Il Tirreno

La strana rotta della Niki che ha urtato il basso fondale

di Luca Centini
La Moby Niki bloccata in banchina
La Moby Niki bloccata in banchina

La capitaneria indaga a fari spenti sull’incidente di martedì al largo di Palmaiola. La nave ha subito danni allo scafo, il testimone: «Un rumore, poi lo scossone»

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PORTOFERRAIO. Uno scossone forte e uno sfrigolio. O, per dirla con le parole di uno dei passeggeri della Moby Niki, «una grattata, come quando una macchina prende una serie di buche». È quanto hanno sentito i membri dell’equipaggio e i 138 passeggeri che martedì mattina, intorno a mezzogiorno, si trovavano a bordo della nave della compagnia Moby Lines, partita da Piombino e diretta a Portoferraio, dove è arrivata regolarmente (solo con un ritardo).

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Il traghetto è tutt’ora bloccato in banchina in attesa degli accertamenti tecnici della Capitaneria di porto e del Rina (Registro italiano navale) e della riparazione del danno subito all’opera viva dello scafo (la parte immersa). Sono trascorse oltre 36 ore dall’incidente e, mentre le indagini della Capitaneria di porto proseguono a fari spenti, permane il mistero sulle cause. Cosa ha comportato quello sfrigolio subacqueo? Come è scattato il pericolo, per fortuna scampato, per i passeggeri della Niki? La nave ha probabilmente urtato una secca a nord di Palmaiola, sebbene dalla capitaneria di porto di Portoferraio e dalla compagnia di navigazione Moby Lines non trapelino notizie in merito.

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ROTTA INSOLITA.
Ecco cosa sappiamo dell’incidente in mare accaduto poco prima di mezzogiorno sulla rotta Piombino-Portoferraio. Intorno alle 11,40 il traghetto della Moby transita a nord di Palmaiola. Molto più vicino rispetto al solito. Consultando lo storico delle rotte registrate dal satellite si vede la nave transitare a poche decine di metri dall’isolotto e poi completare una traiettoria ben più a sud rispetto al percorso consueto, fino ad affiancare l’isolotto sul lato est, prima di riprendere la rotta verso Portoferraio. È la prima certezza. Non sappiamo però se si sia trattato di una manovra intenzionale (e sbagliata) per sfruttare meglio le condizioni del mare lungo dopo il maltempo del giorno precedente o se la deviazione sia imputabile ad altre cause di tipo tecnico. Fatto sta - ecco la seconda certezza - proprio mentre il traghetto sfila a nord di Palmaiola avviene l’impatto con qualcosa. Una secca? Gli indizi ci dicono questo, basta consultare una mappa nautica con riportate in modo puntuale le profondità dei fondali. Ecco, nello specchio acqueo su cui è transitato il traghetto è presente una secca (i pescatori la ricordano con il nome “Secca del Frate”), il cui punto minimo per profondità è 4,80 metri. Confrontando la rotta tenuta con le indicazioni batimetriche, pur non potendo individuare il punto esatto dell’incidente, è possibile riscontrare la presenza di un’area di basso fondale. Terza certezza.

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OPERA VIVA “FERITA”.
Le supposizioni non possono bastare agli uomini della capitaneria di porto, che in queste ore stanno portando avanti le indagini e non intendono sbilanciarsi sulle cause dell’incidente in mare. Martedì sera i militari sono stati affiancati dai tecnici del Rina, coloro che hanno voce in capitolo sul tema della sicurezza della navigazione. Nel frattempo la compagnia ha fatto arrivare da Livorno una squadra di sommozzatori che, già martedì sera, ha rilevato un danno alla parte immersa dello scafo (ecco la quarta certezza). In particolare le verifiche subacquee hanno rilevato una dozzina di cricche (fratture) sull’opera viva della nave che sono state riparate dai tecnici specializzati nel pomeriggio di ieri, sotto la supervisione della capitaneria di porto che ha interdetto lo specchio acqueo compreso tra la banchina 3 sud e 1 nord di Portoferraio.

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La Moby Niki, dunque, è in banchina: ieri mattina i passeggeri che di consueto prendono la nave delle 8 da Piombino sono saliti a bordo della Bellini (Toremar) e sono sbarcati a Rio Marina, anziché a Portoferraio. Chi era senza auto si è imbarcato sul mezzo veloce delle 8,40 o ha aspettato le navi successive. Dalle 20,30 di ieri è subentrata in linea la Rio Marina Bella. Tutto questo mentre i tecnici del Rina effettuavano verifiche approfondite sulla Niki: forse già oggi avremo un quadro più chiaro di quanto accaduto.

«GASOLIO IN GARAGE».
Alessandro Galli è uno dei 138 passeggeri che martedì mattina era a bordo della Niki. «Poco prima di arrivare a Cavo – racconta – abbiamo sentito uno scossone e quella strana “grattata” che si è protratta per diversi secondi – racconta – non ci siamo resi conto di quanto era accaduto. All’inizio abbiamo pensato a un’avaria, a qualche tipo di problema a un’elica del motore».

Poco dopo si è fatta largo a bordo della nave l’ipotesi di un urto con qualcosa. «Quando sono sceso a riprendere la macchina in garage, c’era gasolio. Me lo sono trovato nelle scarpe, così come nelle gomme della macchina. Si sentiva anche l’odore». Per questo l’autorità marittima, oltre a imporre al comandante della Niki di mettere in atto tutte le precauzioni del caso, ha inviato sul posto una motovedetta e un battello pneumatico che hanno pattugliato la nave Moby fino a Portoferraio, verificando la presenza di eventuali sversamenti. Ieri i mezzi della guardia costiera sono usciti nuovamente per compiere controlli nell’area portuale e nel mare del canale di Piombino, per scongiurare ancora una volta ogni potenziale pericolo di inquinamento.

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