piombino
cronaca

L’istituto Einaudi Ceccherelli ci riprova col liceo classico

Da un anno l’Istituto superiore ospita già il liceo artistico con indirizzo grafico. Il dirigente Carlo Maccanti: «L’indirizzo beni culturali può essere accattivante»


18 dicembre 2020 Francesca Lenzi


PIOMBINO. L’Einaudi Ceccherelli arricchisce la propria offerta formativa lanciando il ritorno del liceo classico a Piombino.

Oltre agli indirizzi tecnico e professionale, da un anno l’istituto superiore guidato dal dirigente scolastico Carlo Maccanti, conta una proposta didattica anche sul fronte liceale. Presentato nel gennaio del 2020, il liceo artistico con indirizzo grafico, ha passato l’esame del primo anno di vita, con una classe di 18 studenti.

Stavolta la sfida è sul classico, indirizzo beni culturali. «Siamo partiti con l’artistico e, a un anno di distanza, siamo parecchio contenti – afferma Maccanti – Abbiamo già conferme per il prossimo, anche superiori alle aspettative. Insomma, nonostante l’anno infame del covid-19, siamo soddisfatti. Ora tentiamo la carta del classico. Quello tradizionale ormai manca da dieci anni a Piombino. Nel riproporlo, abbiamo scelto un indirizzo più accattivante rispetto a quello normale, secondo un progetto già avviato a Torino, quindi in Calabria. In Toscana finora c’è stata solo una scuola paritaria. Se riuscissimo nell’intento, perciò, saremmo la prima scuola statale nelle regione ad attivare questo tipo di indirizzo».

Nulla, d’altra parte, è scontato. E, come già è accaduto in passato, esiste l’eventualità che l’entusiasmo resti tutto sulla carta. Perché il liceo classico prenda effettivamente vita, infatti, occorre un numero sufficiente di studenti in grado di formare una prima classe.

«È così – spiega Maccanti – Guardando però l’interesse che c’è attorno a questa proposta, speriamo si possa fare. In periodo di covid non abbiamo ovviamente potuto pubblicizzare la cosa con i volantini, affidandoci perlopiù a contatti on line e alle visite guidate. Ecco, non potendo organizzare i normali open day, abbiamo fatto due incontri corali in videoconferenza ma soprattutto abbiamo riscontrato l’efficacia delle visite individuali. Abbiamo un bel taccuino di prenotazioni, come funziona? La famiglia viene a scuola, viene curata, ascoltata, parla della propria situazione, delle aspirazioni del figlio. È una formula che sarebbe da proporre anche fuori dal covid. Certamente ci fa lavorare di più, e infatti sono impegnati insegnanti a rotazione fino alle sette di sera. Però dà dei frutti».

«Quanto al numero minimo per attivare il classico – prosegue Maccanti – Non c’è una cifra precisa. Quando in classe c’è la presenza di uno studente con certificazione di disabilità, il numero va dai 15 ai 20 alunni, a fronte di una norma che non potrebbe superare i 20. Poi ci sono casi con 12 studenti, le cosiddette classi articolate. C’è insomma una serie di variabili. Noi puntiamo ad avere almeno 15 iscrizioni. C’è tempo ufficialmente sino al 25 gennaio, ma non escludo una proroga nelle iscrizioni. Ripeto, l’indirizzo beni culturali è accattivante perché se il liceo classico è visto come una scuola che va verso un’università di tipo teorico, qui abbiamo elementi professionalizzanti. Il mondo dei beni culturali in Toscana è importante. In più, cercheremo di inserire, pur fuori pagella, il corso di informatica. Per i primi due anni quello base, per gli altri tre, l’informatica umanistica, rivolta alla comunicazione tramite mezzi informatici».

Sono ormai lontani i tempi in cui gli istituti tecnici e professionali vivevano distanti e diversi dall’universo liceale. «Era la mia ambizione – dice Maccanti – Bene è andato l’anno scorso l’artistico con 18 iscritti. Anche ora vedo molte richieste. Abbiamo aperto una serie di laboratori, l’ultimo al rientro dalle vacanze sarà quello di pittura. Fra le attività che portiamo avanti, un’altra novità è la caccia al tesoro on line, un gioco per sensibilizzare i ragazzi delle medie verso i patrimoni storico-artistici del nostro territorio. Sono coinvolte circa venti classi di tutta la Val di Cornia».

Infine, due parole sui numeri della dispersione cioè dei ragazzi che, una volta diplomati non vanno all’università, non trovano lavoro e nemmeno lo cercano.

«I dati rilevati nel nostro istituto dalla piattaforma nazionale Eduscopio (fondazione Agnelli) – afferma Maccanti – vedono l’Einaudi costantemente al di sotto del dato negativo provinciale: nel 2019 per capirsi la nostra scuola registrava un 14% rispetto al 17% della media provinciale. Per il 2020 il 13% rispetto al 14 per cento. Quanto al Ceccherelli, siamo da due anni al di sotto del dato negativo: nel 2019 il 17 per cento a fronte del 19 per cento delle media provinciale, nel 2020 il 12 per cento rispetto al 15 per cento provinciale. In particolar modo, il nostro istituto alberghiero, all’ultima rilevazione statistica – è la conclusione – ha dato un risultato di occupabilità pari all’84 per cento dei diplomati». –

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.