Il Tirreno

Pisa

La “Cittadella Nuova” simbolo del riscatto

Fabio Vasarelli
L’interno del Bastione Sangallo al Giardino Scotto: la struttura è stata recuperata con fondi pubblici negli anni scorsi e può ospitare eventi e convegni in una location decisamente particolare che richiama la storia di Pisa
L’interno del Bastione Sangallo al Giardino Scotto: la struttura è stata recuperata con fondi pubblici negli anni scorsi e può ospitare eventi e convegni in una location decisamente particolare che richiama la storia di Pisa

Con i Lorena venne smilitarizzata poi gli edifici e il parco donato alla città

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PISA. Cinquantamila fiorini dell’epoca, quantificabili in oltre sette milioni di euro di oggi. Questo il prezzo pagato da Firenze per corrompere Giovanni Gambacorta e far trovare aperto il Portone (Porta San Marco) quel funesto sabato mattina del 9 ottobre 1406. Con l’inganno e il tradimento finiva così la Prima Repubblica Pisana. Tutte le armi in città furono requisite e le più importanti famiglie pisane fuggirono a Lucca, Siena, Napoli e Palermo.

In mezzo alla sistematica distruzione (simbolica e non) di tutto ciò che era la potenza, la cultura e il prestigio economico e internazionale raggiunto da Pisa, iniziarono subito alcuni cambiamenti urbanistici. Nell’area fino ad allora occupata dalla parrocchia di Sant’Andrea in Chinzica fu edificata una nuova fortezza (1440-1470, progetto del Brunelleschi). Per la realizzazione di quest’opera furono rasi al suolo la chiesa di Sant’Andrea (con l’ospedale e il monastero annessi) e le abitazioni di circa 90 famiglie, nonché tutte le attività produttive presenti (vasai e campanai).

La prima versione della nuova cittadella, costruita quasi interamente con materiali di reimpiego, era costituita da due capisaldi: la rocca di San Marco (meridionale) con un ampio torrione quadrangolare, che inglobava la famigerata Porta del tradimento, e, vicino al Ponte alla Spina, un fortilizio chiuso da alte mura e sormontato da un torrione circolare. Tra le due strutture fu lasciato un vasto spazio che ospitava la nuova chiesa di Sant’Andrea ed alcuni edifici di servizio. L’intera fortezza era circondata da un fossato, attraversabile solamente in due punti. Le armi non erano puntate contro gli invasori esterni, ma verso la città stessa, per timore di ribellioni di popolo, che non tardarono ad arrivare. La breve parentesi della Seconda Repubblica Pisana (1494-1509) fu l’occasione di rivalsa contro un secolo di dominazione spietata. Il popolo era decimato, impoverito, affamato, ma le forze non mancarono per saccheggiare e distruggere parzialmente la fortezza fiorentina, simbolo del giogo nemico. Presa definitivamente (per fame) la città, la struttura fortificata venne riprogettata dai fratelli Giuliano e Antonio da Sangallo e ribattezzata con il nome di Cittadella Nuova, per distinguersi dalla Cittadella Vecchia in zona Arsenali. Al baluardo meridionale furono aggiunti tre puntoni angolari, mentre il fortilizio settentrionale (detto anche “della cisterna”) si articolava attorno ad uno spazio aperto, la “piazza del corpo di guardia”. La cittadella continuò ad essere circondata dall’acqua e tra l’attuale via Bovio e le mura occidentali della fortezza fu impiantato un grande deposito sotterraneo di frumento: il piazzone del grano.

Da ricordare che alcuni storici collocano qui la casa natale di Galileo, cadendo nell’errore dell’identificare l’abitazione con la vicina chiesa di Sant’Andrea, ricostruita dentro la fortezza, e non con Sant’Andrea Forisportam a nord dell’Arno.

Con l’avvento dei Lorena, la fortezza venne smilitarizzata e si iniziò a demolire il baluardo vicino al ponte; l’area venne messa in vendita e fu acquistata dalla famiglia Chiesa, che tra il 1785 e il 1787 fece erigere i primi due piani dell’edificio che diventerà Palazzo Scotto. Nel 1792, poco dopo il completamento del palazzo a due piani, Pietro Chiesa morì, costringendo la vedova a vendere. L’acquirente, Domenico Scotto, di una ricca famiglia di mercanti, proseguì i lavori per realizzare il piano superiore. Terminata la costruzione dell’edificio, si passò alla realizzazione del giardino al centro del quale sorse una grande aiuola rettangolare ad angoli smussati in laterizi.

Il secolo scorso ci ha lasciato ulteriori e profonde modifiche: all’inizio degli anni Trenta, per la realizzazione del nuovo lungarno Fibonacci, la struttura sormontante l’ingresso al giardino venne abbattuta; il Palazzo Scotto perse la sua destinazione abitativa e divenne sede della Regia Questura, mentre (nel 1934) la Cassa di Risparmio di Pisa, in occasione del suo centenario, acquistò il vasto giardino all’interno del recinto della fortezza e lo donò alla cittadinanza come parco pubblico.

Nell’agosto 1943, una parte orientale del Palazzo Scotto fu disintegrata e dopo la guerra il resto dell’edificio ancora integro fu riadattato per le attività dello stabilimento farmaceutico Nuovi Laboratori Farma Biagini Spa (dismesso alla fine degli anni Ottanta del Novecento).

Quelli della mia generazione possono nitidamente ricordare le prime giostre, il carretto trainato dal ciuchino che portava i bimbi da una parte all’altra del parco e le voliere con il pavone che faceva la ruota di rado. Sono anche gli anni dell’abbandono e dell’incuria di tutta la parte non accessibile al pubblico. Addirittura fu cosa inaspettata quando, scavando il terrapieno che una volta ospitava il fosso per realizzare un parcheggio dietro via Bovio, fu rinvenuto il Ponte della Campana, che è di fatto il ponte più antico di Pisa ancora vivente.

Con l’avvento del nuovo secolo, finalmente è arrivato il cantiere edile per il recupero integrale delle strutture fortilizie. Ora che verrà recuperato anche il camminamento in quota, sarà opportuno ricostruire questa storia millenaria con adeguati pannelli turistici e informativi.

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