Il Tirreno

Pisa

Il caso

L’ambulatorio di medicina estetica è in casa (ed è tutto abusivo): 33enne nei guai. Cosa ha scoperto la Finanza – Video


	Il materiale sequestrato dalla Finanza
Il materiale sequestrato dalla Finanza

L’intervento nel comune di Casciana Terme Lari: le prestazioni erano pubblicizzate sui social e le tariffe ben al di sotto di quelle medici qualificati

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Operava come medico estetico, ma senza alcuna qualifica né autorizzazione, all’interno di un ambulatorio clandestino allestito accanto alla propria abitazione. È quanto hanno scoperto i militari  della Guardia di Finanza di Pisa, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura di Pisa.

L’operazione, condotta dalla compagnia di Pontedera, è scattata nell’ambito di una più ampia attività di monitoraggio contro l’esercizio abusivo della professione medica nel settore dell’estetica. Un’azione sollecitata anche dai recenti episodi verificatisi sul territorio nazionale, alcuni dei quali con esiti tragici.

Il blitz è scattato a Casciana Terme Lari, dove i finanzieri avevano rilevato un continuo via vai di persone – per lo più donne – nei pressi di un’abitazione privata. Gli accertamenti hanno portato all’individuazione di una donna di 33 anni, di origine moldava, che, priva di qualsiasi titolo abilitativo e non iscritta all’Albo dei Medici, offriva trattamenti estetici potenzialmente pericolosi.

Nel suo ambulatorio abusivo venivano eseguite prestazioni come filler labbra, rinofiller, blefaroplastica, mesoterapia iniettiva, e persino iniezioni di tossina botulinica e anestetici locali, utilizzando materiali di dubbia provenienza, spesso privi della marcatura CE. Tra i prodotti sequestrati anche il controverso "Lemon Bottle", utilizzato per sciogliere il grasso cutaneo, la cui sicurezza è oggetto di attenzione da parte delle autorità sanitarie.

I militari hanno sequestrato l’intera struttura, priva dei requisiti igienico-sanitari minimi, nonché centinaia di dispositivi medici, siringhe e attrezzature per l’estetica avanzata. Alcuni strumenti, secondo quanto accertato, venivano riutilizzati senza sterilizzazione.

Le prestazioni venivano pubblicizzate attraverso social media come Facebook, Instagram e TikTok, mentre i pagamenti avvenivano in nero, con tariffe tra i 200 e i 300 euro, nettamente inferiori rispetto a quelle applicate da professionisti abilitati.

Alla falsa professionista è stato contestato il reato di esercizio abusivo della professione medica. Le indagini, ancora in corso, puntano ora a identificare eventuali collaboratori e a risalire alla filiera di approvvigionamento delle sostanze utilizzate, oltre a quantificare il volume d’affari occultato al fisco.

Primo piano
L'esperto

Terremoto in Lunigiana, il geologo: «È una zona a rischio elevato, così gli edifici si sono salvati»

di Melania Carnevali
Speciale Scuola 2030