Pistoia, il trionfo di Niccolò Francesconi alla Giostra dell'orso: «Questa vittoria è per il mio babbo»
È lui il ragazzo copertina del rione di Porta Carratica nella notte del trionfo rossoverde. Suo nonno Jonatan Bartoletti, detto Scompiglio, è stato per cinque volte vincitore del Palio di Siena
PISTOIA. Lo trovi in disparte, avvolto da un silenzio quasi mistico, tra le sale di un Palazzo Di Giano insolitamente vuoto nel giorno maggiormente di festa. Un silenzio che stride con il frastuono assordante di una marea di tifosi vestiti di rosso e di verde che, a pochi metri di distanza, riempiono piazza del Duomo per celebrare la conquista di un Cencio atteso da quindici lunghi anni. Un’attesa che sembrava infinita per il popolo del Drago, il rione più vincente della storia della Giostra con ventitré successi, ma che proprio per questo era anche quello che aspettava da più tempo: l’ultimo trionfo risaliva infatti al 2011. Niccolò Francesconi diventa il ragazzo copertina del rione di Porta Carratica nella notte che non dimenticherà mai. Classe 2000, nato e cresciuto a cavallo, è figlio di Luca Francesconi, presidente del Drago, e nipote di Jonatan Bartoletti, per tutti Scompiglio, cinque volte vincitore del Palio di Siena. Un cognome importante, ma anche un’eredità pesante da portare. In una Giostra ancora una volta segnata dalle polemiche (ferocissime quelle del Cervo Bianco per il braccio dell’orso non abbassato dopo un colpo netto) Francesconi rappresenta il volto più limpido di un successo costruito con pazienza e ostinazione. Un trionfo arrivato dopo dubbi, delusioni e persino la tentazione di smettere, sempre sostenuto dagli affetti più cari.
Il Drago conquista il Cencio, spezzando il sogno della cinquina del Cervo Bianco, che con un’altra vittoria avrebbe raggiunto la leggendaria striscia di cinque successi consecutivi da voi ottenuta tra il 1988 e il 1994. A te per di più, per pochi centesimi, lo Speron d’Oro in sella a Bim Bum Bam.
«È una roba indescrivibile. In questo momento non riesco nemmeno a rendermene conto. È qualcosa di enorme, un’emozione grandissima».
È la decima Giostra per te, senza contare gli anni dello stop per il Covid. Da oggi, però, non sei più soltanto il figlio del presidente del Drago o il nipote di Scompiglio.
«Loro mi hanno insegnato tanto e mi sono stati vicini nei momenti più complicati, soprattutto il babbo. Qui al Drago poi ci sono nato e vincere con questi colori è il successo più grande».
A chi dedichi questa vittoria?
«A tutte le persone che mi sono state vicino. Ci sono stati momenti in cui non è stato facile andare avanti e montare in sella»
Che tipo di momenti?
«Quando i risultati non arrivano, soprattutto se sei giovane, rischi di abbatterti. Io ho attraversato un periodo in cui avevo perfino pensato di smettere. Però ho avuto la fortuna di essere circondato da persone che mi vogliono bene. A partire dalla mia ragazza, dalla mia famiglia e dagli amici: sono stati loro a darmi la forza di andare avanti e a non mollare mai. Il mio babbo, ripeto, è la persona a cui dedico questa vittoria».
Polemiche e giostra, un binomio che va sempre a braccetto. Anche quest’anno non ha fatto eccezione.
«È la giostra, è il gioco. È sempre stata così».
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