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Si torna in pista? Perplessi i gestori delle discoteche

Cristiano Pacini si dice pronto a riaprire il “Dadamaino” di Pieve a Nievole. «Ma ci sono troppe restrizioni: con gli alti costi che abbiamo, così è difficile» 


07 ottobre 2021 David Meccoli


MONTECATINI. Avanti, ma con giudizio (e Green pass sempre a portata di mano). Fa discutere il parere del Comitato tecnico scientifico sulla graduale riapertura di discoteche e sale da ballo in zona bianca, garantendo una presenza, compreso il personale dipendente, pari al 35 per cento della capienza massima al chiuso, e al 50 per cento all’aperto. E si badi bene, per adesso siamo fermi solo a un parere, in quanto deve ancora esprimersi il governo (tanto che dal Don Carlos di Chiesina Uzzanese preferiscono ancora non formulare alcun giudizio). Discoteche e sale da ballo, secondo il Cts, infatti, sono tra i luoghi che presentano i rischi più elevati per la diffusione del virus, ma «se ne può considerare l’apertura con una progressiva gradualità, anche tenendo conto della necessità di valutare l’impatto delle misure già adottate».

Vengono però posti dei precisi paletti: la presenza di impianti di aereazione senza ricircolo dell’aria; l’obbligo di usare bicchieri monouso; la possibilità di una frequente igienizzazione delle mani; la pulizia e la sanificazione dei locali. E poi c’è un punto che ha fatto imbestialire i gestori delle discoteche. «Viene imposto – spiega Cristiano Pacini, del Dadamaino di Pieve a Nievole – l’obbligo di indossare la mascherina chirurgica a eccezione di quando si balla, in quanto siamo stati parificati alle attività fisiche al chiuso. In pratica un cliente dovrebbe stare con la mascherina ogni volta che si muove per il locale, ma togliersela mentre è seduto a bere al tavolo o quando sta ballando. Una norma assurda».

E, più in generale, se il Cts ha aggiornato le indicazioni in base all’andamento della pandemia da Covid-19 e della campagna vaccinale, dall’altra restano forti le perplessità tra i gestori. «Da parte nostra – dice ancora Pacini – c’è tanta amarezza. Il “Dada” è chiuso dalla fine di febbraio del 2020, se si eccettua un unico fine settimana in cui abbiamo ripreso l’attività della sola somministrazione. In questi mesi abbiamo visto svilupparsi anche l’abusivismo nel settore, ma noi abbiamo atteso e ora ci viene detto che potremo riaprire, ma solo con il 35% della capienza. D’accordo, noi vogliamo riattivare la macchina e siamo pronti a tornare in pista ma, con gli alti costi che abbiamo, così è una situazione davvero difficile da sostenere».

E su questo tema si è espressa, con una nota, anche la Siae, secondo cui «le condizioni poste dal Cts per la riapertura delle discoteche la rendono di fatto impossibile: i costi di gestione di un locale sono troppo ingenti per poter riaprire con gli introiti di un 35% di capienza».

E la stessa società ha lanciato una petizione online che ha già raccolto oltre 17mila firme per chiedere la riapertura a capienza totale di tutti i luoghi della cultura. Evitando così il rischio di dover scomparire e che il settore delle sale da ballo si debba sentire una sorta di figlio di un Dio minore nel mondo dello spettacolo, dato che cinema e teatri hanno “strappato” concessioni ben più ampie.

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