Pisa, dentro La Sapienza occupata: la voce dei ragazzi e la loro protesta «ad oltranza»
Guerra, carovita e tagli all’università. La protesta è a oltranza: «Riprendiamoci i nostri spazi»
PISA. Da una parte c’è la rivendicazione di chi l’Università la vive e la frequenta ogni giorno: «Perché sia garantito il diritto allo studio mentre è in corso un chiaro e ripetuto definanziamento da parte dello Stato», spiega Irene Carrieri, la portavoce donna degli studenti e studentesse in protesta alla Sapienza a Pisa.
Dall’altra quella di chi dall’Università guarda il mondo: «Noi abbracciamo la lettura secondo cui l’aumento del caro vita sia legato all’investimento nella guerra e all’arricchimento dei potenti sulle nostre vite ancora prima di arruolarci in una guerra effettiva», aggiunge Leonardo Nencioni, l’omologo di sesso maschile scelto dai ragazzi per parlare con la stampa.
Occupazione della Sapienza a Pisa: protesta a oltranza
Da qui, nella tarda mattinata di venerdì, l’occupazione di Palazzo La Sapienza, «sede storica dell’Università di Pisa sempre meno a disposizione di studenti e studentesse per essere usata come vetrina dell’Ateneo», si legge nel documento con cui spiegano i perché della loro azione. Un’occupazione che si annuncia a oltranza: «Non ci siamo posti un termine temporale», chiariscono Carrieri e Nencioni.
Perché gli studenti hanno occupato La Sapienza
Ieri, sabato 31 ottobre, gli “occupanti” hanno incontrato e fatto entrare la stampa proprio nel “palazzo del potere” occupato. La sede storica dell’Università di Pisa che è per loro quasi un simbolo. Ed è per questo che venerdì è stata occupata.
«L’idea è nata durante il corteo (in occasione dello sciopero proclamato dall’Usb contro guerra e carovita che ha portato migliaia di persone nel centro di Pisa, ndr). Siamo passati dal Lungarno e ci siamo resi conto che, al contrario di altri poli universitari, era aperto per ospitare una conferenza di medici. Un simposio lussuoso e chiuso alla comunità studentesca. Da qui l’idea di occuparlo per riprenderci uno spazio che dovrebbe essere degli universitari ma che, invece, è precluso alla comunità studentesca se non a qualche professore».
Assemblee e studio nel palazzo occupato
Da qui l’ingresso nella struttura, l’esproprio studentesco del buffet del convegno e, a seguire, «un’assemblea studentesca molto partecipata» proseguita nella notte e nella giornata di ieri. Il tutto, va sottolineato, in maniera civile. Sembra un ossimoro, ma dove montano proteste e rivendicazioni, vige ordine e disciplina. Tutto è come se “le chiavi” del Palazzo fossero in mano all’Ateneo. Nel piazzale e nelle altre aree non c’è una carta fuori posto.
I ragazzi si alternano in diverse attività. C’è chi staziona all’ingresso, più per accogliere chi si affaccia a chiedere informazioni che per sorvegliare. C’è chi con bombolette spray scrive gli slogan e le richieste degli universitari su lenzuola bianche. C’è chi, ancora, studia per i prossimi esami. «Non è nell’interesse di nessuno studente e studentessa danneggiare questa struttura. Anzi, le nostre rivendicazioni vanno nella direzione di preservarlo», sottolineano.
Le Tesi della Sapienza del 1967 e le rivendicazioni degli studenti
Anche perché i ragazzi hanno ben presente cosa rappresenti Palazzo La Sapienza nella storia universitaria. «Qui, nel 1967, è stato scritto il documento programmatico del movimento studentesco che avrebbe trasformato l’università negli anni successivi», si legge nel documento dei ragazzi e delle ragazze. «Nelle “Tesi della Sapienza” di 60 anni fa si legge che “l’università è della base universitaria”. Siamo qui per gridarlo di nuovo a gran voce».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
.png?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=ae951e0)