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Ispettore di polizia rischia 6 anni di carcere, l'accusa: «Menzogna e inganno sempre con lo scopo di ottenere soldi»

Pantaleoni, residente a Lucca, aggregato alla sezione della Polizia stradale di Montecatini, era finito nel mirino degli investigatori della polizia dopo una segnalazione sugli anomali giri di denaro sui suoi conti correnti


15 giugno 2022 Massimo Donati


MONTECATINI. Pantaleoni l’ingannatore. L’abile pianificatore. Colui che, non sapendo di essere intercettato, confida a un’amica di essere da sempre abituato a truffare, di essere andato avanti da sempre con le truffe: farlocco, sì, ma bravo dice. Colui che dal 2016 al 2019 commette un’enormità di illeciti disciplinari e di reati. E soprattutto viola quelli che sono i doveri più pregnanti dell’essere poliziotto. Un re delle menzogne, non delle semplici bugie. Prima e dopo l’arresto. Quando cerca di mettere in essere la strategia migliore per cavarsela.

«Nella mia carriera non mi è mai capitato di discutere un processo con così tante e variegate imputazioni e di tale gravità nei confronti di un pubblico ufficiale» ha sottolineato ieri il sostituto procuratore Giuseppe Grieco, nella lunga requisitoria nel processo contro l’ispettore della polizia stradale Gianluca Pantaleoni, 52 anni, ex segretario nazionale della Uil polizia, sul banco degli imputati del tribunale di Pistoia per rispondere della e accuse di corruzione, truffa ai danni dello Stato, traffico di influenze illecite, autoriciclaggio, peculato e circonvenzione di incapace. Requisitoria in cui il pm non ha usato mezzi termini per descrivere la figura dell’imputato. E al cui termine ha chiesto (oltre all’assoluzione per uno degli episodi di riciclaggio contestati) una pesante condanna: 6 anni e 4 mesi di reclusione.

Parte civile nel processo si è costituito il ministero dell’Interno.

Pantaleoni, residente a Lucca, aggregato alla sezione della Polizia stradale di Montecatini (ma in forza al comando lucchese, dopo aver diretto la sezione di Viareggio), era finito nel mirino degli investigatori della polizia dopo una segnalazione sugli anomali giri di denaro sui suoi conti correnti: circa 900.000 in tre anni. Tutti i reati contestati sarebbero secondo la procura riconducibili alla continua necessità di denaro dovuta al vizio del gioco d’azzardo: truffa ai danni dello Stato (per essersi assentato dal servizio fingendosi malato), autoriciclaggio, falsità ideologica, traffico di influenze illecite, abbandono del posto di servizio, corruzione e ricettazione.

Alcuni dei quali commessi in concorso con altri 4 imputati: Domenico Lombardi, 53 anni, di Massa e Cozzile; Tiziano Pandolfo, 41, di Barga; Luigi Amico, 60 anni, residente a Pistoia ma domiciliato ad Altopascio; e Cristian Balestra, 36 anni, di Altopascio.

Amico e Balestra sono accusati di corruzione in concorso. Pantaleoni avrebbe svelato al Balestra informazioni sulle auto civetta della questura di Pistoia, e gli avrebbe dato suggerimenti su come aggirare determinate sanzioni. Ricevendo in cambio prestiti in contanti con assegni dati come garanzia. Stesse informazioni sulle auto civetta Pantaleoni le avrebbe date ad Amico, oltre a dare la propria disponibilità ad informarsi su delle indagini in corso.

Le accuse di circonvenzione di incapace e di truffa vedono come vittima una donna ipovedente residente in provincia di Pisa, secondo la procura patologicamente innamorata di lui (e a cui lui ha fatto credere di essere l’uomo della sua vita per tre anni): inizialmente parte civile, ha revocato nel corso del processo la propria costituzione. Per quasi tre anni Pantaleoni l’avrebbe ingannata, grazie al proprio «innato carisma» e alla sua capacità di affascinare. Riuscendo a manipolarla in modo da nascondere le sue reali intenzioni, quelle merse, secondo la procura, da alcune delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Come quella ricordata ieri in aula dal pm Grieco in cui, parlando con un amico, disprezza volgarmente l’aspetto della donna, sottolineando il fatto che gli toccava sopportare «perché c’avevo da levargli i soldi». O quando con la propria vera compagna si vantava di aver perfino rifiutato di mangiare il dolce dallo stesso piatto «con quella donna di m...».

Fatto sta che gli inquirenti hanno ricostruito che dal novembre 2016 al luglio 2019, Pantaleoni aveva avuto dalla donna centinaia di migliaia di euro, fra bonifici, contanti, assegni e anche utilizzando le sue carte di credito e le sue credenziali di accesso alla banca online.

«Prodigalità» da parte di un’amica sostiene l’imputato nella propria tesi difensiva». «Circonvenzione di incapace» ha ribadito ieri il pm. Laddove incapace non significa mentalmente labile bensì – come sostenuto anche dalla Cassazione – vulnerabile. Vulnerabile come una donna cinquantenne, sola e con un grave deficit visivo che incontra il suo primo uomo, l’uomo che ha sempre sognato di incontrare, l’uomo della sua vita, e si mette completamente nelle sue mani.

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