Raffica di furti nei vivai pistoiesi: in un mese rubati 20mila aceri
L’ultimo colpo la scorsa notte a San Pantaleo: portati via altri 2.800 esemplari. I coltivatori: «Furti su commissione, le piante prendono la strada dell’Albania»
PISTOIA. L’ultimo colpo la scorsa notte, in zona San Pantaleo, dove da un campo sono stati portati via 2. 800 aceri. L’ultimo di una lunga serie che nell’ultimo mese e mezzo – con un’escalation in prossimità delle feste – ha visto sparire dai vivai pistoiesi 20mila aceri a foglia rossa.
Gli arbusti di maggiore tendenza in questo periodo tra i compratori di piante ornamentali, il cui valore commerciale, nella fase da 0 a 3 anni è compreso tra 3, 5 e 7 euro a piantina. Tra i 3 e i 10 anni, periodo in cui vengono venduti, il valore sale fino a raggiungere anche i 500 euro a pianta.
«Furti che sempre meno rientrano nell’ambito “fisiologico”, ma hanno assunto i connotati dell’emergenza continua», commenta Fabrizio Tesi, presidente di Coldiretti Pistoia. Il presidente dell’Associazione vivaisti pistoiesi, Luca Magazzini, e del Distretto, Francesco Ferrini, s’incontreranno la prossima settimana con i rappresentanti provinciali delle forze dell’ordine. Un primo confronto, fa sapere Ferrini, c’è già stato «a cavallo tra fine e inizio anno. Il questore, Olimpia Abbate, e il colonnello dei carabinieri Stanislao Nacca, hanno concordato sulla necessità di alzare la soglia di attenzione». Leggasi, maggiori controlli. E metodi investigativi non divulgabili ma da mettere in atto per arginare il fenomeno: «telecamere, fotocellule, e ogni mezzo utile per scoraggiare i furti all’interno dei vivai. Insieme alle autorità – aggiunge Ferrini – stiamo valutando la possibilità di installare telecamere in alcune strade e punti strategici. Anche i vivaisti, ovviamente solo all’interno dei loro terreni di proprietà, aumenteranno i loro sistemi di controllo, dalle telecamere alle fotocellule. Queste misure non potranno far scomparire del tutto i furti, ma saranno un significativo deterrente. Speriamo che porti i suoi frutti. Altrettanto importante – conclude Ferrini – è che quando avvengono questi furti si faccia immediatamente una segnalazione, oltre che alle forze dell’ordine, alla quale ribadiamo la nostra totale fiducia e il ringraziamento per l’operato svolto finora, anche al Distretto».
«Nel settore – commenta Francesco Vignoli, consigliere dell’Associazione vivaisti – facciamo delle ipotesi su dove queste piantine, in genere innestate da pochi mesi, vengano portate. Una volta cresciute vengono rivendute. E anche a Pistoia. Il pensiero va all’Albania. Personalmente sono stato nel Paese, ho visto che il medito di coltivazione delle piante è quello “pistoiese”. La stessa distanza tra le piante, lo stesso lavoro che facciamo noi. Di sicuro – continua – i furti delle ultime settimane sono su commissione. Alla Fattoria Beretta, a cui avevo venduto 1. 200 piantine di acero, c’erano però altre diversi tipi di piante. I ladri sono andati a colpo sicuro, verso il campo di aceri. E anche in altri furti è come se gli autori conoscessero i luoghi in cui rubare, e siano andati su quelli meno controllati, facilmente accessibili e con altrettanto facili vie di fuga».
«Sembra – aggiunge Ferrini – che diversi furti avvengano non di notte, fatto che renderebbe maggiormente individuabile sulle strade la presenza di auto o furgoni, ma nel tardo pomeriggio, in vivai più isolati».
«Nella bauliera di un’auto – dice Vignoli – possono entrarci anche 2mila piantine. In un furgone alcune migliaia».
E non tutti denunciano. Si stima che i furti negli ultimi due mesi possano arrivare a 25mila piante, tra cui anche 6mila Cupressus Leilandi (cipressi) rubati a Piuvica a metà novembre. Gli ultimi furti denunciati riguardano la Fattoria Beretta (1. 300 aceri) , il vivaio di Alessandro Caramelli a Badia (1. 200 piante) , Giacomo Giacomelli a Ramini (5mila piante) , Stefano Agostini a Piuvica (3. 500 piante) e San Pantaleo la scorsa notte (2. 800 piante) .
«Vengono evidentemente ripiantate da altre parti – commenta Fabrizio Tesi – Si tratta di furti sistematici e organizzati da professionisti, che sanno dove e quando colpire. Un fenomeno che produce danni per migliaia di euro alle imprese agricole. È un’emergenza, e per questo abbiamo chiesto come Coldiretti un incontro al prefetto, Licia Messina».
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