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Tribunale

Quarrata, uccise e seppellì il padre: la procura chiede 30 anni - Nuovi dettagli sul delitto Blandino

di Tiziana Gori

	Giuseppe Blandino entra in procura (foto Nucci)
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Giuseppe Blandino entra in procura (foto Nucci)

Nel ricostruire i rapporti tra padre e figlio e il bisogno di denaro dell’imputato, sono stati richiamati i suoi problemi legati alle scommesse online e all’uso di cocaina. La sentenza il 10 dicembre

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QUARRATA. Trent’anni di reclusione per Giuseppe Blandino. È la condanna chiesta dal pubblico ministero Claudio Curreli davanti alla Corte d’assise di Firenze per l’uomo che ha confessato di aver ucciso il padre Salvatore, settantenne di Quarrata, e di averne sepolto il corpo dietro il capannone dove lavorava come fabbro, in via Branaccia, alla Ferruccia di Agliana. La sentenza è attesa il 10 dicembre, dopo le repliche. L’imputato, difeso dall’avvocato Enrico Giuntini, non era presente in aula.

La requisitoria ha ripercorso le indagini su una vicenda che ha profondamente colpito la città, facendo emergere particolari finora rimasti fuori dalle cronache. Nel ricostruire i rapporti tra padre e figlio e il bisogno di denaro dell’imputato, sono stati richiamati i suoi problemi legati alle scommesse online e all’uso di cocaina. Elementi entrati nella discussione insieme ai riscontri raccolti dai carabinieri e alla versione di Blandino, che ha sostenuto di aver colpito il padre per difendersi, esasperato da quelle che ha descritto come continue vessazioni. È la sua ricostruzione, sulla quale dovranno pronunciarsi i giudici.

Tra i dettagli riferiti in aula c’è la testimonianza di un vicino che aveva visto un furgone bianco soffermarsi davanti all’abitazione di Salvatore, in via della Repubblica. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Giuseppe aveva preso in prestito il mezzo da un amico il giorno dopo l’omicidio, per trasportare il corpo fino al terreno della Ferruccia. Nel capannone, dove in quel periodo pernottava, fu inoltre trovata una scatola da scarpe: all’interno, insieme a diverse migliaia di euro, era nascosta la carta prepagata del padre. Con quella carta, ha riferito il servizio televisivo sulla requisitoria, era stato effettuato un prelievo di 400 euro alle poste di Quarrata.

Un altro particolare riguarda il coltello trovato addosso a Blandino al momento del fermo, indicato nella ricostruzione esposta in aula come compatibile con le ferite della vittima. Il figlio, secondo quanto ripercorso dal pm, aveva tentato di scappare mentre i carabinieri stavano scavando nel punto in cui era stato occultato il corpo. Sarebbe poi arrivata la confessione, accompagnata dal racconto dei contrasti con il padre.

Era il 22 luglio 2025. Un mese prima, il 22 giugno, di Salvatore si erano perse le tracce. Le sorelle, non riuscendo più a sentirlo, avevano dato l’allarme. Inizialmente erano scattate le ricerche di una persona scomparsa, ma gli accertamenti dei carabinieri di Quarrata avevano presto indirizzato l’indagine verso un delitto.

Al processo si sono costituite parti civili le due sorelle e il cognato di Salvatore Blandino, assistiti dall’avvocata Caterina Lenzi. Anche per loro l’attesa è ora rivolta all’udienza del 10 dicembre.

Nella casa erano rimaste tracce di sangue. Il cellulare aveva smesso di funzionare dal pomeriggio del 22 giugno; le chiavi erano all’interno, ma la porta risultava chiusa da fuori e il contatore era staccato. Anche un tramezzino comprato quel giorno e rimasto nel frigorifero è stato richiamato tra i tasselli dell’indagine. Fino alla scoperta del corpo, sotto mezzo metro di terra dietro il laboratorio del figlio. Ora, a oltre un anno da quel ritrovamento, il processo entra nel suo ultimo passaggio: la richiesta dell’accusa è di trent’anni, la decisione spetta alla Corte.

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