Il Tirreno

Pisa

Scuola: il caso

Pisa, occupato il liceo Buonarroti: vandalismi e danni durante il blitz notturno. Denunce in arrivo

di Roberta Galli
Pisa, occupato il liceo Buonarroti: vandalismi e danni durante il blitz notturno. Denunce in arrivo

Una ventina di giovani sono entrati forzando la porta d’ingresso del liceo. Le motivazioni: «Dalle tante criticità edilizie al genocidio in Palestina». Indaga la Digos

06 febbraio 2024
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PISA.“2024 Buonarroti occupato #Scuole+sicure”. Il motivo dell’azione è testimoniato dallo striscione bianco appeso a una finestra della scuola superiore. È stata un’occupazione lampo, terminata poco dopo le 8, quella che è andata in scena nella notte di ieri al liceo scientifico di largo Concetto Marchesi. Secondo quanto ricostruito dalla Questura, un gruppo di giovani, si parla di una ventina, si è introdotto nella notte nelle aule forzando la porta d’ingresso, per poi barricarsi all’interno del liceo usando sedie e scrivanie.

Un’azione mirata, per non permettere l’ingresso ad altri. L’occupazione si è svolta dalle 4 alle 8,30 di mattina, ma lasciando dietro a un’azione di denuncia, contro uno scadente sistema di edilizia scolastica in città, anche danni: vetri in frantumi, porte prese a calci e sfondate, (una è stata rimossa per il timore che crollasse), e alcuni banchi profondamente danneggiati, oltre a una mattinata di lezioni perse. La campanella delle 8 non ha potuto annunciare l’entrata a scuola e gli studenti in attesa fuori sono dovuti tornare a casa, mentre la Polizia compiva indagini sull’accaduto. Contemporaneamente il preside Alessandro Salerni, con il personale amministrativo, cominciava a fare la conta dei danni.

Ieri mattina al liceo Buonarroti non c’era gran voglia di parlare. L’obiettivo primario era risistemare la scuola e pulire le aule dove erano avvenuti i danneggiamenti. Nessuno voleva commentare l’accaduto, ma la sensazione, tra chi ha visto quei giovani in faccia, quelli senza il volto travisato, è che si trattasse di studenti frequentanti la scuola.

A parlare per tutti è stato Salerni, che guida da diversi anni questa comunità, composta da 1.280 studenti. Il capo d’istituto non è voluto entrate nel merito dell’operato portato avanti dalle forze dell’ordine, con possibili, se non probabili, denunce. «Io – ha detto – sono arrivato alle 7.30 e ho parlato con diversi degli occupanti. Alla fine ci siamo accordati per un’assemblea che si è svolta nell’aula magna al primo piano con la partecipazione anche di chi non ha preso parte all’occupazione». Una riunione che ha coinvolto un gruppo di ragazzi, protrattasi fino alle 13, e allargata anche al contributo degli insegnanti. Mentre in merito al blitz notturno, Salerni non usa mezzi termini e condanna l’atto compiuto dai giovani. «L’occupazione – ha spiegato il dirigente – è un atto illegale, controproducente, che chiude il dialogo e non risolve nessuno dei problemi che teoricamente si vogliono affrontare. Mentre esistono tanti strumenti alternativi. Occupando si lede il diritto allo studio di altri, il diritto delle persone che lavorano e il diritto alla sicurezza, perché gli studenti asserragliati dentro la scuola, con le uscite bloccate, non è un bel messaggio da veicolare. Quando invece ci sono tante altre strade per affrontare le problematiche, dalle assemblee di classe a quelle di istituto, fino alla programmazione di educazione civica, come ci è stato chiesto dagli studenti e già operativa dal prossimo anno».

L’allarme è scattato intorno alle 4. La segnalazione è partita dalle guardie giurate che controllano il plesso da tempo. La vigilanza aveva notato la presenza di alcuni giovani barricati dentro la scuola e ha chiesto l’intervento della Polizia. Le indagini sono in corso. Poi l’arrivo del preside e la decisione di accogliere la richiesta di permettere un’assemblea straordinaria. «Lo abbiamo fatto – ha spiegato ancora Salerni – perché cerchiamo sempre un dialogo con la comunità scolastica». Quello che però meraviglia il capo d’istituto è il fine di questa occupazione e le motivazioni che l’hanno spinta. «Eppure gli studenti – conclude Salerni – avevano già avuto a disposizione tre giorni di autogestione, da mercoledì a sabato scorsi, per mettere sul tavolo le problematiche».

Sul banco degli imputati ci sono le criticità edilizie legate al liceo, passando dal genocidio in Palestina, fino a ottenere un insegnamento migliore nella scuola. «La nostra scuola, per dirla tutta, – scrivono in una nota gli occupanti – non dovrebbe nemmeno essere qui. Dopo la costruzione nel 1974, infatti, i progetti originali vedevano il complesso Marchesi capace di “sopravvivere” per 35 anni, cosa che notiamo essere stata dimenticata. Ma come sempre non c’è fine al peggio e con il ritorno del dimenticato genocidio della Palestina e le recenti lotte transfemministe a cui abbiamo assistito, noi studenti prendiamo la palla al balzo per discutere anche di questo nelle mura della nostra gestione prolungata».l


 

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