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L'intervista

Da quello storico gol all’Inter al Pisa di oggi: Pasquale Casale crede nella rimonta

di Andrea Chiavacci

	Casale contro l'Inter
Casale contro l'Inter

Un lampo di Casale nel 1983 a San Siro aprì le porte allo storico successo sull’Inter. La mezzala ora allenatore: «I punti sono pochi ma il gioco c’è: la salvezza è possibile»

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PISA. Sull’ultima vittoria del Pisa al Meazza c’è lo zampino di Pasquale Casale. Il 6 marzo del 1983 Casale scocca il tiro che al 72’ viene deviato da Marini nella sua porta e spalanca al Pisa le porte di un successo storico. Casale, che oltre la carriera da calciatore ha portato avanti poi anche quella da allenatore, in maglia nerazzurra ha disputato 68 partite. In due stagioni tra Serie B e Serie A non ha saltato una gara di campionato, realizzando 20 gol. Di questi cinque nel massimo campionato. Togliendosi la soddisfazione di giocare in Nazionale Under 21 (tre presenze e un gol) e contribuendo anche a raggiungere i quarti di finale nel 1982-83 in Coppa Italia con altri tre gol. Casale, seppur dalla sua Napoli, segue sempre con passione le vicende dei nerazzurri. Negli ultimi anni ha partecipato a varie trasmissioni sportive locali, in Campania, nella veste di opinionista.

Casale, la serie A è uno scoglio molto duro ma lei che si è fatto del campionato che fin qui sta disputando la squadra di Gilardino?

«Il Pisa mi piace, con un pizzico di esperienza in più poteva avere qualche punto in più. È una squadra che lotta, ci crede. Lo abbiamo visto nelle ultime due partite di Udine e con l’Atalanta. Le prestazioni però ci sono state anche quando la squadra è stata sconfitta. Come ad esempio a Napoli, dove ha messo in difficoltà la squadra di Conte, ma anche altre volte nel proseguo del campionato. Contro le big esce sempre a testa alta. Il gioco c’è, purtroppo i punti sono pochi. Sono convinto che la squadra di Gilardino meriti una classifica migliore per quanto espresso in campo finora».

Contro l’Inter, per giunta a San Siro, ci può essere partita?

«L’Inter non sempre gioca partite esaltanti ma è cinica. Davanti non ha solo Lautaro Martinez e Thuram ma anche Pio Esposito e Bonny. Sono convinto che il Pisa però giocherà senza timore e riuscirà a fare la prestazione».

Il Pisa può salvarsi?

«Secondo me sì, può ancora riuscire nella rimonta. Più che la partita di Milano sarà fondamentale fare punti contro il Sassuolo all’Arena e in casa dell’Hellas Verona. Vincere in trasferta può fare la differenza. Nel 1982-83 ci sbloccammo fuori casa proprio a Milano con l’Inter e al ritorno riuscimmo a vincere anche a Catanzaro e Torino. Tre vittorie che fecero la differenza».

Dal mercato cosa servirebbe per completare la squadra?

«Intanto è arrivato Durosinmi, che si è subito presentato con un gol pesante contro l’Atalanta. È subito entrato nei meccanismi della squadra. È già un buon segnale. Secondo me sarebbe fondamentale inserire un centrocampista con personalità che riesca a fare da raccordo tra difesa e attacco. Uno alla Modric, per intendersi. Fatte le dovute proporzioni».

Un giudizio su Gilardino?

«Sta facendo tanto nonostante l’ultimo posto. Dall’esterno ho l’impressione che la squadra ha un’idea di gioco precisa. Serve, ovviamente, più attenzione a certi particolari in difesa e iniziare a segnare anche in casa come sta facendo in trasferta. Dove è andata in gol 14 volte. Purtroppo i risultati fin qui non sono arrivati. Speriamo che al ritorno giri un po’ anche la fortuna. Che nel calcio conta».

Matteo Tramoni fin qui come le è sembrato?

«Mi piace molto. È un talento un po’ anarchico che si esalta quando trova maggiori spazi. Per me è un nove e mezzo. Ha le qualità per fare più di quanto ha fatto finora ed essere determinante per la squadra».

Se le dico una data, 6 marzo 1983, cosa le viene in mente?

«La vittoria per 1-0 in casa dell’Inter. Sugli almanacchi c’è scritto autogol di Marini ma per le regole di oggi il gol è mio perché ho tirato in porta. Qualche gol in più lo avrei fatto con le regole nuove. All’andata invece il gol me lo fregò Berggreen che toccò il pallone che ormai stava entrando in rete. Ma va bene così, quella di San Siro fu una vittoria davvero bella. Una grande gioia per noi».

Che tappa della sua carriera è stata quella di Pisa?

«Importante, anche a livello tattico. Nel 1981-82 giocavamo con il 4-2-3-1 senza saperlo e Agroppi mi faceva giocare più vicino alla porta come quando era ragazzino. Negli anni della Primavera del Napoli ero diventato un centrocampista. Realizzai 15 gol e conquistammo al serie A. Vinicio, che si ricordava di me a Napoli, all’inizio mi faceva giocare più indietro, poi nel girone di ritorno tornai a giocare più avanti. Anche 10 o 20 metri in più o in meno fanno la differenza. E infatti tornai ad essere più pericoloso in zona gol».

Tornerà all’Arena per vedere una partita dei nerazzurri?

«Spero di esserci per Pisa-Napoli della penultima di campionato. E spero che la squadra riesca a centrare l’obiettivo salvezza». 

 

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