Buggiano, un rito che si ripete da 659 anni: è la Fiera di Santa Maria in Selva
Nel fine settimana la festa che segna l’arrivo della bella stagione
Buggiano Il complesso monastico di Santa Maria in Selva con il grande prato antistante tra le due strade che proprio qui si incrociano e, alle spalle del complesso religioso, al posto del sole di mezzogiorno (che a quell’ora si trova proprio lì) un albero ricco di frutti, limoni stilizzati che rappresentano un richiamo al territorio a un’ulteriore zona del territorio, quel Castello di Buggiano noto anche come il “borgo degli agrumi”: è il manifesto dell’edizione 2026 della Fiera di Santa Maria in Selva. Un manifesto nuovo per una manifestazione antica, tra le più antiche a livello globale. Quella che si aprirà sabato 28 marzo a Santa Maria sarà (almeno) la 659ª edizione dalla prima di cui si hanno notizie certe, quella del 1367 quando, come riportato sempre dallo stesso manifesto, ne fu nominato ordinatore il filosofo e politico Coluccio Salutati. Ma molto probabilmente le sue radici sono ancor più remote nel tempo.
A dare una nuova veste grafica alla rassegna sono stati gli studenti dell’indirizzo grafico dell’istituto Sismondi Pacinotti coordinati dalla professoressa Claudia Cecchi, con una locandina che spicca per la sua luminosità, la stessa che rappresenta la Fiera, evento che vuole appunto celebrare la rinascita della natura. Organizzata come da tradizione nel fine settimana successivo alla festività dell’Annunciazione, che poi coincide con il primo o il secondo fine settimana successivo al solstizio di primavera la Fiera di Santa Maria in Selva è cresciuta e si è arricchita di elementi rispetto alle sue origini, ma nel corso dei sei secoli e mezzo di esistenza ha mantenuto comunque inalterate alcune caratteristiche. Intanto la localizzazione, attorno alla chiesa e al convento agostiniano di Santa Maria in Selva, sviluppandosi lungo le due strade che caratterizzano il paese, la via che “porta al mare”, ossia via Livornese, da un lato, e la via che, muovendosi nella direzione opposta, porta a Buggiano, ossia la via Buggianese (erroneamente da molti chiamata via Ponte Buggianese).
L’altro elemento è ovviamente il verde: la fiera era nata appunto come manifestazione legata alla principale, per non dire quasi unica, attività dell’epoca, il lavoro dei campi, che in questo periodo dell’anno ripartiva dopo il lungo inverno con la semina e la messa a dimora di piante, elementi che hanno sempre costituito il cuore della manifestazione. Del resto fino a pochi decenni fa l’agricoltura (che da queste parti è tuttora una voce centrale dell’economia) era l’attività più diffusa, e la Fiera di Santa Maria era un appuntamento irrinunciabile per i tanti contadini che arrivavano da molte zone della Toscana. Una vocazione contadina che rappresenta ancor oggi l’anima della manifestazione, con lo spazio delle piante, ma anche dei fiori e delle attrezzature per l’agricoltura e il giardinaggio, che si concentrano proprio nel piazzale a lato della chiesa (lo stesso rappresentato sulla locandina). Ma nel corso dei decenni la festa è cresciuta, richiamando anche chi non ha nemmeno un giardino, grazie al mercato che si è sviluppato lungo le strade con articoli di ogni genere, con lo street food, con il luna park e tanto altro ancora. Quindi, appuntamento per sabato e domenica, ricordandosi però sempre l’ombrello, perché sì, le previsioni buttano al bello, ma non bisogna comunque sottovalutare la tradizione che vuole una fiera bagnata dalla pioggia.
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