Pisa, l’infezione dopo la puntura: medico condannato a risarcire il paziente
Anziano curato con negligenza dall’ortopedico, vince una causa per 40mila euro
SAN GIULIANO. Un’infiltrazione alle ginocchia che non doveva essere praticata. I dolori che non passano e aumentano fino a chiedere un intervento del medico a casa. Lui arriva, effettua sul paziente un’artrocentesi senza lavarsi le mani, né indossare guanti. Il pensionato 80enne viene colpito da un’infezione seria che lo costringe al ricovero: resta in ospedale dal 29 ottobre 2013 all’11 gennaio 2014.
È la sequenza-calvario dell’anziano che dall’ambito sanitario è passata a quello giudiziario. Dopo aver passato un’esperienza del genere, il paziente si è rivolto al Tribunale per i diritti del malato e ha fatto causa all’Asl e all’ortopedico. Il Tribunale, sulla base della consulenza tecnica, ha dato ragione al pensionato assistito dall’avvocato Nicola Favati e ha condannato il professionista a risarcirlo con oltre 40mila euro. La colpa medica contestata all’ortopedico 70enne, difeso dall’avvocato Ivan Bechini, ha tenuto indenne l’Asl dal pagamento dei danni. È stato stabilito che l’errore era dovuto al comportamento del medico – legato all’Azienda sanitaria da convenzione – e non alle carenze delle strutture sanitarie in senso lato.
Il fatto
Il pensionato nell’ottobre 2013 si reca al poliambulatorio Asl di San Giuliano per forti dolori alle ginocchia. Il medico gli dice di acquistare l’acido ialuronico e il giorno dopo viene eseguita l’infiltrazione. Ma i problemi aumentano, anziché diminuire. Dalla febbre alta al gonfiore alle ginocchia al punto da non poter camminare. Il figlio del paziente chiama l’ortopedico a casa e il medico procede con un’artrocentesi. Peggio che mai. Il pensionato deve correre al pronto soccorso dove gli viene diagnosticata una “artrite settica iatrogena delle ginocchia da Staphylococcus aureus complicata da setticemia”.
Asl contro medico
L’Asl ha sostenuto che l’ortopedico non poteva somministrare l’acido ialuronico visto che dal 2007 l’Azienda aveva proceduto «ad eliminare dal prontuario farmaceutico la possibilità di eseguire infiltrazioni intra-articolari di acido ialuronico come pure la somministrazione di farmaci acquistati personalmente dai pazienti». Lui ha replicato, producendo un’ampia documentazione, che l’Asl «era ed a conoscenza e consente l’utilizzo da parte dei medici dell’acido ialuronico portato dai pazienti».
L’infezione
Secondo i consulenti nominati dal Tribunale è fondata «l’ipotesi per cui la complicanza sia stata cagionata da un difetto di sterilità durante l’approccio terapeutico posto in essere dall’operatore». Il medico in occasione della visita domiciliare al pensionato «incorreva in negligenza nella misura in cui – sottovalutando la situazione clinica in corso – si limitava erroneamente ad eseguire un’artrocentesi senza garanzia alcuna del rispetto dei presìdi di asepsi (come emerge dalle dichiarazioni rese dai testi, da cui risulta che effettuava l’intervento omettendo di igienizzare le mani e senza l’utilizzo di guanti) , così mancando di inviare tempestivamente il paziente ad una struttura ospedaliera e, per l’effetto, ritardando colposamente l’esecuzione dell’antibiogramma e della relativa terapia».
La colpa medica
Acquisiti atti e testimonianze, il Tribunale è arrivato alla conclusione per cui viene «evidenziata l’inadeguata condotta sanitaria tenuta dal dottore consistita nella verosimile mancata adesione alle procedure di aspesi in caso di infiltrazioni intra-articolari e successivamente nella insufficiente gestione diagnostico-terapeutica, unitamente all’utilizzazione di un farmaco vietato dalla struttura sanitaria e proveniente dall’esterno per il quale stata anche elevata sanzione disciplinare». Quel giorno altri due pazienti ebbero problemi dopo le infiltrazioni effettuate dal medico. Uno ha chiesto i danni e ha chiuso con una transazione, l’altro ha preferito lasciare perderel
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