Ci lascia un mito
Referendum, Pistoia dice No ma il Sì conquista la Valdinievole: provincia divisa in due
In vista delle prossime amministrative pistoiesi il risultato accende le speranze del centrosinistra. A Montecatini netta affermazione dei favorevoli alla riforma, bocciata invece nel Montalbano
PISTOIA. Netta vittoria del no in provincia di Pistoia, dove gli elettori hanno bocciato la proposta di riforma sulla giustizia del governo Meloni con il 53,48 % di voti contrari a fronte del 46,52% di favorevoli. Con un’affluenza complessiva del 63,54%, superiore di alcuni punti rispetto al dato nazionale, l’affermazione del no appare comunque a macchia di leopardo, dando l’impressione che vecchi confini geografici si siano trasformati nel tempo in autentici steccati politici che dividono ormai territori mai amalgamati in pieno. Se infatti nel capoluogo, nel Montalbano e nella Piana il no è stato gridato a pieni polmoni, è su parte della montagna e, soprattutto, in Valdinievole che il sì ha invece fatto breccia. Il doppio registro fra queste realtà emerge chiaramente confrontando i dati del Comune di Pistoia con quelli provenienti da Montecatini. Se infatti nel comune capoluogo i no staccano i sì di circa 19 punti in percentuale, con il no al 59,08% e il sì al 40,92%, la situazione si ribalta invece nella città termale, dove il sì ha distanziato il no di ben 15 punti, attestandosi al 57,42%, mentre il no si è fermato al 42,58%.
Che il valico del Serravalle divida ancora due mondi non ancora omogenei a cento anni dall’istituzione della provincia che li comprende entrambi lo dimostrano anche i dati di Monsummano, Massa e Cozzile, Ponte Buggianese e Chiesina Uzzanese, dove il sì ha comunque prevalso (come del resto a Marliana e ad Abetone-Cutigliano), mentre anche là dove è stato il no a vincere (Buggiano, Pescia, Pieve a Nievole e Uzzano) lo ha fatto con uno scarto minimo.
A tirare quindi la volata alla vittoria del no è stata dunque l’ottima performance ottenuta a Pistoia dove peraltro il 24 e 25 maggio gli elettori saranno chiamati ancora una volta alle urne per l’elezione del nuovo sindaco. È inutile quindi nascondersi dietro a un dito: a Pistoia la sinistra non solo ha messo la freccia ma probabilmente ha già completato il sorpasso sul centrodestra che, orfano di Tomasi, si avvia alle comunali privo della baldanza che sfoggiava fino all’autunno scorso. Cero, lo scontro fra Dika e Trallori delle regionali di ottobre ha sì lasciato una gran quantità di macerie nel Pd pistoiese, ma è anche servito ad avvicinare al partito un elettorato che, negli ultimi anni, sembrava quantomeno distante. Il primo posto conquistato in città alle regionali ha poi dato linfa al segretario provinciale del Pd Marco Mazzanti per gettare le fondamenta di quel campo largo che, fino a un anno fa, in città sembrava un’utopia. Adesso, lo scontro al calor bianco che porterà alle primarie del centrosinistra del 12 aprile fra la candidata del Pd Stefania Nesi e il candidato civico Giovanni Capecchi altro non fa che tenere in uno stato di mobilitazione permanente l’elettorato del centrosinistra che, mai come in questo periodo, sembra essersi rituffato nelle vicende politiche della città. Il trionfo del no in città, quindi, è forse diretta conseguenza di questo percorso anche se tutto non è ancora compiuto, come sottolinea il consigliere regionale Bernard Dika: «Ha vinto il no in modo netto anche a Pistoia. È una sconfitta chiara per la destra che ha sostenuto il sì che si è fermato al 40%. Attenzione però a non commettere un errore fatale: quel 40% esiste ed è reale ed è il perimetro intorno a cui la destra proverà a costruire la sfida alle prossime comunali».
Per il centrodestra quindi quel -19% incassato nel comune capoluogo assume il significato di un sonoro ceffone, di un raffreddamento nei rapporti con il suo elettorato che difficilmente potrà scaldarsi di nuovo se dal cilindro della candidata sindaco Anna Maria Celesti non verrà tirato fuori qualche argomento a effetto. Il centrosinistra tuttavia qualche domanda dovrà pure porserla se in comuni dove governa da sempre la riforma della giustizia del governo meloniano ha comunque fatto presa. Sì, perché se la vittoria sul filo di lana del si a Massa e Cozzile è in realtà figlia dell’ormai raggiunta contiguità territoriale con Montecatini, quella ottenuta dal quesito referendario a Monsummano e a Ponte Buggianese, dove il centrosinistra si afferma tradizionalmente con percentuali più o meno bulgare, qualche spunto di riflessione dovrà pur suscitarlo. A far tirare un sospiro di sollievo a un centrosinistra sempre alla disperata ricerca della sintesi, le affermazioni di “corto muso” del no a Quarrata e a Pescia, città poste ai due limiti della provincia accomunate però dall’ottima performance del centrodestra alle scorse regionali. A Quarrata il no ha prevalso con il 50,9% mentre a Pescia lo scarto è stato anche minore, visto che i contrari si sono attestati al 50,3%. Per il destino politico del centrosinistra quarratino c’è quindi ancora domani, anche se i 10 punti di distacco rimediati alle scorse regionali da un centrodestra rampante e motivato costituiscono ancora una sorta di spada di Damocle sul suo futuro.
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