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Montecatini

Il futuro della città

Montecatini, si fanno attendere le aste per le Terme. Si va verso un nuovo slittamento

di Luca Signorini

	Uno scorcio della Torretta in malora (foto Nucci)
Uno scorcio della Torretta in malora (foto Nucci)

Il termine per la risposta della Soprintendenza sarebbe il 15 luglio

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Montecatini Si profila un nuovo slittamento per le aste a “spezzatino” del patrimonio termale, con la vendita separata dei singoli beni nel calderone del concordato preventivo in continuità della società Terme spa dopo due maxi lotti andati deserti (da 42 e da 35 milioni di euro).

Gli organi della procedura attendono ancora la risposta e si spera il via libera della Soprintendenza in merito alla richiesta di autorizzazione al ministero della Cultura per la vendita dei beni vincolati di proprietà pubblica, come indicato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 42 del 22 gennaio 2004). Il termine atteso per l’ok che spianerebbe la strada alla pubblicazione delle aste, da quanto emerge, sarebbe il prossimo 15 luglio. Quindi nessun incanto questo mese, come era atteso e come sperava la città. Ci saranno dunque da aspettare altre settimane per quella che potrebbe essere la svolta nella prospettiva di rilancio di Montecatini, ora che sta per diventare operativa anche la Fondazione Turismo con l’arrivo della sua direttrice Sonia Pallai.

Tra l’altro a fine giugno va in scadenza l’offerta irrevocabile d’acquisto (già prorogata di 60 giorni) presentata dall’imprenditore pratese Claudio Cardini e soci con la loro Atp Terme: il privato è pronto a investire circa 15 milioni di euro per rilevare stabilimento Leopoldine (circa 3 milioni di valutazione) e Salute (3,2 milioni), vero core business dell’investimento, ma anche l’ex istituto Grocco (mezzo milione), il circolo del tennis e terreni adiacenti (600mila), infine le terme Redi (6,7 milioni di euro da perizia).

Della “cordata” fanno poi parte la Regione Toscana, che ha messo sul piatto 17,5 milioni di euro per Tettuccio (quasi 9 milioni di valore), Regina all’interno del parco (oltre 1 milione) ed Excelsior in viale Verdi (5 milioni di euro); la Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia per le Tamerici in pineta (1,3 milioni); il Comune di Montecatini che punta allo stabilimento Torretta (1,5 milioni di euro tramite un mutuo) ma anche alle adiacenti Serre Calde (100mila), ex latrine Fortuna e Capanna Spazzini (100mila), queste ultime già al centro di aste poi sospese proprio per la questione dell’autorizzazione ministeriale, «il rinvio è stato disposto esclusivamente per consentire gli opportuni approfondimenti giuridici e autorizzatori volti a garantire la piena regolarità della procedura. Per ragioni di prudenza», aveva spiegato l’assessore Enrico Giannini l’indomani della commissione Partecipate di fine febbraio, quando era emerso quello che si può definire “ostacolo” tecnico che ancora blocca la procedura e ne fa slittare l’iter.

Anche perché il Codice dei beni culturali chiede inoltre di illustrare nella richiesta di autorizzazione indirizzata a Roma l’attuale destinazione d’uso, le misure in programma per la conservazione degli stabilimenti, gli obiettivi di valorizzazione e i tempi, la nuova destinazione d’uso prevista e le modalità future di fruizione pubblica. Insomma, tutti elementi che fanno allungare i tempi.

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