Il caso choc
Concessioni e dubbi, sul litorale pisano i balneari tremano: «Il nostro funerale è vicino»
Potrebbe essere l’ultimo anno per i concessionari se dovesse concretizzarsi l’ipotesi delle aste. Le parole di Fabrizio Fontani, presidente del sindacato balneari di Confcommercio
PISA. Il gran lavoro è soprattutto in cucina, carico e scarico di materie prime e attrezzature, fornelli fumanti, tavolini da pulire e posizionare. Le prenotazioni per la Pasqua sono andate bene. Molto bene. E c’è da mostrare il volto più bello del Litorale che ieri mattina, in barba alle previsioni meteo, era uno splendore. Ma si lavora anche in spiaggia: qualche riparazione alle cabine, l’arenile da ripulire, la passerella da sistemare. Non ci sono ancora sdraio e ombrelloni, ma c’è chi a richiesta li posizionerà in riva al mare già da domani. L’apertura ufficiale degli stabilimenti balneari – perché bar e ristoranti sono già tutti aperti – è attesa per fine mese, dal 25 aprile in poi.
E potrebbe essere l’ultima.
L’ultima volta che ad accogliere i clienti abituali come i vacanzieri della domenica si trovino le solite persone.
Il motivo? Fabrizio Fontani, imprenditore del settore e presidente del Sindacato italiano balneari (Sib) di Confcommercio, non fa tanti giri di parole: «Il nostro funerale è vicino».
E la causa sono le aste...
«... a dicembre. Forse. Diciamo che come balneari sul Litorale pisano ci aspettiamo una buona estate ma resta quel “piccolo” problema, e lo dico tra virgolette piccolo, dell’assoluta incertezza sul futuro delle nostre imprese. La politica lascia nella precarietà delle prospettiva la nostra categoria e tutto l’indotto. E questa incertezza totale di certo non può aiutare il turismo: non si può investire, assumere personale, chiedere un mutuo».
Quando parla di indotto a chi si riferisce?
«L’applicazione della direttiva Bolkenstein, e l’eventualità delle aste di cui si discute da oltre 10 anni senza che vengano date certezze alla categoria dei balneari, ha un effetto a catena su un intero sistema che non è solo balneare ma è anche quello di chi produce attrezzature balneari, delle imprese edilizie e di impianti elettrici o idrosanitari e così via. Tutti bloccati per mancanza di certezze e notizie sempre incomplete, contraddittorie».
Questa situazione ha bloccato gli investimenti sulle strutture balneari immagino?
«C’è chi ha investito in questi anni anche in modo importante e ora non sa cosa accadrà. E c’è chi vorrebbe farlo ma il sistema creditizio non concede più niente: le banche non ci danno mutui perché formalmente la scadenza della concessione è tra pochi mesi. E abbiamo situazioni in cui si è costretti a impegnare risorse personali per far fronte a ogni esigenza. Potremmo fare di più? Certo. Ma la politica non ce lo consente nonostante che si paghino canoni, imposte e tutto ciò che c’è da pagare. Eppure non basta per lavorare, per stare tranquilli. Non chiediamo sconti o favore ma solo di poter lavorare».
Come pensa potrà evolvere la trattativa sul tema aste?
«È una trattativa difficile. Noi parliamo con la politica ma poi arrivano i tribunali e dicono cose diverse. E anche questa è una incredibile anomalia: non dovrebbero essere i tribunali a fare le leggi, semmai dovrebbero applicarle. Passiamo le giornate a parlare con avvocati e commercialisti invece di occuparci del nostro lavoro e nonostante questo non riusciamo ad avere mai la certezza, la sicurezza di quello che accadrà».
È vero che le prenotazioni per la stagione vanno bene, ma anche i balneari devono fare i conti con il caro energia e materie prime che ha innalzato i prezzi. Come state affrontando il problema?
«Sì, ci siamo posti inevitabilmente il problema dei prezzi ma al tempo stesso abbiamo pensato che aumentare le tariffe sarebbe un danno a noi stessi perché i prezzi sono cresciti per tutti, cioè sono diminuite le possibilità di spesa delle famiglie. Per questo chi ha ritoccato le tariffe lo ha fatto in misura minima, con aumenti contenuti nell’ordine dell’indice Istat e dell’inflazione. Non vogliamo metterci in difficoltà da soli».
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