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Pisa, un solo pensiero: bisogna essere più forti di ogni difficoltà

di Massimo Berutto
Pisa, un solo pensiero: bisogna essere più forti di ogni difficoltà

Alle 15 la delicatissima sfida con l’Ascoli al “Del Duca”?: squadra falcidiata dalle squalifiche e dagli infortuni, Torregrossa lavora a parte ed è in forte dubbio

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PISA. In una fase di magri risultati e di ristrettezze nell’organico non è necessario un cambio di modulo, ma può essere utile per dare una ventata di freschezza e per valorizzare le forze a disposizione. La base per Luca D’Angelo è sempre il 4-3-1-2, ma nell’undici iniziale anti-Bari c’è stata una novità, almeno dal primo minuto: l’impiego di Sibilli da mezzala sinistra, pronto ad allargarsi come un’ala e poi ad accentrarsi nuovamente sul più congeniale piede destro per calciare in porta o rifinire. Evidente il decentramento del trequartista Morutan sulla corsia di sinistra. Una fase offensiva da 4-4-2, o meglio da 4-2-3-1, vista la presenza di ali a piede invertito e di Moreo alle spalle di Torregrossa. Un assetto durato solo 13’, fino all’espulsione di Nagy.

A quel punto la volontà di D’Angelo di non rinunciare ad alcun elemento offensivo ha partorito un 4-3-2 come punto di equilibrio in assenza di un mediano. Dopo l’intervallo una parziale marcia indietro nel passaggio al 4-4-1, con Moreo posizionato come ala sinistra, ruolo interpretato in seguito prima da Esteves e infine da Gargiulo. Stavolta però la scelta della doppia linea di quattro uomini non è a vocazione offensiva (il Pisa sta attaccando infatti con un 4-2-1-2), ma difensiva, per assicurarsi due giocatori a presidio di ciascun binario esterno, soprattutto al fine di contenere la verve di Marachioli.

La medesima scelta adottata nella seconda metà del primo tempo contro il Cagliari, anche allora di fronte ad una palese sofferenza della fascia destra, a causa dello scarso supporto offerto a Calabresi. Una sorta di 4-4-2 può essere una buona soluzione in assenza di almeno uno fra Tourè e Beruatto (con il Bari mancavano entrambi) . Infatti solo i due ex juventini possono garantire dalle fasce la fase offensiva simile ad un 3-4-1-2 che ha caratterizzato la rimonta del Pisa di D’Angelo. Nessun altro giocatore in rosa ha le medesime caratteristiche. Marin non ha convinto da vice Tourè a destra e tanto meno da vice Beruatto a sinistra, mentre è tornato a ruggire quando è stato riposizionato sul centro, anche se rimasto l’unico mediano in campo dopo l’allontanamento di Nagy.

Esteves è un “Beruatto a destra”, quindi non un esatto alter ego del figlio d’arte. Gargiulo è mancino, ma non un terzino. Nessuno è duttile e forte fisicamente come Tourè. D’Angelo ama avere calciatori con qualità diverse da miscelare, ma il prezzo da pagare all’assenza di doppioni è la necessità di rivedere, più o meno in profondità, l’interpretazione del modulo quando qualcuno viene a mancare. Luci ed ombre dal 3-5-2 proposto con il Benevento e a Cosenza. Anche nel 4-4-2 non tutto è perfetto: Sibilli e Morutan (o Esteves, se piazzato a sinistra) , pur generosi, fanno quello che possono in fase difensiva, a piede invertito ai fianchi dello schieramento.

Vista la squalifica di Sibilli, D’Angelo dovrà rivedere ancora i propri piani, adattandoli anche alle caratteristiche dell’Ascoli. Il tecnico pescarese ha in rosa uomini in grado di esprimere un possibile 4-4-2 classico, con il destro Esteves al to a destra ed un centrocampista mancino fra Gargiulo e Mastinu dalla parte opposta. La scelta potrebbe favorire la copertura e la produzione di cross a servizio delle due punte. In una coppia di mediani Zuelli potrebbe trovare la collocazione più giusta accanto a Marius Marin al posto di Nagy, ma ovviamente con doti differenti.

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