Il Tirreno

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Piombino, la leggenda del Mobilsoldi ’73: la magica reunion

di Paolo Federighi
La squadra del Mobilsoldi classe ’73 con i dirigenti e l’allenatore dell’epoca
La squadra del Mobilsoldi classe ’73 con i dirigenti e l’allenatore dell’epoca

Si è svolta a Piombino sul parquet del Cubo la scorsa settimana. In campo quei ragazzi, oggi 50enni, uniti ancora dalla passione per la palla a spicchi

22 dicembre 2023
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PIOMBINO. Oggi hanno 50 anni esatti. L’ultimo a compierli è stato Ivano Mataloni lo scorso 2 dicembre. Sono tutti nati nel 1973. Per l’esattezza, sono i ragazzi del Mobilsoldi della classe ‘73.

Il Mobilsoldi fu una società cestistica piombinese, ormai scomparsa da tempo, che negli anni ’80 ha vissuto il suo periodo d’oro in città. Chi ha giocato a basket o chi comunque era nell’ambiente cestistico all’epoca, in Val di Cornia, si ricorderà certamente del Mobilsoldi Piombino che, tra l’altro, nonostante la breve esistenza, ha ottenuto ottimi risultati. Ma è in quest’ultimo scampolo di 2023 che emerge una storia nella storia. Lo scorso 16 dicembre, alla palestra Cubo, i ragazzi della classe ’73 del Mobilsoldi si sono incontrati per giocare insieme a basket, lo sport che li ha fatti conoscere, che li ha tenuti insieme e che li legherà per sempre. Sul parquet piombinese si sono presentati anche con i loro allenatori e dirigenti di quasi 40 anni fa. Fra i cinquantenni che giocano c’è chi adesso ha il figlio nelle giovanili della Pallacanestro Piombino, c'è chi fa il fisioterapista e ha sempre a che fare con gli atleti, cestisti compresi, mentre fra i dirigenti c’è chi ha il nipote che gioca a sua volta e chi segue il Basket Golfo. Tutti sono ancora disperatamente innamorati del basket, al di là di ogni cosa. Una passione che non si è mai davvero affievolita.

Si sono conosciuti negli anni ’80, hanno trascorso insieme l’adolescenza e la prima età adulta. Tra di loro c’è anche chi se n’è andato a lavorare all’estero, chi ha avuto più problemi e chi meno, chi ha fatto l’ingegnere e chi ha lavorato in fabbrica. Eppure, ogni volta è sufficiente un messaggio o una telefonata di uno di loro per riunire tutto il gruppo. E così è stato anche in questa occasione. Vederli oggi e dare un’occhiata alle fotografie di tanti anni or sono fa un certo effetto. Tra di loro c’è chi si commuove a ritrovarsi ancora, ogni volta come fosse la prima. Succede ad esempio a Carlo Gherardini, che oggi è un dirigente della Pallacanestro Piombino. «È una cosa difficile da spiegare – racconta Gherardini – situazioni così se ne trovano poche in giro. Un gruppo unito, che nonostante il tempo e la distanza non si è mai perso. Siamo cresciuti tutti insieme, noi e la pallacanestro. Poi ognuno ha intrapreso la propria strada, il proprio cammino di vita: all’estero, o in qualche metropoli, o in un’altra regione. Nonostante tutto, se qualcuno di noi alza il telefono, quasi come per magia ci ritroviamo di nuovo tutti insieme, senza più alcuna distanza che ci separi». Così pure è avvenuto in quest’ultima occasione. «La partita del 16 dicembre è nata da un messaggio sulla nostra chat di Whatsapp da parte di Riccardo Pagani, che è un po’ la nostra memoria storica: si ricorda tutto, ogni minimo dettaglio, perfino le partite che abbiamo giocato e i risultati – racconta Gherardini – è lui che tira le fila del gruppo e costituisce il trait d’union fra tutti noi. Un mesetto fa circa, Matteo Giannoni gli chiese quando potevamo incontrarci di nuovo e Riccardo gli disse che avremmo aspettato il 50esimo compleanno di Ivano Mataloni, il 2 dicembre, e dopo ci saremmo rivisti e avremmo fatto la nostra solita bella partita. Dopo il compleanno di Ivano, infatti, Riccardo ha scritto un messaggio sul gruppo chiedendoci quando avremmo voluto fare la rimpatriata. Tutti ci siamo accordati sul 16 dicembre e così è stato».

Carlo Gherardini racconta ancora l’unicità della storia di questo gruppo. «Questa è la storia di una squadra di pallacanestro degli anni ‘80, di ragazzini che sono cresciuti amando il basket e che non hanno mai smesso di giocare insieme nonostante la lontananza dovuta alle vicissitudini della vita – spiega – tutti riuniti ogni volta da un richiamo invisibile, un’attrazione quasi magica: un campo, il pallone a spicchi, il canestro. E dopo 38 anni da quella foto del 1985 in cui abbiamo i trofei ai nostri piedi, ogni volta che scendiamo in campo, nonostante il tempo passi inesorabile, ognuno di noi ricorda a memoria i rispettivi ruoli e le spaziature che tenevamo all’epoca, esattamente come se non avessimo mai smesso di stare insieme su un campo. Anche quest’anno – conclude Gherardini – siamo riusciti a farci il regalo di Natale più bello che potessimo immaginare».

Ed eccoli quindi tutti insieme, i giocatori e i dirigenti che il 16 dicembre scorso si sono rivisti alla palestra Cubo per la partita dei ragazzi del Mobilsoldi classe ’73. Questi i giocatori (in ordine alfabetico per cognome): Riccardo Bandini, Riccardo Baragatti, Alessandro Cappecchi, Andrea Ceccarelli, Gianfranco Fracassi, Carlo Gherardini, Matteo Giannoni, Michele Giannoni, Filippo Gragnani, Maurizio Lunghi, Ivano Mataloni, Gianluca Merennoni, Massimiliano Mussi, Riccardo Pagani, Stefano Pelosi, Andrea Soffredini. Ed ecco i dirigenti: Sergio Bandini, Andrea Baragatti, Renzo Bernardini (l’allenatore del gruppo), Antonio Ceccarelli, Marcello Giannoni, Massimo Gragnani, Aldo Lunghi, Ivo Mataloni, Luigi Mussi, Roberto Pagani, Moreno Pelosi. Per la cronaca, la partita del 16 dicembre al Cubo è finita con un salomonico 56-56. Neanche a farlo apposta. E non poteva esserci risultato più bello.


 

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