Strozzati dalla Tari, in Toscana quote tra le più alte d'Italia: l'impatto su famiglie e imprese
Il record di Pisa, ma l'esempio di cosa sta succedendo da ormai cinque anni spetta a Firenze
«L’impatto sta diventando davvero molto rilevante: per alcune imprese stiamo parlando anche di aumenti nell’ordine di decine di migliaia di euro». È un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato da Nico Gronchi, presidente nazionale e regionale di Confesercenti contro il “caro Tari”, ossia i continui aumenti della tassa di rifiuti che, oltre a gravare sui bilanci familiari, pesano non poco anche su quelli delle imprese.
«L’impatto è particolarmente pesante sulle aziende che, per le loro necessità operative, hanno bisogno di grandi spazi - spiega-: è il caso di chi ha grandi magazzini ma anche per le pompe di benzina solo per farle un paio di esempi». Per avere un’idea delle conseguenze, però, per Gronchi è necessario ampliare il periodo di osservazione: «Il problema, infatti, non sono tanto gli incrementi decisi dalle amministrazioni comunali nel 2025, che variano fra il cinque e il dieci per cento, ma quelli che si sono verificati, con costanza nell’ultimo quinquennio» precisa.
L’esempio plastico è quello del comune di Firenze: «Qui si è assistito ad aumenti fra il 30 e il 40% rispetto al 2020 e nonostante questo non si tratta certo del capoluogo toscano in cui la Tari più alta». Al riguardo il record spetta a Pisa che, per quanto riguarda le utenze domestiche, con una tariffa media di 557 euro per una famiglia con un appartamento di cento metri quadri, si colloca non solo al primo posto in Toscana, ma anche al secondo a livello nazionale alle spalle di Catania. Seguono Pistoia (473 euro), Carrara (440) e Massa (428). All’ultimo, invece, Siena dove la Tari media si ferma a 250 euro.
E questa è la seconda criticità, ossia le disparità territoriali: «Raccogliere i dati delle imprese è più complicato per le modalità con cui i comuni distribuiscono la copertura dei costi del servizio di raccolta di rifiuti fra famiglie e imprese, ma nella sostanza le proporzioni sono le stesse – sottolinea Gronchi – e mostrano delle disuguaglianze molto significative fra i diversi territori della regione: in generale si paga di più nella Toscana centro-settentrionale. Beninteso, non vi sarebbero problemi particolari se le differenze fossero limitate, ma la realtà, purtroppo, è assai differente perché un’azienda che ha sede a Pisa per la raccolta dei rifiuti paga il doppio rispetto a una che paga la Tari a Siena».
A tutto questo, poi, si sommano le spese per i cosiddetti “rifiuti speciali” che le aziende devono gestire autonomamente e «che, ovviamente, vanno a incidere ulteriormente sui bilanci». Da qui la richiesta di Confesercenti: «Occorrono tavoli di confronto stabili a livello di Ato» tuona Gronchi, ossia di “ambiti territoriali ottimali”, le aree definite a livello regionale per gestire in modo integrato servizi pubblici essenziali, principalmente il servizio idrico e la gestione dei rifiuti. «Abbiamo bisogno di luoghi di confronto istituzionale stabili, che non nascano sull’onda delle proteste per qualche aumento più elevato che altrove - continua il presidente -: oltre agli Ato, dovrebbero prendervi parte anche le amministrazioni comunali, i gestori del servizio e le categorie economiche. E’ lì che, secondo noi, va fatta un’operazione di trasparenza sui e sulle ragioni degli incrementi, non possono esserci aumenti automatici».
Il futuro al riguardo è un punto interrogativo. Nel 2026, infatti, sarà pienamente operativa la delibera Arera sul nuovo metodo tariffario dei rifiuti. Per Pierpaolo Masciocchi, direttore del settore ambiente di Confcommercio nazionale, «in linea teorica non è assolutamente negativa perché al risponde al principio, sacrosanto ma finora mai applicato, secondo cui paga chi inquina - spiega -: il nuovo metodo tariffario, infatti, mira a fa sì che la tariffa sia commisurata al rifiuto prodotto da ciascuno e dovrebbe prevedere anche sgravi e agevolazioni per le imprese che, autonomamente, gestiscono una parte dei rifiuti prodotti. Il problema? Potrebbe essere il modo in cui sarà applicata: per questo avvieremo un monitoraggio certosino, comune per comune».
.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=4841e38)