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Birreria chiude dopo quasi 40 anni: se ne va un pezzo di storia

Birreria chiude dopo quasi 40 anni: se ne va un pezzo di storia

Massa e Cozzile: le regole imposte a causa del Covid rendono impossibile proseguire l’attività

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MASSA E COZZILE. Fine di una storia lunga quasi 40 anni. Era il primo aprile 1981 quando nella piazza di Margine Coperta, a Massa e Cozzile, poi ribattezzata della Resistenza ma allora neppure asfaltata, nel complesso immobiliare costruito appena l’anno prima apparì l’insegna Snack Bar e Paninoteca Il Principe (insieme alla banca, che resiste ancora). Si trattava di un’innovativa esperienza commerciale, di attività simili non ce n’erano, in Valdinievole e oltre. «Tanto che i rappresentanti volevano vendermi la farina. Io però non facevo il pane, ma vendevo panini farciti», dice Massimo Tosi, oggi 76 anni, l’artefice di tutto, forte di un’esperienza di oltre vent’anni nei grand hotel in giro per l’Europa, da Parigi a Londra, compreso il cinque stelle lusso La Pace di Montecatini. La prima birra stillata fu la Stella Artois. Da lì la passione per il luppolo prese il sopravvento, e coinvolse anima e corpo prima la moglie di Tosi, Lia Baldaccini, poi la loro figlia, Silvia.

Nacque così la birreria Il Principe, che adesso non riaprirà, le nuove regole imposte dal Covid sono ostacolo considerato invalicabile per questa famiglia.

A metà anni ’80 l’insegna al neon mutò, arrivò l’asfalto, i giovani facevano capannello in piazza in attesa di essere serviti. Poi il locale passò dagli iniziali 60 metri quadrati agli attuali 200, e i clienti invece di starsene al freddo fuori («Indossando il giubbotto Moncler», sorride Tosi) cominciarono ad accomodarsi nel centinaio di posti a sedere all’interno, arredamento da baita di montagna, legno massello, tovaglie austriache. Al calduccio, si direbbe. A degustare birra, a mangiare panini. «Noi garantivamo una birra nuova ogni giorno», stava qui il segreto del successo. Ancora Tosi: «Le prime birre soprattutto dal Belgio, poi da tutto il mondo. Da Sud Africa, Amazzonia, Giamaica, Nuova Zelanda, Australia, Germania, Russia, Norvegia. Avevamo un’offerta di 200 tipi di birra».

Il giro del Mondo intorno a un boccale. Tutto questo va in archivio. «Un po’di calo lo abbiamo avuto dall’inizio degli anni 2000 per il passaggio dalla lira all’euro e per il divieto di fumare all’interno dei locali – continuano Massimo, Lia e Silvia – Dalla chiusura solo il lunedì, siamo passati ad aprire da giovedì a domenica. Abbiamo avuto tanti clienti affezionati da tutta la Toscana, giovani e famiglie, volevamo ringraziarli e salutarli».

Aggiunge Massimo Tosi: «Il dispiacere è grande, questa chiusura non l’ho ancora digerita». È un pezzo di storia che se ne va. 

L. S.

 

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