Pisa, cortei contro la guerra e blocchi ferroviari: oltre 60 denunce e sanzioni
Arriva il “conto” delle manifestazioni pro Pal e antimilitariste. L’ultimo episodio è stata la “cacciata” del treno con i mezzi dell’esercito. Oggi il ritrovo per una nuova mobilitazione
PISA. Visto il “pugno di ferro” introdotto dal governo sulle manifestazioni pubbliche, e viste anche le conseguenze scaturite per situazioni analoghe in tutta Italia, c’era da aspettarselo. E in più quelle parole pronunciate dal questore di Pisa Salvatore Barilaro, che in occasione del 174° compleanno della polizia festeggiato lo scorso aprile alla Leopolda, aveva confermato «l’identificazione e il deferimento dei responsabili» in riferimento ai cortei più “invasivi” e alle occupazioni dei binari dei mesi precedenti. «Aspettiamo le valutazioni delle autorità giudiziarie, poi nel caso partiranno i procedimenti e le sanzioni amministrative» aveva aggiunto.
E così, a meno di due mesi di distanza, sono arrivate oltre 60 denunce e sanzioni, ricevute da altrettanti manifestanti per le mobilitazioni e gli scioperi contro la guerra e in solidarietà alla Palestina che si sono svolti nell’ultimo anno. In particolare tra i mesi di luglio e ottobre del 2025, ma anche il blocco del treno carico di mezzi militari alla stazione di Pisa centrale avvenuto nella notte tra il 12 e 13 marzo scorsi. Denunce e sanzioni che possono spaziare dal reato di blocco ferroviario o stradale, che così come “ripenalizzato” dal decreto sicurezza del 2025, oltre a multe da 300 euro nell’aggravante delle più persone riunite prevede la reclusione da 6 mesi a 2 anni, a quello di interruzione di pubblico servizio, punito (anche questo in caso di manifestazioni) con la reclusione fino a due anni. Salvo poi ulteriori sanzioni amministrative.
A entrare nel merito delle contestazioni saranno le realtà che hanno organizzato, guidato e sostenuto scioperi, cortei e blocchi: lo faranno oggi dalle 12,15 in piazza XX Settembre, nella conferenza stampa convocata proprio per «prendere parola in merito alle oltre 60 denunce e sanzioni» arrivate dalle autorità, oltre che per diffondere «un appello per la libertà di opporsi a guerra e genocidio e contro i tentativi repressivi, rivolto alla cittadinanza e a tutto il tessuto sociale, politico, culturale, associativo, sindacale e accademico della città». Un’iniziativa, questa, promossa da Movimento No Base, Studenti per la Palestina Pisa, Una città in comune, Rifondazione comunista, Rete dei Comunisti, Unione Sindacale di base, Potere al Popolo Pisa, Cambiare Rotta Pisa, Palestra Popolare La Fontina ed eXploit!.
La manifestazioni a sostegno del popolo palestinese e contro la guerra negli ultimi mesi non sono state poche in città. La fotografia di maggiore impatto resta il corteo pro Pal dello scorso 22 settembre, con migliaia di persone che invasero la Fi-Pi-Li e anche un tratto di autostrada per poi entrare in aeroporto. Ma i numeri ben più ristretti delle denunce arrivate in questi giorni, oltre alla portata nazionale della mobilitazione di settembre, suggeriscono di guardare da un’altra parte.
Ad esempio al blocco ferroviario più recente, quello di marzo, quando dopo oltre cinque ore di occupazione dei binari gli antimilitaristi riuscirono a “respingere” il treno carico di mezzi militari e container dell’esercito italiano, proveniente da Piombino e diretto a Palmanova (Udine). Un blocco, come anche gli altri, attuato per dimostrare che “fermare la macchina della guerra è possibile”, con la consapevolezza di andare incontro a conseguenze che si sono adesso palesate.
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