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Pisa

L’analisi

Pisa, un’insidia in più da schivare: è il sortilegio delle neopromosse

di Andrea Chiavacci
La rete dell’ex Varnier nel corso del match perso dal Pisa in casa della Juve Stabia
La rete dell’ex Varnier nel corso del match perso dal Pisa in casa della Juve Stabia

Dopo la sconfitte incassate a Castellammare di Stabia e Carrara ora c’è il Mantova. Occhio alla truppa di Possanzini: ha caratteristiche diverse dalle altre due matricole

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PISA. Il Pisa sabato prossimo a Mantova vuole sfatare un tabù che la vede fin qui in difficoltà contro le neopromosse in trasferta. Le uniche due sconfitte di un campionato eccellente sono arrivate proprio in casa di Juve Stabia e Carrarese. Se allarghiamo il campo il Pisa in Coppa Italia ha perso all'Arena con il Cesena, altra neopromossa, ma in campionato a dominato i romagnoli con un secco 3-1 casalingo. Insomma, la guardia a Mantova dovrà essere tenuta molto alta.

La classifica dice che i nerazzurri hanno 13 punti in più, rosa più ampia e maggiore esperienza in una categoria dalla quale i virgiliani mancavano da 14 anni. Ma è altrettanto vero che il Mantova in casa ha un ritmo da prime posizioni. In sette gare ha conquistato quattro vittorie e tre pareggi ed è quindi imbattuta al Martelli. Sarà, comunque, un tipo di partita diversa rispetto a Castellammare di Stabia e Carrara. Quella guidata da Possanznini, infatti, è una squadra che gioca a viso aperto e che è fatta ad immagine e somiglianza del suo tecnico. L'allenatore non solo è stato artefice della promozione: ha dato gioco e identità alla truppa.

Due lezioni da imparare però dalle due sconfitte precedenti il Pisa le può trarre. Contro la Juve Stabia i nerazzurri hanno disputato l'unica gara in cui non sono stati dentro la partita sbagliando non solo l'approccio. La squadra infatti, contrariamente a quanto capita di solito, è stata in partita solo nel punteggio visto che fino a 10 minuti dalla fine i padroni di casa erano avanti di un solo gol. La classica giornata storta, dove l'avversario arriva sempre prima di te sul pallone. Il proseguo del torneo sta a testimoniare tutto questo. A Carrara i nerazzurri hanno delle attenuanti maggiori. Anche al Dei Marmi l'approccio forse non è stato dei migliori, ma una volta rimasta in dieci la squadra ha mostrato carattere. Soprattutto nel secondo tempo, difendendo con grande solidità fino a pochi istanti dal termine. Quando è stato lasciato da solo Bouah. Ma questa è storia.

A Mantova non ci sarà il sintetico come al Menti e allo stadio Dei Marmi. Il Mantova ha confermato quasi in blocco la squadra che ha vinto lo scorso campionato di C con numeri impressionanti in casa: 13 vittorie, 4 pareggi e 2 sconfitte. Una di queste arrivata a giochi fatti. Dal mercato sono arrivati pochi giocatori. I più quotati e con esperienza in B sono Aramu e Mancuso che però fin qui non hanno brillato. Il gioco di Possanzini punta su un palleggio fra i difensori che tende ad attrarre il pressing degli avversari per poi colpirli alle spalle, è il marchio di fabbrica del Mantova. Una mentalità simile più al Pisa della passata stagione, con Aquilani in panchina, che a quello di Inzaghi. La costruzione dal basso può essere micidiale. In un senso o nell'altro. Vedi i gol subiti con Cesena, Juve Stabia ma non solo. Il Mantova gioca con il 4-2-3-1 e quando imposta passa al 3-4-3. Tanto possesso palla, con punte del 60%, ma pochi gol. Appena 14, 9 nelle ultime 13 gare, contro i 17 subiti. Insostituibile il centravanti Mensah, che il Pisa affrontò nella doppia finale playoff nel 2019 vinta con la Triestina, che pur non avendo mai segnato garantisce alla squadra un punto di riferimento quando c’è la necessità di giocare in verticale. Altro perno della squadra è il capitano Burrai, cervello di centrocampo, mentre il miglior marcatore è il giovane esterno destro Bragantini con quattro reti. L’obiettivo dichiarato del Mantova è la salvezza ma in molti sperano di fare qualcosa in più. A cominciare dal mettere i bastoni tra le ruote alla seconda della classe. Ma le antenne di Inzaghi sono ben dritte.


 

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