Il Tirreno

Pisa

Fine del mistero

Pisa, scoperta l’identità del cadavere trovato in un campo nel quartiere dei Passi

di Pietro Barghigiani
Slaheddine Chamkhi e il luogo in cui sono stati trovati i resti del suo cadavere
Slaheddine Chamkhi e il luogo in cui sono stati trovati i resti del suo cadavere

I resti sono di un tunisino sparito nel giugno 2021. Il Dna delle ossa comparato con quello del fratello

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PISA. I resti trovati in una boscaglia incolta nel quartiere “Ai Passi” sono di Slaheddine Chamkhi, 33 anni, il tunisino sparito nel giugno 2021 e di cui i familiari da allora non hanno più avuto notizie.

L’attribuzione biologica è stata resa possibile con la comparazione del Dna del fratello con quello ricavato dallo scheletro rinvenuto accanto a un albero nei cui paraggi è stata trovata pure una corda. Il cadavere più che in decomposizione appartiene all’immigrato sulla cui fine ora si apre un altro scenario. Omicidio, malore o suicidio per spiegarne la morte?

Il magistrato Fabio Pelosi si occupa del caso fin dalla mattina del primo settembre quando è stato accompagnato dai carabinieri per un primo sopralluogo nell’area nei pressi degli impianti sportivi di via Giordani. La pulizia della zona con un piccolo escavatore aveva portato alla scoperta dei resti umani.

L’altezza dello scheletro corrispondeva a quella di Chamkhi. Così come il numero delle scarpe sportive, il 41, era quello del tunisino. Speranze precedenti all’esito del Dna che ha sciolto ogni dubbio. Un altro elemento porterebbe gli investigatori a concentrarsi sul nome del nordafricano. Il suo cellulare si è spento, con l’ultima cella agganciata, nell’area della stazione di San Rossore, non lontana dal campo in cui sono stati trovati i resti. E il quartiere era quello in cui il 33enne si muoveva per i suoi piccoli giri di spaccio.

Il rischio che possa aver accumulato debiti nel giro della droga è un elemento presente già all’epoca della sparizione. Accanto al corpo, nei pressi di un albero, è stata trovata una corda di un metro e mezzo, ma senza nodi. Ucciso sul posto o trascinato fin lì dopo essere stato ammazzato altrove? Non viene esclusa neanche l’ipotesi del suicidio. Da quello che è stato possibile ricostruire attraverso un esame esterno dello scheletro sarebbe assenti evidenti segni di violenza. Non ci sarebbero fori nel cranio, una conclusione sommaria compatibilmente con le condizioni del cumulo di ossa.

Ad oggi non viene esclusa alcuna pista. Dall’omicidio al suicidio al malore per assunzione di droga con relativo trasporto del corpo in un luogo che gli autori dell’occultamento del cadavere ritenevano sicuro. Nel giugno 2021 i familiari, attraverso l’avvocato Massimo Parenti, fornirono agli inquirenti nomi e indicazioni sulla possibile sorte del 33enne che era andato a vivere a Lucca prima di svanire nel nulla. Ora una prima risposta è arrivata. Una soluzione del caso che pone agli inquirenti un secondo interrogativo su come è morto Chamkhi.

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