Il Tirreno

Montecatini

la storia 

Un capolavoro architettonico nato grazie a Francesco Feroni

M. T.
Un capolavoro architettonico nato grazie a Francesco Feroni

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BUGGIANO

Quella di Villa Bellavista è la storia di un capolavoro architettonico nato in un luogo difficile per volontà di un “uomo nuovo”. Perché Francesco Feroni, tintore del Seicento, non fu soltanto un uomo del Granducato di Toscana, ma piuttosto un uomo europeo, che andò a cercare fortuna nelle Fiandre. E lì la trovò a tal punto che, quando tornò in Toscana, nel 1681, fu nominato marchese da Cosimo III De’ Medici. «Era un luogo difficile – spiega l’architetto della Soprintendenza, Eugenia Valacchi – perché la zona era paludosa e da bonificare. Non era fertile e rigogliosa come la vediamo oggi. Ma lui acquistò lo stesso 45 poderi, accanto a una fattoria medicea. Feroni, nobile di nobiltà generosa, non fece però in tempo a vedere realizzata Villa Bellavista. Sarà il figlio Fabio, tra il 1696 e il 1699, a seguirne la costruzione magistrale di Antonio Maria Ferri». Ma la storia di Villa Bellavista non finisce qui: i Feroni tennero la proprietà della villa fino al 1829, quando vendettero il complesso al barone Giuseppe Ardia. Ma arrivando a tempi più recenti – siamo nel 1938 – il complesso fu acquistato dal ministero dell’Interno che la destinò all’Opa, l’Opera nazionale assistenza vigili del fuoco. Sede di una colonia elioterapica, poi di un ospedale militare durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne in seguito una casa di riposo per gli stessi vigili del fuoco in pensione. Negli anni Sessanta, l’antica fattoria medicea fu trasformata per ospitare un collegio dell’Istituto nazionale per gli orfani, figli dei vigili del fuoco. «Dopo gli anni Sessanta – conclude Claudio Gorelli, presidente di Ona – abbiamo cominciato a coltivare la memoria con la nascita di un museo dedicato ai vigili del fuoco. Il nostro obiettivo è che al museo, una volta completato il restauro della villa, venga dedicata ancora più importanza». – M. T.

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