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La protesta

Mercato di Pistoia, si fa strada il timore di uno spostamento in zona stadio

Mercato di Pistoia, si fa strada il timore di uno spostamento in zona stadio

Canone unico troppo caro a causa degli spazi maggiorati istituiti con il Covid. Gli ambulanti: «Adesso che tutto è finito sarebbe opportuno tornare alla normalità»

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PISTOIA. Non accenna a placarsi la protesta degli ambulanti del mercato di Pistoia che, il 30 aprile, dovranno mettere mano al portafoglio per pagare la prima rata del nuovo “canone unico”. Tributo che riunisce la vecchia Cosap (la tassa di occupazione del suolo pubblico) e gli importi da pagare per la raccolta dei rifiuti e per gli altri servizi erogati dall’amministrazione comunale. Il punto dolente è che, in virtù del maggiore spazio occupato dai banchi, dovuto al persistere della disposizione in “modalità Covid”, che impone maggiori distanziamenti e superfici di vendita più ampie, l’importo da pagare è gioco forza più alto. Se poi si aggiunge che il Comune ha precisato che è impossibile suddividere l’importo in più di due rate, ecco che una semplice imposta assume l’amaro sapore del balzello. Come ritiene Maurizio Innocenti, segretario nazionale dell’Anva Confesercenti, presente ai due mercati settimanali di Pistoia con un banco di bigiotteria.

«Il 30 aprile, come la maggior parte dei miei colleghi, dovrò pagare la prima rata del canone unico, che ammonta a 1.037 euro. La seconda rata è prevista per il 30 settembre, per un totale di 2.074 euro. Dividere una somma così importante in sole due parti, a parer mio, è assolutamente sbagliato, perché può mettere in difficoltà tanti operatori che, con i tempi che corrono, spesso non riescono a far fronte a pagamenti importanti».

L’accresciuta rarefazione dei banchi per le vie del centro storico viene altresì vista come un assist ai molti bar e ristoranti della zona che hanno allestito, sul suolo pubblico, tavolini e ombrelloni. Più i banchi sono lontani e distanti dai marciapiedi, più contenti sono, a detta degli ambulanti, i commercianti in sede fissa.

Le modalità attuali di svolgimento del mercato sono contestate da Riccardo Baldi, il cui banco di articoli casalinghi è presente sulla piazza di Pistoia dal 1960: «Nessuno di noi ha contestato, a suo tempo, le misure di contrasto alla pandemia, ma adesso che tutto è finito sarebbe opportuno tornare alla normalità. Il forte calo di lavoro che avvertiamo in questo periodo non giustifica infatti un qualsiasi nostro investimento sull’ampliamento della superficie di vendita, che genera solo un aumento del canone unico senza un effettivo ritorno economico».

Delle difficoltà oggettive del mercato di Pistoia, parla Renzo Sozzi, titolare di un banco di abbigliamento per uomo proprio davanti al palazzo comunale: «Questo mercato non riesce a risollevarsi, anche e soprattutto perché i cambiamenti decisi dall’amministrazione comunale lo hanno snaturato a tal punto da indurre tanti operatori a svendere la loro attività, quasi sempre a nuovi ambulanti che propongono merce di bassissima qualità. Questa mutazione qualitativa al ribasso sta tenendo lontana la clientela potenzialmente migliore, attirando invece quella di fascia bassa».

Fra i commercianti, serpeggia inoltre il timore che il Comune, alla lunga, voglia tentare la carta di spostare il mercato in un altro luogo, magari allo stadio. Come fa notare ancora Renzo Sozzi: «Per il Luglio pistoiese circola voce che i mercati settimanali verranno spostati allo stadio. Del resto, anche i recuperi delle date non effettuate vengono già dirottati là. Non vorremmo che alla fine questo sia il vero disegno del Comune».

Di mancata volontà del comune di venire incontro agli ambulanti, schiacciati dalla crisi economica, parla infine Edoardo Carlesi, titolare di un banco di abbigliamento donna: «Il Comune di Montecatini ha calcolato al ribasso l’importo del canone unico. Nella stessa direzione si sono mossi Firenze e Viareggio. Non capiamo perché a Pistoia non si faccia lo stesso».

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