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cronaca

No alla privatizzazione delle Terme di Montecatini

Lo stabilimento Tettuccio è uno degli immobili per i quali il Comune non intende cedere la proprietà

La linea della giunta resta quella della gestione in affitto di alcuni stabilimenti. No anche alla tassa di soggiorno per i restauri


31 ottobre 2018 GIOVANNA LA PORTA


MONTECATINI. Privatizzazione delle terme, sì o no? Se ne è discusso ampiamente al consiglio comunale di lunedì 29 ottobre. Punto di partenza, una mozione presentata da Giovanni Spadoni a nome di Forza Italia. Tema: il salvataggio termale.

Ennio Rucco, vicesindaco, ha ribadito: «Siamo contrari a una privatizzazione che può significare una vendita, da parte della Regione, delle quote delle società determinando di punto in bianco il passaggio di proprietà di tutti i beni, Tettuccio compreso, a chissà chi. Quella della Regione Toscana sarebbe stata un’asta di valore compreso tra 8 e 18 milioni i cui proventi sarebbero rimasti nelle casse della Regione. Noi vogliamo che le risorse restino nella società e nella città di Montecatini». Per la giunta di Giuseppe Bellandi c’è da fare un distinguo e lo stesso sindaco lo ha chiarito: «Un conto è la gestione, un conto la proprietà» ha risposto a Ricccardo Sensi, che gli ha ricordato come, per molto tempo, il primo cittadino avesse espresso la sua contrarietà al processo di privatizzazione. Sensi ha pure rimarcato l’atteggiamento, a suo avviso poco incline a un salvataggio concreto delle terme di Montecatini, del presidente della Regione Enrico Rossi.

Per Excelsior, Grocco, Torretta, Tamerici e Salute «va bene la privatizzazione – ha chiosato Rucco – con una concessione di affitto di lunga durata, moltiplicando l’offerta. Non possiamo più pensare a un’offerta che replichi quella dell’Ottocento e Novecento. Con i proventi delle locazioni potremmo pagare i debiti. Le Panteraie e il Mini Golf possiamo invece venderli con serenità. La Regione vuole vendere, a noi premono dei ragionamenti di sviluppo e soprattutto vogliamo controllare il nostro patrimonio. Noi abbiamo forse sbagliato a insistere per troppi anni nel sogno di far rinascere le terme con risorse pubbliche. Ma rivendichiamo il fatto, ad oggi, di aver salvato la società. Carlo Brogioni e Fabrizio Raffaelli ci hanno sempre aiutato. Oggi c’è la prima vera opportunità di rilancio termale».Nella mozione Forza Italia chiedeva anche di vincolare il gettito derivante dalla tassa di soggiorno al restauro e manutenzione di uno o più stabilimenti termali, come espressamente previsto dall’art. 4 del D. Lgs. n. 23 del 2011 norma sul federalismo fiscale municipale. Rucco, assessore al bilancio, ha chiarito: «Non escludiamo, prossimamente, di discutere la possibilità di dedicare una parte della tassa di soggiorno a questo scopo. Ma non certo l’intera quota, perché oggi quei proventi sono necessari per circa 600 mila euro per la manutenzione del verde e per il resto viene utilizzata per le attività culturali, commerciali e di supporto all’offerta turistica. Il tema della cessione gratuita delle quote della Regione per il raggiungimento paritario con Comune lascia il tempo che trova, come quello del sovrapprezzo. Anche perché più quote abbiamo, maggiore sarà la nostra responsabilità in materia di debiti della società termale». —
 

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