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Scientifico a Pistoia: via il nome dei Savoia. È scontro: le ragioni del sì e del no

Lo storico Bartolini: «Spesso si cita la storia a sproposito».


22 giugno 2022 valentina vettori


PISTOIA. Il collegio dei docenti propone ufficialmente di cambiare il nome del Liceo. Il consiglio d’istituto, composto da rappresentanti dei genitori, degli studenti, dei docenti e degli Ata, avrà ora il compito di accogliere o declinare la proposta.

Lo storico Stefano Bartolini: «Via il nome dei Savoia? È cambiata la sensibilità su una figura del passato»

La richiesta del cambio di nome per il Liceo scientifico Amedeo di Savoia duca d'Aosta? «Non mi scandalizza affatto, e sottolineo che non c'è proprio nulla di inedito nel cambiare nomi a luoghi, vie o scuole, se una società non li reputa più adatti. Anzi, poiché la storia non è materia inerte, questa richiesta, che per di più sta seguendo l'iter burocratico necessario, evidenzia il cambiamento di sensibilità delle persone rispetto a un dato tema e, in particolare, su questa figura storica».

A spiegare il proprio punto di vista sulla vicenda che in questi giorni infiamma il dibattito social, ovvero un nuovo nome per la scuola di viale Adua (proposta avanzata da un docente, avallata dal collegio dei docenti e ora in attesa del nulla osta del consiglio di istituto, nda) è lo storico Stefano Bartolini. «Ho letto commenti di ogni genere – dice Bartolini – ma credo sia opportuno fare ordine. Perché spesso si sente invocare la storia un po’ a sproposito. In generale, mi pare che questa vicenda metta in luce tre aspetti. In primo luogo, la normalizzazione del fatto che a distanza di anni emerga un cambio di sensibilità dell'opinione pubblica nei confronti di fatti o personaggi storici. Quindi, chi cita la storia per censurare questa operazione sbaglia».

«Un aspetto che invece ho trovato fuori luogo – prosegue Bartolini – sono le motivazioni contrarie che ho letto nella lettera di alcuni ex studenti, in difesa di Amedeo di Savoia, come lontano dal regime fascista, nonostante la sua figura sia stata protagonista della guerra in Etiopia. In questo caso, evidenzio un cortocircuito e una visione edulcorata della storia». Infine, il terzo aspetto. «Ho letto prese di posizione contrarie, che non hanno né capo né coda, compresa la richiesta di sapere il nome di chi ha avanzato la richiesta. Poiché la richiesta è arrivata in maniera legittima e sta seguendo le procedure burocratiche con cui la scuola si autodetermina, non vedo dove stia il problema». Nessun atto di cancel culture, dunque, per Bartolini. «Sottolineo, anzi, come negli anni molte strade abbiano cambiato nome in città. Penso a corso Vittorio Emanuele prima che diventasse corso Gramsci, viale Malta oggi viale Matteotti, lo stadio intitolato a Ciano e che oggi si chiama Melani, ma anche l'ex sede del Copit in piazza San Francesco, o piazza Mazzini, che ancora oggi, seppur coperta, riporta la scritta scalpellata di Casa del Balilla, ma che è diventata Saletta Gramsci».

I monarchici pensano a una lectio magistralis sul Duca d’Aosta: «È stato un eroe nazionale»

Nel dibattito pubblico che prosegue per il cambio del nome al Liceo scientifico Amedeo di Savoia duca d’Aosta, interviene anche l’associazione culturale monarchica "Patto per la corona", che in una lettera al preside dell’istituto Paolo Biagioli, espone la propria contrarietà alla richiesta. Proponendosi anche per organizzare un ciclo di approfondimento, per docenti e studenti, sulla figura del duca d’Aosta e della Casa Savoia.

«La nostra associazione - si legge nella lettera inviata anche a Il Tirreno - si propone di valorizzare il patrimonio storico del Risorgimento nazionale che ha dato i natali all’Italia, e intendiamo appellarci a lei per un ripensamento sul proposito, diffuso a mezzo stampa, di togliere al liceo l’intitolazione al Principe Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta, l’eroe dell’Amba Alagi». «Il nostro presidente, Michele D’Ambrosio - si legge nella lettera - è professore delle superiori, e vorrebbe esporre agli alunni del Liceo una lectio magistralis sulla figura di Amedeo di Savoia, che ancor prima di essere un principe è stato un valoroso soldato della nostra Italia, decorato di medaglia d’oro al valore militare e ancora oggi onorato dalle forze armate della nostra Repubblica, per la strenua resistenza offerta sull’Amba Alagi durante la Seconda guerra mondiale, che gli è valsa addirittura l’onore delle armi da parte dei britannici che lo catturarono. Caso unico in tutta la guerra. Sarebbe morto in prigionia poco più avanti, ma non senza essersi speso fino all’ultimo per il destino dei suoi soldati, tra i quali ancora oggi riposa al Sacrario militare italiano di Nyeri, in Kenya». «Il Principe Amedeo - si legge ancora - così come tutti i Savoia, si era peraltro strenuamente opposto a Mussolini, disapprovando in ogni modo l’ingresso dell’Italia nell’infausta guerra».

E arriva anche la proposta di organizzare un ciclo di approfondimento sul ruolo della Casa di Savoia «fondatrice dell’Unità nazionale, prima, durante e dopo l’abietta dittatura fascista». «Ricordiamo che la storiografia discorda da quanto essi affermano, anche solo citando un fatto risaputo della storia ossia che Mussolini, una volta sfiduciato dal Gran consiglio del fascismo, fu arrestato a Villa Savoia proprio per ordine del re il 25 luglio 1943, giorno della caduta del fascismo. Siamo fermamente convinti che fare luce su questi avvenimenti potrà giovare sia alla coscienza critica che alla formazione dei giovani alunni del liceo».

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