Il Tirreno

Amici a 4 zampe

Elba, al via i lavori per il canile “ridotto” ma resta il problema dell’assistenza

di Cecilia Cecchi

	A sx il cantiere per il canile a Colle Reciso, a dx una delle cucciolate di gattine soccorse e la cagnolina Lilly
A sx il cantiere per il canile a Colle Reciso, a dx una delle cucciolate di gattine soccorse e la cagnolina Lilly

A dar voce alla scomoda realtà è Rita Pilato dell’associazione Animal Project

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PORTOFERRAIO. Dopo più di vent’anni di promesse e attese, i lavori per il nuovo canile comprensoriale dell’Elba sono partiti a Colle Reciso (Lacona), nel cuore delle colline tra Capoliveri e Portoferraio. Notizia che dovrebbe far tirare un sospiro di sollievo. E invece lascia l’amaro in bocca: perché nel frattempo l’isola continua a non garantire un’assistenza veterinaria degna di un luogo che si definisce un po’ troppo facilmente “pet friendly”.

Basta guardare oltre le ruspe e i cartelli di cantiere del canile per vedere cosa accade ogni giorno. C’è chi fa i salti mortali per recuperare gattini neonati abbandonati, da affidare alle “tate” - pochissime - già allo stremo. Emergenza che sembra non avere stagione e che non si riesce ad arginare nonostante le sterilizzazioni continue di gatte. Volontari animalisti - il 90% dell’impegno è di Animal Project - corrono ovunque per mettere in salvo randagi feriti o animali selvatici da portare al Cruma Lipu di Livorno.

E in più resta sempre una realtà amara: qui può accadere di vegliare un cane agonizzante per dodici ore, senza che un veterinario possa intervenire a sedarne il dolore. Può succedere di contare i minuti con l’ansia che arrivi la prima nave del mattino, perché di notte l’Elba è tagliata fuori dal continente. Può succedere ed è successo di nuovo. A dare voce a “verità scomode” Rita Pilato “anima” di Animal Project, che da anni si batte per i diritti degli animali sull’isola: «Il progetto del canile – ricorda – fu approvato addirittura nel gennaio 2009 dalla Comunità Montana dell’Arcipelago Toscano, ma si è arenato tra ritardi e complicazioni. Nel 2020 abbiamo perso un finanziamento da 600mila euro della Fondazione tedesca Bastet, che avrebbe coperto buona parte delle spese. Solo nel ’23, grazie a un contributo della Regione Toscana, siamo riusciti a recuperare qualcosa e oggi finalmente vediamo partire i lavori».

Prezzo altissimo. Come si legge nei documenti, lo sa bene chi non perde mai di vista “il tema”: dai 950mila euro previsti inizialmente si è dovuti passare a un progetto ridotto, spezzettato in lotti, rinunciando alla foresteria e a parte del centro servizi. «Taglio che pesa – spiega Pilato – perché proprio la foresteria avrebbe potuto ospitare veterinari dal continente, mentre la clinica h24 promessa dalla Bastet, sfumata alla revoca del finanziamento, avrebbe garantito un presidio salvavita per tutti gli animali. Ci si dovrà accontentare di un semplice ambulatorio, previsto per legge, che potrà assicurare solo un servizio di reperibilità veterinaria».

Intanto la Gestione Associata del Turismo ha attivato un numero verde (800835929) dalle 20 alle 8. Ma su sette notti alla settimana, solo quattro hanno davvero un veterinario presente. Il venerdì, il sabato e la domenica notte non resta che sperare che non accada nulla. Servizio, comunque limitato, che costa alla collettività circa 74mila euro da metà agosto 2024 fino a dicembre 2025. «Passo avanti, certo - osserva - ma non abbastanza. Ce lo dimostra la storia dell’ennesima cagnolina, Lilly, anziana e cardiopatica, che ha trascorso dodici ore di agonia senza trovare un veterinario qui che potesse almeno darle sollievo. 12 ore interminabili per i suoi familiari, costretti a guardarla soffrire finché non si è spenta». Quanti vivono all’Elba con amici a 4 zampe conoscono bene l’angoscia. «Pure io vivo nel terrore – prosegue Pilato – basta un respiro strano, un movimento “diverso” dei miei cani per farmi precipitare nel panico. Ci è già capitato di domenica notte, con la nostra cagnolina colta da un malore improvviso. Un incubo: contare le ore sperando di arrivare alla prima nave utile. Perché la continuità territoriale è solo diurna e di notte restiamo isolati ».

E l’Elba si promuove ovunque come “amica degli animali”: nelle fiere del turismo, nei pacchetti promozionali, sui social. Ma si può davvero definire amica degli animali un’isola dove un cane o un gatto rischiano di soffrire un’intera notte senza cure, e i proprietari possono solo vegliarli impotenti? E gli elbani, qui 365 giorni all’anno, devono continuare ad arrangiarsi come per tanti altri servizi essenziali che mancano? Unico baluardo: l’impegno instancabile dei volontari, lavoro immenso, fatto di tempo, dedizione, spese personali, che tiene in piedi quel poco che si può in un’isola che di “accogliente” nel caso- davvero - ha ancora solo lo slogan. 
 

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