Escort condannata per estorsione
Cinque anni di carcere a una ventitreenne: ricattava due uomini fingendo di essere minorenne
MONTECATINI. Il suo numero l’aveva trovato su un sito internet specializzato in incontri occasionali. E aveva deciso di telefonarle. Per organizzare una serata di trasgressione.
Ma quando, alla fine del rapporto sessuale, la ragazza non solo gli aveva chiesto dei soldi, rivelandosi per ciò che era, ma gli aveva fatto credere di essere minorenne e che sarebbe andata dai carabinieri a denunciarlo se non le avesse dato subito altri 500 euro, per il cinquantenne industriale pratese era iniziato un incubo. Anche perché l’estorsione era andata avanti nei giorni successivi, e l’uomo aveva continuato a pagare pur di evitare che la moglie venisse a conoscenza di ciò che era accaduto. Fino quando aveva trovato il coraggio di chiedere aiuto alla polizia.
Era il 13 ottobre di due anni fa quando Jonida Abazi, escort albanese oggi 23enne, era stata arrestata in flagranza mentre prendeva dalle mani della sua vittima la busta con i 2. 000 auro che avrebbero dovuto mettere fine alla serie di ricatti. L’altra mattina, la giovane donna, residente a Montecatini, dove esercitava la sua professione, è comparsa davanti al giudice monocratico del tribunale di Pistoia, Raffaele Marino. Accusata di estorsione, su richiesta del pubblico ministero (il viceporcuratore onorario Cristina Bartaloni), è stata condannata a 5 anni e 2 mesi di reclusione e 800 euro di multa.
Parte offesa nel processo, non solo il cinquantenne imprenditore pratese, ma anche un altro uomo, un pistoiese caduto nello stesso tranello: in questo caso, dopo il rapporto sessuale nel proprio appartamento di Montecatini, la giovane albanese – probabilmente venuta a conoscenza di determinati particolari della vita privata della sua vittima nell’intimità dei momenti passati insieme – aveva minacciato il malcapitato di fargli perdere l’affidamento del figlioletto raccontando quello che era successo. Un ricatto che alla Abazi aveva fruttato soltanto 750 euro in quanto dopo poco era scattato l’arresto per l’altra vicenda.
Vicenda che aveva avuto inizio il 3 ottobre 2015, un sabato sera, in un appartamento di Montecatini.
Lì, come detto, dopo aver pagato 140 euro per la prestazione, l’imprenditore, era stato costretto a tirare fuori altri soldi per comprare il silenzio della ragazza, che gli aveva fatto credere di essere minorenne. La giovane escort voleva altri 500 euro, ma lui ne aveva solo 250. Per questo la Abazi lo aveva obbligato a portarla in auto fino a un bancomat, per prelevare il resto della somma, e mentre lui era allo sportello automatico, gli aveva rubato infilandoselo nella borsa il navigatore satellitare. Attraverso il quale era poi riuscita a risalire all’indirizzo di casa dell’imprenditore: un’arma in più per i suoi successivi ricatti.
Dopo aver ceduto altre due volte, pagando complessivamente 500 euro, l’uomo, disperato, si era presentato in questura a Prato e aveva raccontato ciò che gli stava accadendo, mostrando ai poliziotti gli sms ricevuti dalla ragazza, con i quali gli chiedeva 2. 000 euro per chiudere definitivamente la faccenda.
Ma lui sapeva che non sarebbe finita lì. E ha accettato di prendere parte alla trappola ideata dagli investigatori della Squadra mobile: ha fissato un appuntamento alla stazione ferroviaria di Prato e al momento della consegna del denaro nei giardini antistanti la ragazza è stata bloccata e arrestata.
Nella sua abitazione, nel corso della successiva perquisizione, i poliziotti hanno ritrovato anche il navigatore satellitare rubato. E nel suo cellulare, le prove del ricatto che stava portando avanti nei confronti dell’altro uomo.
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