Pisa si mobilita per Frangioni, la storica pasticceria rischia di chiudere
Una storia di amore e di dolcezza per la quale scendono in campo i cittadini: cosa serve per salvarla
PISA. Certi amori non possono chiudersi con uno sfratto per finita locazione. Sarebbe come un romanzo con l’ultimo capitolo strappato. Eppure il rischio è quello: «Il contratto è già scaduto da un anno e mezzo, finora siamo andati avanti con accordo sulla parola ma la proprietà mi ha detto che a luglio devo lasciare il negozio: hanno deciso di vendere» spiega Daniela Salvini, seduta su uno sgabello della pasticceria al numero 61 di via San Francesco. Il locale che da 45 anni è la pasticceria “Frangioni”, fondata proprio da Daniela e dal marito, il maestro Giancarlo, uno dei più raffinati pasticcieri della città. Che è scomparso nel 2019 ma la cui arte continua a vivere nelle mani di Daniela, che ne ha ereditato il prezioso ricettario.
«È una pasticceria antica la nostra» dice sorridendo. Fatta di budini di riso, sfoglie e paste, profumo di schiacciate di Pasqua e torte co’bischeri che arrivano dal laboratorio alle spalle del bancone. Qua la parola bigné ancora non è troppo di casa e il confine fra l’amicizia e il rapporto di clientela è talmente esile che inevitabilmente si confonde: c’è chi è arrivato come amico ed è diventato cliente e altri che da clienti sono diventati amici.
Frangioni è davvero una storia d’amore. Prima di tutto fra Daniela e Giancarlo, più forte delle convenzioni sociali dell’epoca e dell’usura del tempo. Un’amore che è diventato famiglia, mestiere e pasticceria. Vero che ci sono certi amori che sono belli da fare invidia. Ce ne sono, però, pure altri talmente dolci e cristallini da aver voglia di esserne in qualche modo parte e questa è la storia della pasticceria “Frangioni”, una porta aperta, il profumo di buono che dal laboratorio riempie la pasticceria ed esce in strada. E anche la partecipazione alla vita di quel lembo di città: dal sostegno alle iniziative del quartiere all’impegno per il recupero della chiesa di San Francesco. Venti giorni fa il direttore di Confcommercio Federico Pieragnoli e il sindaco Conti gli hanno consegnato la targa celebrativa dei 45 anni di attività. A luglio rischia di chiudere: «Ho già fatto diverse proposte alla proprietà, ma sembra irremovibile: nulla contro di noi, ma hanno deciso di cedere tutto l’immobile» sorride, gli occhi belli velati della malinconia di chi rischia di vedersi sgretolare fra le mani 45 anni di vita. Vie d’uscita ce ne sono solo due: un al momento improbabile ripensamento della proprietà oppure un imprenditore che sceglie d’investire su “Frangioni”. Ci vogliono 180mila euro, pari alla richiesta fatta per cedere il locale. «Sarebbe un sogno» sorride Daniela. C’è l’ultimo capitolo di una storia d’amore da finire di scrivere e un locale storico pisano da salvare. Sano umanamente e anche economicamente. «Non abbiamo debiti, una clientela fatta di tanti amici affezionati e abbiamo sempre pagato regolarmente l’affitto del locale» dice Daniela Salvini.
Pisa ha già cominciato a mobilitarsi. Basta scorrere il tam tam sui social: «Frangioni è un’istituzione, una coccola per tutti i pisani, il cuore del quartiere: Frangioni non deve chiudere! » scrive una. «Chiudere la pasticceria sarebbe un delitto sociale, non solo personale per Daniela Frangioni. aggiunge un’altra. Non basta? Di fronte al bancone c’è un disegno, fatto da Tuono Pettinato in occasione dei 40 anni dell’attività. C’è scritto: «Frangioni rende Pisa più dolce dal 1978». Dieci anni prima, in occasione del trentennale, Tanfucio su Il Tirreno ne parlò così: «L’amore, si sa, è un sentimento dolcissimo. Tanto dolce che a Pisa, ad esempio, ha fatto nascere una pasticceria».
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