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L’asta

Ex hotel Corona d’Italia, revocata l’assegnazione: scoperti illeciti della società acquirente

di Luca Signorini
Ex hotel Corona d’Italia, revocata l’assegnazione: scoperti illeciti della società acquirente

Montecatini, le verifiche successive all’apertura delle buste hanno rilevato guai giudiziari e col fisco italiano. L’albergo è stato costruito verso metà Ottocento e ha ospitato anche il re Vittorio Emanuele III

30 maggio 2024
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MONTECATINI. Tutto da rifare per il glorioso Corona d’Italia, albergo in attività fino al 2006 che nei primi anni del secolo scorso ha ospitato anche il re Vittorio Emanuele III. La struttura in pieno centro (all’inizio di viale Verdi e affacciata su piazza del Popolo) è finita all’asta giudiziaria: l’aggiudicazione sembrava arrivata al primo colpo - per una cifra di 475.500 euro, pari all’offerta minima prevista su un prezzo base di vendita di 634mila - nell’incanto del 15 maggio scorso. La città aveva esultato per l’acquisizione di un pezzo di storia montecatinese, comprese le associazioni degli albergatori che avevano dato tutto per buono.

E invece si è trattata di un grande bluff. E così il Corona d’Italia resta ancora in mano all’Isveg (Istituto vendite giudiziarie) e si procederà a una nuova asta nei prossimi mesi.

Una vera e propria doccia fredda quando lo storico immobile, costruito verso la metà dell’Ottocento, con scaloni in marmo, copertura a travi e travicelli, vetri colorati, stucchi e cornicioni sulla facciata esterna, sembrava in procinto di essere rilanciato dopo più o meno vent’anni di abbandono.

L’albergo è costituito da tre piani fuori terra, con bureau e bar al piano terra, e da un quarto piano adibito a soffitta. Presente anche un piano interrato di servizio che ospita l’autoclave. In totale vi trovano spazio 39 camere, delle quali 23 dotate di bagno interno. La superficie complessiva è di 1442 metri quadrati. Lo stabile necessita di importanti interventi di ristrutturazione di tipo edilizio e impiantistico (anche per tamponare le frequenti infiltrazioni di acqua). A più riprese si era parlato negli anni passati della possibilità di trasformare l’intero complesso in undici appartamenti di lusso a uso residenziale, con tanto di realizzazione di nuovi lucernari nella copertura. Ma questa strada non è mai stata poi concretamente percorsa. Quindi il fallimento e le procedure di vendita giudiziaria. La prima asta non è andata a buon fine.


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