Il Tirreno

Pisa

Sanità: il caso

Istituto Barco chiuso a Pisa, la difesa dei pazienti illustri: «Con lui la nostra vita è migliorata»

di Redazione Pisa

	L'istituto Barco, a dx Barbara Alberti e Jas Gawronski
L'istituto Barco, a dx Barbara Alberti e Jas Gawronski

Tantissime lettere di sostegno da parte di chi è stato in cura all’istituto di Ospedaletto chiuso dopo un’ispezione di Nas e Asl. Il sostegno della scrittrice Barbara Alberti e del giornalista Jas Gawronski

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. Continuano ad affluire gli attestati di stima nei confronti del dottor Giovanni Barco, dopo la chiusura del suo istituto a Ospedaletto a seguito di una ispezione di Nas e Asl che hanno riscontrato la presenza di farmaci scaduti (ma lui dice in realtà «acquistati in Vaticano») e la mancanza di accreditamento (che per il medico non sarebbe richiesta).

A intervenire sono anche alcuni dei personaggi famosi che Barco ha seguito nel corso di decenni di attività. È il caso della scrittrice Barbara Alberti e del giornalista Jas Gawronski, entrambi pazienti ma anche amici di Barco.

«Essere in cura dal dottor Giovanni Barco – scrive Alberti – è uno degli eventi più fortunati e felici della nostra vita. Parlo di me e Amedeo Pagani, mio marito, che in famiglia è stato il suo primo paziente. Nel 2015 avevamo entrambi subito un intervento per un tumore. Per Amedeo nessuna complicazione. Invece io dopo la laparatomia in un’illustre clinica, avevo rischiato di morire di setticemia, perché la ferita si era infettata. Il dottor Giovanni Abbondante, ginecologo, vista l’ecografia mi fece operare d’urgenza dal professor Massimiliano Di Marco, che mi salvò».

«Ma ero molto debilitata – continua la scrittrice –. Un amico scienziato, il dottor Giovanni Scapagnini, ci consigliò di rivolgerci alle cure del dottor Barco. Così lo conoscemmo, e cominciò la cura». Alberti ricorda che «dopo le applicazioni di ossigeno poliatomico uscimmo dalla convalescenza, invece che debilitati, pieni di energie. Sono dodici anni che ci curiamo da lui. E nonostante la tarda età ( 83 e 85 anni), siamo pieni di energie e il tumore non si è mai più ripresentato. Ci sentiamo padroni delle nostre forze fisiche e mentali. Frequentando l’ambulatorio abbiamo assistito a miglioramenti e guarigioni impensabili. Il dottor Barco è un vero medico. Ti tratta come una persona. Sia chiaro che non è padre Pio: è un medico e uno scienziato. Ma non c’è paziente che rispetto alla condizione iniziale non ne abbia tratto un vantaggio. Ciò che ti incoraggia, è che nonostante gli passino davanti centinaia di pazienti, di ognuno si ricorda la patologia e la vicenda umana. I bambini e i bisognosi li cura gratis. La sua sapienza ha una visione: un mondo in cui la scienza sia al servizio dell’uomo, non il contrario».

Parole rimarcate dal marito di Alberti: «Il dottor Barco – scrive Pagani – applica in modo aristotelico la sua profonda conoscenza di biochimica, e da questa deriva per conseguenza l’applicazione delle sue cure. Il procedimento ha la grandezza della semplicità. Il dottor Barco è sospinto ogni giorno da una inesauribile visione intuitiva, in continuo progresso. Non si ferma mai nella ricerca di possibili estensioni cognitive. Incontrare un ricercatore così generoso è stato un grande regalo della vita».

Jas Gawronski, invece, ricorda di essere tra quelli che «sono tra quelli che beneficiano delle sue straordinarie terapie che, da quando lo conosco, sono sempre in evoluzione. Il dottor Barco è un medico che dedica la sua vita alla ricerca e ai pazienti, che cura con una dedizione, generosità e una sapienza fuori dal comune. Barco è un medico e un uomo che stimo e spero fortemente che possa riprendere al più presto la sua attività a Pisa, per il bene di molte persone, compreso me».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
L’incidente

Livorno, si sfonda il balcone e precipita nel vuoto: gravissima una donna

di Redazione Livorno