Il Tirreno

Pontedera

Sulle tracce del tesoro dell'Orcino

Francesco Turchi
Sulle tracce del tesoro dell'Orcino

Dalla fonte a Seradigo: i luoghi del brigante come itinerario turistico  Il personaggio mitico in realtà è Raffaello Picchi, un ladrone delle campagne pisane con un debole per i vestiti  

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ORENTANO. In ogni leggenda c'è un fondo di verità. Deve essere stata questa convinzione popolare a convincere Giulio Ramacciotti, agricoltore di Lunata a scavare una buca nella piazza del Monumento ai Caduti, la mattina del 3 marzo 1959, nel cuore di Orentano, nella zona del vecchio cimitero, di fronte agli occhi prima increduli e poi curiosi, degli abitanti del posto. Ramacciotti cercava il Tesoro dell'Orcino, brigante dell'Ottocento, protagonista di avventure e malefatte impareggiabili, tra rapine, beffe ed evasioni: non era un Robin Hood, perché rubava ai ricchi per...dare a sé stesso. Per restare agli eroi popolari, forse era più vicino a Lupin. Ma nel "suo territorio", allora come oggi, non ha bisogno di paragoni e non deve invidiare la popolarità a nessuno. L'Orcino. Il personaggio in questione è Raffaello Picchi di Altopascio, conosciuto da tutti, autorità giudiziarie comprese, come Norcino, poi trasformato dal popolo in Orcino.

Un brigante temuto dalla gente, capace di mettere a segno nel corso della sua vita una serie incredibile di "colpi", con un debole per i vestiti e i tessuti in generale; nato ad Altopascio nel 1798, appena 18enne inizierà ad avere i primi guai con la giustizia, che ne caratterizzeranno l'esistenza fino al giorno della morte: la storia e gli atti, vogliono che questa risalga alla notte del 31 ottobre 1855, all'interno del carcere delle Murate di Firenze. Ma la leggenda è un'altra cosa ed è qui che si ritrovano i motivi che spinsero Ramacciotti a scavare, inutilmente, a Orentano. Secondo la credenza popolare, l'Orcino ormai braccato dalle autorità, decise di fuggire in America. Prima però, avrebbe nascosto il proprio tesoro a Orentano. Qualche anno dopo, un orentanese tornò dall'America e si mise sulle tracce del tesoro, seguendo le indicazioni di un compaesano, che gli aveva raccontato di aver incontrato in gioventù la banda dell'Orcino, venendo a sapere dell'esistenza del tesoro: {Tu cerchi l'America quaggiù, ma l'America ce l'hai a Orentano...}.

E l'Arrotino pensò bene di tornarsene in paese, anche se poi la sua ricerca non ebbe esito, così come il secondo tentativo del 1959. Il libro. La storia del brigante è stata minuziosamente ricostruita da Sergio Nelli e Savino Ruglioni, nel libro "Il tesoro dell'Orcino" (Fm Edizioni). Un resoconto quanto mai realistico della vita avventurosa di Raffaello Picchi, supportato da verbali e documenti del tempo, che fanno luce su una lunga serie di episodi che lo videro protagonista, talvolta con la sua, poco raccomandabile, compagnia e altre volte da solo. I paesi dell'Orcino. Al di là della leggenda del tesoro, il legame del lucchese Orcino con la provincia di Pisa è forte, soprattutto perle malefatte. Al brigante di Altopascio sono stati attribuiti "colpi" in varie zone: dalla casa di Giovanni Martini a Galleno, paese dove viene accusato anche del furto di {otto forme di cacio parmigiano}, alla villa di Pradello, nei pressi di Forcoli.
 
Per non parlare delle galere. Nel 1828 viene condannato a quattro anni di lavori forzati a Volterra e nel 1834 viene arrestato a Bientina, mentre preparava un colpo a Vicopisano: viene rinchiuso nella carcere segreta proprio di Vico; in seguito torna più volte in cella a Volterra, da dove riesce anche a evadere. Orcino e Orentano. Alcuni posti legati al bandito sono ancora visibili e in qualche modo non fanno che rendere ancora più densa nube di mistero che aleggia sulla storia di questo personaggio, sempre più sospeso tra leggenda e realtà. Nel bel mezzo del bosco, a un paio di chilometri dal centro del paese, c'è la "Fonte del sasso", dove l'Orcino si rifocillava; l'area è curata ed è anche attrezzata per i pic-nic. Negli anni Sessanta, l'11 agosto, all'indomani di San Lorenzo, i paesani si ritrovavano in questa zona per una merenda in compagnia: un rituale che con gli anni è stato abbandonato. Il fantasma. Poco più in là c'è Seradigo: da queste parti, una volta, era pieno di case di contadini, dove Orcino era solito rifugiarsi.

Da queste parti, almeno in passato, gli abitanti delle case sparse a ridosso e dentro al bosco, erano pronti a giurare sulla presenza del fantasma dell'Orcino, che si aggirava per quei luoghi che lo avevano visto anche da vivo. L'aneddoto. Ogni angolo di Orentano, o quasi, sembra conservare un legame con il brigante. Come Corte Nardi, dove secondo la tradizione, durante una ricognizione, il nuovo comandante dei gendarmi incontrò l'Orcino, che proveniva da quel gruppo di case e non conoscendolo gli chiese notizia del bandito: {Quando c'ero, c'era}, rispose il brigante. Una risposta che lasciò perplessa la guardia, che si diresse verso le case. L'appuntamento. C'è chi ha dedicato all'Orcino una pizza e chi un piatto di spaghetti. C'è chi ha ricostruito la sua storia e chi ne ha tramandato la leggenda. Ma dedicata al brigante dell'Ottocento c'è anche una marcia podistica non competitiva (3, 6, 13 e 21 km), il cui percorso si snoda proprio sui sentieri legati all'Orcino e alle sue gesta.

L'appuntamento è per domenica 21 ottobre (info: 0583 23377). Il tesoro. Il quadro dell'Orcino è completo, così come sono chiari i segni che l'esistenza di questo personaggio ha lasciato nella popolazione di Orentano e non solo. Luce è stata fatta su buona parte degli episodi che lo hanno visto protagonista, sulle sue abitudini, sulle sue prede e i suoi territori, grazie soprattutto al lavoro di Ruglioni e Nelli; ma il mistero è ancora lì, intatto: il tesoro dell'Orcino esiste davvero? Orentano è veramente custode del patrimonio di Orcino? L'interrogativo è destinato a restare tale. A meno che qualcuno non decida di scavare...

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