Il Tirreno

Pisa

Largo Ciro Menotti e la brutta ricostruzione post-bellica

fabio vasarelli
Largo Ciro Menotti e la brutta ricostruzione post-bellica

Per lo storico Emilio Tolaini si tratta «del maggiore misfatto  urbanistico e architettonico» subito dalla città dopo la guerra 

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fabio vasarelli

Ciro Menotti fu un patriota italiano che anticipò il Risorgimento e fu condannato ingiustamente a morte nel 1831 da Francesco IV d'Asburgo-Este, arciduca d'Austria. La sua figura venne talmente esaltata nel periodo romantico che Giuseppe Garibaldi volle usare come nome per il proprio figlio primogenito, il cognome del patriota in oggetto. Anche Pisa volle intitolare a Ciro Menotti una traversa di Borgo Stretto, che precedentemente era chiamata via Martellacci (siamo in zona San Francesco, ma molto vicini a Borgo) e già dal toponimo precedente, se consideriamo anche le vicine via Battichiodi e via Mercanti, si può ricostruire l’importanza commerciale del quartiere, fin dal tardo medioevo.

Dai diari di Guerra, sapientemente analizzati dall’amico Giorgio Barsotti, si apprende che il 18 gennaio 1944, quando ancora la città era occupata dai tedeschi, l’isolato tra via Ciro Menotti e via Mercanti fu colpito da un bombardamento inglese verso le 4 di notte e da un successivo bombardamento americano alle 13:30 dello stesso giorno. Le ragioni sono sconosciute.

Quella ferita non fu mai sanata, anzi, la situazione peggiorò con le nuove (brutte) costruzioni realizzate insieme alla piazzetta (l’odierna largo Ciro Menotti), per quanto ci possa essere qualcosa di peggio della Guerra.

Lo storico Emilio Tolaini definì questa operazione «la maggiore e più indecente ferita mai inferta nel tessuto stradale della città medievale», nonché «il maggiore misfatto urbanistico e architettonico della ricostruzione». In effetti le opere di ricostruzione post-bellica a Pisa furono, sotto molti punti di vista, assai funeste. La decisione di non ricostruire “com’era e dov’era”, ma di lasciare uno spazio aperto, stilisticamente orribile e per niente in linea con medievalità di Borgo Stretto (compresa l’interruzione dei portici) è considerata ancora oggi l’icona negativa della Pisa degli anni Cinquanta.

Tanto per citare altre infelici opere, ricordiamo il palazzo dell’Enel che si affaccia sul Ponte Solferino, alcuni palazzi in lungarno Mediceo, l’orripilante non ricostruzione del palazzo in lungarno Galilei (velo pietoso), la distruzione del convento di San Domenico e la relativa ricostruzione inutilizzata (la Mattonaia) e mettiamoci anche la bruttura dei palazzi in zona stazione, quartiere che oggi (forse maggiormente) paga queste scelte edilizie e urbanistiche anche in termini di degrado e malavita.

Chi sono i responsabili? Cosa è stato fatto per correggere il tiro e cosa si potrebbe ancora fare? I lavori post-bellici, si sa, dovevano avere caratteristiche di rapida ricrescita e modernismo; poco importava dello stile o se qualcuno ci avrebbe lucrato un po’ più del normale. In largo Ciro Menotti ci fu l’intervento diretto del ministro dei lavori pubblici Giuseppe Togni (pontederese), che senza un bando di concorso affidò l’opera all'’ architetto Lamberto Bartolucci, lo stesso dell’aerostazione civile e del Palazzo della Borsa. Nemmeno una gru della ditta E. Gambogi & Figli, che crollò rovinosamente su una casa adiacente (per fortuna senza vittime), servì a dare un segnale agli addetti ai lavori che forse, quel progetto come altri, andava studiato meglio, con più gusto, più lungimiranza e più rispetto verso la città. Anche non volendo ripristinare i palazzi che c’erano prima della Guerra, almeno ripristinare la continuità dei loggiati e dare ai nuovi palazzi delle facciate decorose (invece delle attuali, con le saracinesche turchese) sarebbe stato il minimo sindacale. La piazzetta retrostante all’eventuale unica costruzione su Borgo Stretto sarebbe potuta essere una “Camden Town” tutta pisana, ma almeno stilisticamente coerente con l’anima del centro storico di Pisa. Invece il risultato è sotto gli occhi di tutti. E siccome il “brutto” porta degrado, negli anni si è faticato e non poco a mantenere decentemente questo angolo della città. Salvo la storica reunion di sportivi nerazzurri il 23 giugno 1968 per festeggiare la prima promozione del Pisa in serie A, largo Ciro Menotti è ricordato tutt’oggi come un esempio negativo di urbanistica pisana. Tempo fa lessi di un interessamento di alcuni architetti per un progetto serio di riqualifica di tutta l’area, compreso il ripristino dei loggiati. Capisco bene le priorità istituzionali e le poche risorse oggi disponibili per questo tipo di operazioni “estetiche”, ma è altrettanto vero che gli sperperi di denaro pubblico sono altrettanto frequenti. A maggio abbiamo avuto un cambio di amministrazione della città; i miracoli li fa solo il buon Dio, ma l’auspicio che Pisa possa tornare a pensare anche a queste cose (il bello, la storia, il carattere medievale, la cura della città in ogni sua forma) ci deve comunque essere. —

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