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Legge delle montagna, Pescia a rischio tagli. «I fondi sono maggiori, il Pd è ideologico»

di Luca Signorini
Legge delle montagna, Pescia a rischio tagli. «I fondi sono maggiori, il Pd è ideologico»

Melosi (FdI): «La nuova classificazione premia chi ha davvero i requisiti»

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Pescia Non si placano il dibattito e relative polemiche sulla legge della montagna in discussione, che prevederebbe un taglio di fondi destinati soprattutto ai Comuni in parte o interamente appenninici, è il caso di Pescia che ha il 73% di territorio (vedi la Valleriana) classificato come montano.

A difesa dalla normativa, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Giacomo Melosi. «Il dibattito emerso in consiglo comunale sull’ordine del giorno relativo ai Comuni montani dimostra, ancora una volta, una difficoltà ad accettare posizioni diverse da quelle della sinistra, accompagnata da una lettura parziale - se non distorta - dei fatti – afferma il capogruppo di FdI – il provvedimento proposto dal ministro Calderoli va nella direzione di una tutela più equa ed efficace delle aree montane, escludendo Comuni che, pur non avendo caratteristiche montane, hanno per anni beneficiato di ingenti risorse. È paradossale ricordare che fino ad oggi città come Bologna e Roma, ma anche Arezzo, Calenzano o Sesto Fiorentino, fossero considerate “comuni montani”. È vero che alcuni comuni dell’Appennino sono stati esclusi, ma per questi esistono già strumenti alternativi di tutela, come i finanziamenti per le aree interne o la possibilità, demandata alle Regioni, di destinare parte del Fosmit secondo criteri diversi da quelli nazionali, come previsto dalla legge sulla montagna».

A Pescia nell’ultimo consiglio comunale è stato approvato un ordine del giorno - con l’unico voto contrario proprio di Melosi - che esprime preoccupazione per la sorte delle realtà appenniniche, dopo tra l’altro una deliberazione della Consulta della montagna dell’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni. Ancora l’esponente di Fratelli d’Italia: «Qui dovrebbe giocarsi la vera sfida politica, soprattutto per il Partito democratico che governa la Toscana: avanzare proposte concrete e responsabili sulla gestione dei fondi, invece di promuovere ordini del giorno ideologici, spesso anche in comuni che non sono direttamente coinvolti da queste scelte. La domanda di fondo è chiara: vogliamo continuare a distribuire poche risorse a tanti comuni, per una politica di bandierine e consenso elettorale, oppure concentrare risorse mai viste prima- pur migliorabili - sui territori che meritano davvero di essere riconosciuti come montagna?».

Melosi spiega che «il Fondo nazionale per la montagna nel 2021 ammontava a meno di 10 milioni di euro, mentre con il governo Meloni è stato portato prima a 100 milioni e poi a oltre 200 milioni nel 2023». «Non è un caso che in provincia di Pistoia nessun comune sia stato declassato: qui c’è vera montagna. Su questo si potrebbe e si dovrebbe costruire una strategia premiale e condivisa per l’intero territorio provinciale, invece di alimentare polemiche sterili. Approvare un ordine del giorno di questo tipo significa solo fare un favore a chi continua a difendere interessi che poco hanno a che vedere con la montagna, che al massimo è collina, ma certamente non merita di sottrarre risorse a territori che ne hanno reale bisogno». 

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