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cronaca

Isola d'Elba, accusata di essere una finta architetta: «Potevo firmare il progetto, lo dimostrerò in appello»

Parla al Tirreno la donna imputata per esercizio abusivo della professione: avrebbe sottoscritto atti senza avere l'abilitazione


22 giugno 2022 Giuseppe Boi


RIO MARINA. «Sono iscritta al’albo dell’ordine degli architetti della provincia di Livorno. L’iscrizione l’ho ottenuta perché ho conseguito una laurea triennale (in scienze geo-topo-cartografiche, estimative, territoriali ed edilizie, ndr) nell’ateneo fiorentino, sezione architettura, nel 2014. Per questo potevo firmare i lavori nel fondo della mia famiglia a Procchio e sarò assolta in appello. Anzi, sarà mia cura darne notizia al Tirreno appena avrò la sentenza».

A parlare è Giovanna Bacci, sessantatreenne livornese residente a Rio Marina. Il giudice di Livorno l’ha condannata a un mese di carcere (con la sospensione condizionale della pena e la non menzione sul certificato casellario spedito a richiesta dei privati) per esercizio abusivo della professione. Secondo il tribunale il suo titolo di studio e la sua iscrizione all’albo non sono sufficienti per poter firmare il progetto di ristrutturazione del locale che a Procchio ospita “Il Gelato degli artisti”. Un fondo tutelato con decreto ministeriale della Soprintendenza dei beni ambientali e culturali di Pisa «perché – spiega Bacci – al suo interno ci sono degli affreschi indicati come “disegni vergati” realizzati dal fior fiore dei pittori nazionali e internazionali sulla scena negli anni ‘50 e ‘60, artisti comparabili a Picasso o De Chirico».

«Tuttavia – spiega – il vincolo monumentale è circoscritto all’area dove sono dipinti i “disegni vergati”, mentre il mio intervento ha riguardato il retrobottega dove non c’è alcun disegno. E questo non lo sostengo io, ma la nota esplicativa 1793/2022 datata 6 giugno 2022 della Soprintendenza dei beni ambientali e culturali di Pisa, emessa su mia richiesta, ma giunta purtroppo dopo la sentenza di primo grado».

Proprio in forza di questo documento Bacci è «certa di essere assolta in secondo grado». «Sarà il fulcro della discussione in Corte di appello che il mio avvocato Cesarina Barghini sta già preparando – prosegue –. Visto il tipo di intervento e l’ubicazione dello stesso rispetto al vincolo monumentale, bastano la mia laurea triennale e la qualifica di geometra laureato. Tutto questo farà decadere la principale accusa perché il fatto non sussiste».

«Quando decidemmo di effettuare i lavori – prosegue Bacci – ne parlai a voce con gli allora responsabili della Soprintendenza che mi confermarono la possibilità di presentare i progetto con i miei titoli abilitativi di cui erano a conoscenza. Se cosi non fosse stato mi sarei mossa diversamente con altri colleghi in un campo che frequento da più di 40 anni».

«La diatriba sulla laurea – conclude la riese – verte solo sul numero degli anni di studio necessari per poter operare su un monumento, anche se sulle competenze in Italia c’è una enorme confusione con varie sentenze del Consiglio di Stato già nel 2009 e nel 2012. Una condizione tipicamente italiana ma io ho ottenuto una laurea e sono iscritta nell’albo dell’ordine degli architetti, non in quello dei farmacisti». l


 

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