Il Tirreno

La tragedia

Francesco Di Vara morto nell'incidente a Bolgheri: lo scontro con l'escavatore e l'ipotesi dell'incidente sul lavoro

di Claudia Guarino

	Il luogo dell'incidente e la vittima, Francesco Paolo di Vara
Il luogo dell'incidente e la vittima, Francesco Paolo di Vara

Lo schianto è avvenuto sulla strada sterrata che si trova all'interno della tenuta San Guido al Renaione. L'uomo, 60 anni, lavorava nella tenuta da una decina d'anni ed era conosciuto come il guardiano dell'oasi di Bolgheri

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BOLGHERI. Stava guidando lo scooter lungo la strada sterrata che collega la vecchia Aurelia con l’oasi di Bolgheri quando, per motivi in corso d’accertamento, si è scontrato con un escavatore che si trovava in mezzo alla via. Per lui non c’è stato niente da fare: il sessantenne Francesco Paolo Di Vara è morto così, sul colpo, e la salma è ora a disposizione del sostituto procuratore di turno che disporrà l’autopsia per fare maggiore chiarezza sull’accaduto. Ma andiamo con ordine.

Lo scontro

È successo tutto ieri mattina. Intorno alle 10,30 c’è stato lo scontro su quella che è una strada sterrata di proprietà privata situata all’interno della tenuta San Guido al Renaione. A quanto risulta l’impatto sarebbe avvenuto a poca distanza dal cancello di accesso alla via, lato Aurelia. Lo scooter, in particolare, si è scontrato con la parte posteriore di un escavatore (condotto da un cinquantenne della zona) che si trovava in mezzo alla strada appena dietro un furgone da lavoro contenente terra.

I soccorsi

Ricevuta la segnalazione dai colleghi fiorentini del numero unico di emergenza 112, la centrale operativa del 118 di Pisa e Livorno ha inviato al Renaione un’ambulanza della Misericordia di Castagneto Carducci con l’infermiere a bordo e un mezzo della Pubblica Assistenza di Cecina il cui medico, arrivato sul posto, non ha potuto fare altro che constatare il decesso di Di Vara. Per effettuare i primi rilievi in zona sono invece intervenuti gli agenti della polizia locale di Castagneto Carducci guidata dal comandante Roberto Novelli. Dopodiché le indagini sono state prese in mano dai carabinieri della Compagnia di Cecina condotta dal capitano Domenico Grieco, che sono intervenuti con una pattuglia dalla vicina stazione di Donoratico.

La dinamica

La dinamica di quanto accaduto è ancora in corso d’accertamento. Non è infatti chiaro perché lo scooter abbia impattato con il mezzo da lavoro che era posizionato in modo tale da occupare la quasi totalità della carreggiata. Spetterà agli investigatori – coordinati dal sostituto procuratore Giuseppe Rizzo – capire se, per fare due esempi che al momento sono solamente ipotesi da verificare, ci sia stata una qualche distrazione o se lo scooterista abbia avuto un malore. C’è anche da capire, d’altra parte, se sono state rispettate tutte le norme di sicurezza previste nei luoghi di lavoro. Questo perché chi era alla guida dello scooter lavorava per la Citai, società che si occupa di gestire la tenuta San Guido.

Infortunio sul lavoro

Quindi andrà capito anche se Di Vara nel momento dello scontro stesse lavorando perché, in tal caso, si configurerebbe la fattispecie dell’incidente sul lavoro. Un’ipotesi, questa, considerata quanto meno probabile visto che sul luogo dell’accaduto è intervenuto anche il personale Asl addetto alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le indagini potranno fare maggiore chiarezza su quanto successo. Così come potrà farla l’autopsia. La salma, una volta completati gli esami sul posto, è stata infatti trasportata all’obitorio del cimitero di Cecina da un mezzo del servizio di onoranze funebri Santini. A quel punto è stata messa a disposizione del magistrato di turno in procura.

La vittima

Dalla tenuta San Guido, contattata dal Tirreno, si è preferito non rilasciare dichiarazioni dopo una tragedia che ha lasciato tutti senza parole. Tanto che a quanto risulta Citai, saputo dell’accaduto, ha preferito far fermare le squadre di addetti rimasti ancora all’opera. Di Vara era conosciuto in zona perché lavorava alla tenuta San Guido da oltre dieci anni. E lì dentro viveva insieme alla moglie. Ecco perché in tanti lo conoscevano come “il guardiano dell’oasi”. Diventato ormai un punto di riferimento, il sessantenne stava nella struttura all’ingresso e si occupava di supervisionare la situazione. 


 

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