che Antonelli non vorrebbe rivivere, da tifoso, a distanza di quasi mezzo secolo. «In centro non si vedono più neppure i manifesti per le partite casalinghe», racconta Antonelli, che lancia un appello a società e istituzioni: «Credo che la cosa migliore da fare sia un'assemblea pubblica, con esponenti comunali e societari per illustrare la situazione del club e provare a organizzarne insieme il futuro». Rapido, scaltro altruista con i compagni. Anche in quel giorno di 57 anni fa, quando dai suoi piedi nacque l'assist per l'1-0 di Mazzei. Angelo Vanni ricorda tutto come se fosse accaduto ieri: «Giocammo in semifinale coi calabresi del Bovalino, poi la finale col Sandrigo. Un'emozione unica, che porterò sempre nel cuore». Oggi la sofferenza è tanta osservando il Cascina in fondo alla classifica: «Mi auguro che qualcuno intervenga per risollevare le sorti della squadra - conclude Vanni - e ricominciare a scrivere una storia ricca di successi».
Tommaso Silvi
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