montecatini
cronaca

«Otto ore d’attesa all’ospedale per il nostro bimbo con 40 di febbre»

Odissea domenicale al pronto soccorso pediatrico di Pistoia: coppia decisa a presentare un esposto


15 giugno 2022 Simona Peselli


MONTECATINI. Otto ore in attesa di una visita per il loro bambino di 15, mesi, con febbre a 40 nonostante tre Tachipirine e difficoltà respiratorie. È accaduto domenica, a Pistoia, e i genitori e babbo del piccolo, di Montecatini, hanno già preparato l’esposto da presentare ai carabinieri contro l’ospedale San Jacopo.

A raccontare l’accaduto è la mamma del bimbo.

«La nostra domenica del 12 giugno inizia alle 13. Il bambino aveva la febbre alta, a 40, dalle 2 di notte che non era scesa dopo tre dosi di Tachipirina e aveva anche difficoltà respiratoria: tosse e affanno. Se non fossimo stati realmente preoccupati avremmo aspettato tranquillamente di sentire il nostro pediatra il giorno dopo».

Arrivati al San Jacopo, vengono accolti al pronto soccorso pediatrico. «Qui siamo rimasti dalle 13,10 alle 16, con altri tre bambini, senza vedere assolutamente nessuno. Buttati lì in sala d’attesa, con mio figlio con febbre a 40 difficoltà respiratoria. In una sala con aria condizionata a palla, senza sapere se quello che aveva potesse essere grave o meno. Ci hanno avvertiti verso le 15,30 che i tempi sarebbero stati lunghi perché il pediatra era impegnato in un emergenza».

«Verso le 16 è arrivata una dottoressa specializzanda. Ci ha fatto spogliare il bambino per la visita, ma mentre lui era lì nudo con la febbre a 40 è arrivata una telefonata che richiamava la specializzanda in emergenza. Se ne è andata».

Passano altri 30 minuti.

«Alle 16, 35 è tornata la stessa specializzanda – Ha provato a misurare la saturazione due volte ma non c’è riuscita, a controllare la gola, ma non ci è riuscita, due volte il respiro, ma non c’è riuscita, perché il bambino era agitato. Quindi dopo aver fatto questa “visita” ha detto che il bambino aveva un semplice raffreddore con un’otturazione della via nasale».

Sorge il dubbio: sarà Covid?

«Alla nostra richiesta di poter procedere ad un tampone, ci ha risposto che non aveva il permesso del pediatra per poterlo fare: ma il pediatra era appunto impegnato a gestire un’emergenza! Alla nostra domanda di somministrare un antibiotico, visto che il bambino non era mai stato così male, ci ha risposto che doveva aspettare il pediatra, per un confronto, per essere sicura».

A quel punto, dopo quattro ore, carichi di dubbi e infastiditi la coppia decide di riportare il bambino a casa, a Montecatini: con loro non hanno né biberon né pannolini. Ma il bambino inizia a stare sempre peggio: «Aveva tutti gli occhi viola e non riusciva neanche a dormire dalla mattina, perché respirava in maniera difficoltosa continuava solo a piangere e lamentarsi – continua la mamma – Alle 17,10, abbiamo deciso di chiamare il 118 e ci hanno detto che ci avrebbero comunque riportato a Pistoia».

M prima di farsi riportare al San Jacopo, i genitori chiamano il pronto soccorso pediatrico, per sapere se il pediatra era arrivato. «Nella speranza ci avesse potuto dire qualcosa in più. Ma non era arrivato. Non avevamo altra scelta che farci riportare là».

L’ambulanza arriva a Pistoia alle 18,15.

« Alle 18,30 arriva il pediatra e inizia a visitare i vari bambini presenti in sala d’attesa. Quando mancava poco al nostro turno – erano circa le 19,15 – il pediatra si assenta nuovamente per un’altra emergenza. Lo rivedremo alle 21. Alla fine di tutto, nostro figlio non aveva un semplice raffreddore e, come sostenevamo, non aveva un semplice problema alle vie nasali, ma la laringite: gola rossa e febbre a 40 da 19 ore. Quindi, cura di cortisone subito e Tachipirina per 3 giorni».

«Mentre sostenevamo la visita con la pediatra – conclude la mamma – ci è stato detto che la dottoressa specializzanda non ha autorità per fare una prognosi, perciò ci avevano consigliato di aspettare il pediatra in precedenza (dopo 4 ore). Oltretutto ci siamo dovuti sentire anche in qualche modo criticati oltre che non capiti! Io vado in un ospedale, nello specifico in un pronto soccorso pediatrico perché mi sento impotente nel fare stare meglio mio figlio di 15 mesi, che neanche riesce a comunicare, e alle fine mi devo sentire impotente pure dentro al sistema sanitario?».


 

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.