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Grosseto

Il caso

Tre giovani intossicati al ristorante finiscono in ospedale: sotto accusa una salsa prodotta in Toscana – I sospetti dell’Asl

di Elisabetta Giorgi

	L'ospedale di Grosseto (foto archivio)
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L'ospedale di Grosseto (foto archivio)

Nel Grossetano tre ragazzi di circa 25 anni sono stati ricoverati all’ospedale Misericordia per un’intossicazione da botulino che è stata accertata dalle analisi

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GROSSETO. Tre ragazzi di circa 25 anni, residenti in provincia di Grosseto, sono stati ricoverati in questi giorni all’ospedale Misericordia per un’intossicazione da botulino, che è stata accertata dalle analisi.

Tutti e tre avevano partecipato alla stessa cena – una tavolata tra amici – venerdì 9 ottobre in un ristorante della Maremma.

Erano in tutto 9 giovani, tra lavoratori e studenti, che avevano condiviso la cena e alcuni piatti, tra cui crostini con una salsa tartufata proveniente da vasetti di vetro confezionati. Barattoli acquistati da un’azienda produttrice locale e sui quali si stanno concentrando adesso i principali sospetti dell’Asl e le analisi per verificare se siano proprio quelli o meni i prodotti contaminati dal botulino.

I primi disturbi sono comparsi martedì 13 ottobre, quattro giorni dopo la cena. Ricoverati in ospedale a Grosseto, ad oggi i tre giovani sono stati dimessi anche se due di loro restano sotto osservazione.

L’azienda produttrice della salsa, che ha sede in Maremma, ha provveduto volontariamente a fare il ritiro-richiamo del prodotto dal mercato.

Il Ministero della Salute a sua volta ha pubblicato il richiamo precauzionale per i due lotti di salsa tartufata dello stesso marchio, data la «sospetta presenza di tossina botulinica».

Che cos’è

Il botulismo alimentare è un’intossicazione rara, ma con conseguenze potenzialmente molto gravi. È provocato dalla tossina prodotta dal Clostridium botulinum, un batterio presente nell’ambiente sotto forma di spore che possono svilupparsi in determinate condizioni, specie in ambienti privi di ossigeno e con caratteristiche di acidità non sufficienti. La tossina agisce sul sistema nervoso bloccando il rilascio di acetilcolina, una sostanza fondamentale per la trasmissione degli impulsi ai muscoli. I primi segnali possono interessare la vista con annebbiamento, visione doppia e dilatazione delle pupille, coinvolgendo poi i muscoli responsabili della parola e della deglutizione; nei casi più gravi può arrivare a compromettere la respirazione con conseguenze anche fatali. Ma rare.

Tre ricoveri

Il primo a stare male giorni fa è stato un ragazzo che, dopo aver mangiato al ristorante con gli amici, ha cominciato ad avvertire un calo e un annebbiamento della vista.

Il medico di base gli ha consigliato di fare accertamenti; sono seguite analisi del sangue e controlli neurologici, oculistici e otorinolaringoiatrici. I sintomi hanno portato in breve a ipotizzare un’intossicazione da botulino. Il 25enne è stato accompagnato al pronto soccorso del Misericordia di Grosseto e ricoverato in osservazione. Intanto anche uno degli amici che aveva mangiato con lui ha cominciato ad accusare gli stessi disturbi; pure lui è stato ricoverato a stretto giro in ospedale a Grosseto, con il sospetto di un’intossicazione da botulino. Qualche giorno dopo è arrivata una terza persona, un’amica che aveva partecipato alla cena allo stesso ristorante e che accusava gli stessi sintomi degli altri due.

Tre ricoveri al Misericordia nell’arco di pochi giorni e accomunati da un dato comune: tutti e tre i ragazzi avevano mangiato nello stesso ristorante e condiviso lo stesso pasto.

I sintomi erano visione annebbiata, calo della capacità visiva e “midriasi”, una dilatazione anomala della pupilla, oltre a secchezza delle fauci e stipsi, tutte manifestazioni cliniche che, considerate nell’insieme e alla luce della coincidenza della cena, hanno indirizzato i medici verso il sospetto di botulismo. In ospedale i ragazzi sono stati sottoposti a controlli e accertamenti, compresi gli esami dei campioni fecali i quali hanno effettivamente confermato la presenza del botulino.

I tre giovani sono rimasti ricoverati per 9 giorni in ospedale, dal 17 al 26 ottobre, sotto stretta osservazione e stretto monitoraggio dell’evoluzione dei sintomi. Per fortuna ad oggi la situazione si è stabilizzata e i ragazzi sono stati dimessi.

Due di loro (il primo ricoverato e la terza persona, la ragazza) nei prossimi giorni dovranno ancora sottoporsi a controlli e tornare in ospedale per ulteriori esami. Intanto l’attenzione è massima sull’alimento che potrebbe aver provocato l’intossicazione.

La principale sospettata è una salsa tartufata contenuta in un barattolo di vetro (non preparato dal ristorante ma comprato da un’azienda) e spalmata sui crostini serviti a cena nel locale.

Salsa sotto accusa

L’Asl Toscana sud est, con il Dipartimento prevenzione, ha fatto scattare controlli immediati sulla filiera e sulle modalità di produzione e conservazione degli alimenti sospetti, in particolare una salsa tartufata, considerata il trait d’union del malessere dei giovani e spalmata sui crostini come antipasto.

Le verifiche sanitarie, previste da prassi, prevedono l’esame dell’intero processo produttivo, la ricostruzione delle procedure adottate e i campionamenti sui prodotti. Gli accertamenti sono in corso. Al momento le prime verifiche non avrebbero ancora rilevato la tossina, ma stanno proseguendo. Il campione è stato prelevato da un vasetto di vetro trovato aperto nel ristorante, ma non è escluso che per preparare i piatti ne siano stati utilizzati anche altri che non sono stati oggetto di campionamento perché terminati, appartenenti a stesso lotto o anche a lotti differenti.

Il Ministero della salute

Il Ministero della salute ha pubblicato in questi giorni il richiamo precauzionale per due lotti di salsa tartufata dello stesso marchio, per la «sospetta presenza di tossina botulinica «per la sospetta presenza di tossina botulinica».

Il prodotto è commercializzato in vasetti di vetro da 500 grammi, prodotti in provincia di Grosseto e identificati da due diversi numeri di lotto e con termine minimo di conservazione al 31 dicembre 2028. «La raccomandazione – avverte il dicastero della salute – è quella di non consumare il prodotto».

Intanto, ed è la cosa più importante, per i tre giovani ricoverati a Grosseto la fase più delicata sembra superata.  

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