Il Tirreno

Riccardo, una canzone dedicata al nonno per sfiorare la finalissima del Sanremo

M. a. schiavina
Riccardo, una canzone dedicata al nonno per sfiorare la finalissima del Sanremo

Ha superato tutte le selezioni arrivando nei primi 25 (i concorrenti erano 2.300) ma non rientrando negli otto fortunati Ma lui non si abbatte e dice che continuerà a studiare per migliorarsi, aiutato dalla sua insegnante e dalla sua famiglia

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M. a. schiavina

«Un pezzo di carta dove è scritta la spesa, Il cappotto vicino alla porta, La tv che è rimasta accesa. E le sigarette accanto al divano, E le figurine di quando ero bambino. Sento l’odore dell’asfalto ormai bagnato E delle foglie secche. Sento il sapore e quell’amaro in bocca di qualcosa che fa male. Tornerai, Se vorrai, Sarai luce soffusa e l’ombra di me. Cambierai, Se vorrai, la tua forma nei sogni Ma non i miei giorni con te...»

Parole intense, dedicate a un nonno speciale di nome Lorenzo. Le ha scritte nella canzone “I miei giorni con te” Riccardo Guglielmi, giovane cantautore elbano che l’ha portata ad “Area Sanremo”, il concorso che “accompagna” i giovani talenti del mondo musicale sul palco dell’Ariston per “Sanremo giovani”. Arrivato nei primi 25 (i partecipanti alla gara sono stati 2. 300) Riccardo non ha superato l’ultima prova, quella che ha ridotto il numero dei concorrenti a 8. Una sconfitta la sua? «No – dice lui– è soltanto un punto di partenza, perché l’avventura continua».

Con un pizzico di delusione che però non ha cancellato la voglia di proseguire il viaggio?

«Al contrario– spiega Riccardo– le delusioni insegnano a essere più forti. Io lo sono e inseguirò sempre i miei sogni, più forte di prima».

La canzone che hai portato a Sanremo per partecipare alla selezione di Area Sanremo è dedicata al tuo nonno. Materno o paterno?

«Materno. Purtroppo quello paterno sono riuscito a viverlo poco, anche se l’amore che ho provato per entrambi è identico».

Perché hai voluto dedicare una canzone a nonno Lorenzo?

«Per ringraziarlo. Lui è stato un uomo che più di tutti ha vissuto la propria esistenza aiutando gli altri; in particolar modo me e i miei fratelli, nei momenti in cui i nostri genitori dovevano, per forza di cose, assentarsi per lavoro».

Quando ti sei avvicinato al mondo della musica?

«A tredici anni mentre frequentavo la terza media. Ho iniziato a suonare il pianoforte sotto la guida della mia primissima insegnante Giuliana, e grazie ai suoi consigli e a quelli del mio professore di musica Carmelo, ho poi deciso di prendere lezione di canto dalla maestra Giovanna Fratini nella sua scuola di Portoferraio. È grazie a loro che ho imparato a credere nei sogni».

Come hai reagito quando ti hanno detto che non avevi superato la selezione finale e quindi non saresti salito sul palco dell’Ariston con gli otto prescelti?

«Mi è dispiaciuto, lo ammetto, ma sapevo che quella fase sarebbe stata soltanto un punto di partenza. E ho subito pensato che avrei continuato a studiare, per essere pronto nel posto giusto al momento giusto».

Qual è il cantante a cui ti ispiri?

«Diciamo che provo a “rubare” a più artisti, mantenendo però sempre la mia originalità. In questo modo cerco di aggiungere o togliere componenti che possano valorizzare la mia voce e la mia musica. Ammiro molto i grandi cantautori italiani del passato, e quelli internazionali che hanno fatto la storia. Se fosse stato ancora in vita avrei detto Freddie Mercury, ma sicuramente ora sceglierei Stevie Wonder».

Con quale big della canzone andresti per qualche giorno in un’isola deserta?

«Senza dubbio con Jovanotti, perché con il suo spirito di avventura la “vacanza”sarebbe strepitosa».

Se devi fuggire di casa e puoi scegliere solo due oggetti da portare con te su quali cade la tua scelta?

«Su una vecchia maglia della mia squadra del cuore, la Juventus, che custodisco come un tesoro, e sull’armonica a bocca».

A chi sei più grato per essere arrivato ai tuoi primi piccoli successi?

«Alla mia famiglia, alla mia manager Gianna Martorella e a tutte le persone che mi hanno aiutato e sostenuto».

Se un giorno avrai un figlio lo educheresti allo stesso modo in cui ti hanno educato i tuoi genitori o cambieresti qualcosa?

«Non cambierei niente. Vorrei crescerlo proprio come loro hanno fatto con me e i miei fratelli».

Se potessi scegliere di avere una dote in più, oltre a quelle che hai già, cosa vorresti?

«Mi è sempre piaciuto giocare a calcio, per cui qualche skills in più non guasterebbe».

Come andiamo ad amici? Ne hai tanti?

«Sì e ad alcuni sono legatissimo».

Cosa conta per te nell’amicizia?

«La fiducia. Senza quella nessun rapporto può essere considerato concreto».

Sei innamorato? E cos’è per te l’amore?

«Molto... Credo che “Amore” possa essere considerata una semplice parola finché qualcuno non arrivi a darle un significato. E spesso, questo qualcuno, coincide con l’essenza stessa della nostra felicità».

Qual è il giorno più bello che ti viene in mente se pensi al Riccardo del passato?

«La vigilia di Natale, con i parenti e la magia che si creava intorno».

Sei un tipo ottimista o pessimista?

«Ottimista. Penso che la vita sia molto bella e che valga la pena di essere vissuta fino in fondo, facendo tesoro dei momenti più bui, perché alla fine sono quelli che ti faranno crescere e diventare uomo o donna».

Torniamo alla selezione per Sanremo giovani. Come hanno accolto la tua piccola vittoria i tuoi compagni di Accademia?

«Ne sono rimasti contenti, e il loro appoggio mi ha fatto molto piacere».

E i tuoi genitori?

«Loro sono i miei più grandi fan e sono stati i primi a lasciarsi andare in festeggiamenti. Ma manteniamo la calma...Ci saranno altre sfide e voglio affrontarle tutte. Come ho scritto in un post sul mio profilo facebook “sto preparando i dardi per scoccare le prossime frecce, perché questo è soltanto l’inizio». —



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