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Pistoia, pesticidi nei corsi d’acqua che attraversano i vivai – Le sostanze trovate e il tratto più inquinato: le analisi dell’Arpat

di Redazione Pistoia

	Un tratto di fosso Quadrelli nel Quarratino
Un tratto di fosso Quadrelli nel Quarratino

Dalle rilevazioni emerge la presenza di glifosate e altre sostanze inquinanti nei fossi della Piana. Trovati pure insetticidi a base di Imidacloprid vietati dal 2021

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PISTOIA. Pesticidi nei corsi di acqua della Piana Pistoiese e non solo. È quanto emerge dalle ricerche di Arpat sulla presenza di residui di prodotti fitosanitari, condotta nell’ambito del monitoraggio ambientale sulla qualità delle acque interne. Arpat annualmente elabora i risultati delle indagini svolte nel territorio della provincia di Pistoia, in quanto caratterizzato da un’intensa attività florovivaistica, per offrire un’analisi più dettagliata dei risultati emersi e valutare tendenze e criticità del territorio. E mentre sono in corso di elaborazione i risultati relativi al monitoraggio svolto nel 2025 l’Agenzia regionale per l’ambiente ha diffuso i risultati raccolti nel 2024. Ebbene, non mancano elementi di preoccupazione.

Dall’analisi dei dati emerge che i valori di pesticidi totali nelle acque superficiali risultano elevati in alcune aree del territorio della provincia di Pistoia, in particolare nella piana vivaistica pistoiese, dove si registrano alcuni superamenti degli standard di qualità ambientale. Come negli anni passati, il valore più alto della media annua in provincia di Pistoia è stato registrato nel Fosso Dogaia Quadrelli. Il superamento degli standard di qualità ambientale riguarda anche tre stazioni di monitoraggio poste nell’area del Padule di Fucecchio.

Le sostanze maggiormente riscontrate sono il glifosate e il suo principale prodotto di degradazione, “l’Ampa” (acido aminometilfosfonico), che contribuiscono in maniera significativa ai livelli complessivi di contaminazione rilevati. Gli altri fitofarmaci hanno un contributo significativo solo nelle stazioni del vivaismo pistoiese.

Aprendo però una parentesi positiva si evidenzia comunque una tendenza al miglioramento rispetto agli anni precedenti, con una riduzione del numero complessivo di sostanze rilevate e una diminuzione della frequenza di superamento degli standard di qualità per diversi principi attivi. In particolare, sostanze diverse da Glifosate e Ampa superano gli standard di qualità ambientale in maniera sempre meno frequente negli ultimi anni. Solo nei campioni relativi alla piana vivaistica pistoiese le due molecole continuano ad essere rilevate in tutti i campioni e in queste stazioni si osserva comunque una notevole diminuzione del numero di principi attivi riscontrati spesso in miscela fra loro.

Permane quindi la presenza di miscele di fitofarmaci nelle acque superficiali, fenomeno che rappresenta un elemento di attenzione per i possibili effetti cumulativi sugli ecosistemi acquatici.

Per quanto riguarda gli insetticidi, nel 2024, nelle stazioni della piana pistoiese, ne sono stati riscontrati solamente tre (su 22 sostanze insetticidi analizzate): Imidacloprid, Acetamiprid e Pirimicarb, i primi due rilevati nel 60% dei campioni, mentre l’altro presenta una frequenza molto bassa. Arpat segnala che l’uso di prodotti a base di Imidacloprid, insetticida con elevata tossicità nei confronti degli insetti impollinatori, è stato consentito fino al 2021; il riscontro di questa molecola nelle acque (con valori di concentrazione inferiori rispetto allo standard di qualità ambientale) può essere dovuto, oltre ad eventuali utilizzi non consentiti, alla sua caratteristica di persistenza nel suolo e nel sedimento. L’altro principio attivo, l’Acetamiprid, presenta valori di concentrazione maggiori.

Passando ai risultati del monitoraggio delle acque destinate alla produzione di acqua potabile nel 2024 sono stati ricercati i fitofarmaci in 10 stazioni della rete di monitoraggio di acque destinate alla potabilizzazione: cinque corsi d’acqua e cinque invasi. I campioni, la cui concentrazione è stata rilevata al di sopra del limite di quantificazione, sono risultati meno del 2%. Tutte le 10 stazioni monitorate, per quanto riguarda i fitofarmaci, rientrano nella classe di qualità più elevata (A1), senza superamenti dei limiti previsti dalla legge.

Il riscontro della presenza di pesticidi nelle stazioni delle acque destinate alla potabilizzazione è strettamente collegato alla verifica del rispetto del Regolamento regionale del 2018, che si applica alle aree di salvaguardia per le acque destinate al consumo umano. Il Regolamento regionale consente l’impiego di un numero ridotto di prodotti fitosanitari in tali aree. Guardando i dati raccolti con il monitoraggio delle acque destinate alla potabilizzazione, emerge un collegamento per numerose sostanze, soprattutto per quanto riguarda gli invasi. Da ciò, scrive Arpat «emerge la necessità di proseguire le attività di monitoraggio e di rafforzare le azioni di controllo sul territorio per verificare eventuali inosservanze nelle aree di salvaguardia delle captazioni idriche. I risultati del monitoraggio evidenziano infine l’importanza di promuovere ulteriori interventi volti alla riduzione dell’impatto dei prodotti fitosanitari, in coerenza con gli obiettivi di tutela delle risorse idriche e di miglioramento dello stato ecologico dei corpi idrici».

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