Cisanello, ecco la nuova molecola contro il tumore del colon-retto
Rallenta la malattia negli stadi più avanzati. La professoressa Cremolini spiega l’uso del farmaco
PISA. È arrivata anche all’ospedale di Cisanello il fruquintinib, la prima nuova molecola orale approvata negli ultimi dieci anni per i pazienti con tumore metastatico del colon-retto già trattati con le principali terapie disponibili.
A spiegare quello che questo passo rappresenta per i malati è la professoressa Chiara Cremolini, ordinaria di Oncologia medica all’Università di Pisa e coordinatrice programma dipartimentale in sperimentazioni cliniche in oncologia: «Fruquintinib è un farmaco con un'azione prevalentemente antiangiogenica: inibisce cioè la crescita di vasi sanguigni che sono fondamentali per il tumore, poiché gli forniscono l'ossigeno e i nutrienti necessari alla sua crescita. Si tratta quindi di un farmaco che “taglia i viveri” al tumore, una strategia che nel tumore del colon-retto metastatico si è dimostrata efficace già da molti anni; tant'è che oggi ci avvaliamo dell'utilizzo di farmaci antiangiogenici nella maggior parte delle linee di trattamento di questi pazienti. La peculiarità di fruquintinib è che riesce ad essere efficace anche in pazienti che hanno già ricevuto molteplici linee di trattamento, ed è proprio in questo contesto che possiamo iniziare ad utilizzarlo».
Un’opzione in più, anche quando – continua la professoressa – «non possiamo perseguire l'obiettivo della guarigione, ma ci troviamo in un contesto in cui cerchiamo di rallentare l’evoluzione della malattia e di mantenerla sotto controllo più a lungo possibile, consapevoli che l'aspettativa di vita nelle linee avanzate di trattamento non è particolarmente lunga. Disporre tuttavia di un'ulteriore opzione di trattamento rappresenta una rassicurazione per i pazienti e le loro famiglie: significa che stiamo ancora facendo qualcosa, con un dimostrato profilo di efficacia, per contrastare la malattia».
Il tumore metasttico del colon-retto è un avversario ostico per medici e ricercatori: «Diversamente da altre patologie oncologiche – spiega Cremolini –, si è dimostrato un terreno non particolarmente facile per quanto riguarda l'applicazione delle target therapy e dell'immunoterapia. Esistono patologie in cui queste opzioni terapeutiche hanno cambiato in maniera radicale la prognosi dei pazienti, migliorando significativamente le loro aspettative di vita. Anche nel tumore metastatico del colon-retto sono stati compiuti ampi passi in avanti in questi ambiti, ma dobbiamo ancora capire come sfruttare al meglio i “talloni d'Achille” della malattia. Sul versante delle target therapy, dovremmo provare a utilizzarle il prima possibile, quando la malattia è ancora meno eterogenea dal punto di vista molecolare. Sul versante dell'immunoterapia, occorre individuare strategie o sottogruppi di pazienti in cui questa possa essere effettivamente efficace, oltre al piccolo sottogruppo di pazienti con instabilità dei microsatelliti che già se ne avvalgono con notevole beneficio. Per tutti gli altri, purtroppo, l'immunoterapia oggi non è ancora una strada percorribile. Molta ricerca si concentra proprio su questo aspetto e credo che risultati positivi potrebbero rappresentare una svolta significativa».
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