Carrara, il fuoco divora la storica azienda: «Fiamme alte oltre 20 metri» – Le ipotesi e i dubbi su cosa può essere successo
Avrebbe compiuto 35 anni di attività nel 2027, la Ricette Mediterranee, azienda apuana che produce sughi freschi destinati alle botteghe e ai supermercati: giovedì sera l’incendio che ha distrutto tutto
CARRARA. Avrebbe compiuto 35 anni di attività tra qualche mese, nel 2027, la Ricette Mediterranee, azienda apuana che produce sughi freschi destinati alle botteghe e ai supermercati. Di essa resta poco. E quel poco è tutto annerito. Bruciato.
L’allarme
Sono circa le 22 del 5 novembre, gli imprenditori Zoppi sono a casa. Ricevono una telefonata. È successo qualcosa. Saltano in auto padre e figlio, Carlo e Andrea: da Massa, dove abitano, la destinazione è l’ex Fibronit, l’area industriale che, viaggiando sull’Aurelia in direzione Nazzano-Massa, si trova subito dopo la rotatoria di imbocco alla Strada dei Marmi. Qui, incassata tra tante altre aziende, ha sede la loro Ricette Mediterranee.
«Oddio»
Impiegano una decina di minuti, non di più, a guadagnare il dedalo di via Frassina e quindi il civico 65. Il padre arriva per primo: si mette le mani nei capelli. Sta bruciando il capannone. Ci sono fiamme «alte venti metri». I vigili del fuoco sono già arrampicati, le autoscala sono ovunque. Arrivano altri mezzi: da Massa, dal distaccamento di Carrara, da Sarzana, da Lucca e da Pistoia. È una processione. Di presidio ci sono i carabinieri. Un fumo nero sale, c’è odore di bruciato. Si prova a tirare via - salvare - qualche pancale. Si desiste: è inutile ed è troppo pericoloso, più "gli" vai intorno, più l’incendio prende anima. Serve solo acqua, diretta sull’inferno con la perizia e la caparbietà degli angeli del fuoco: altro - adesso - non si può fare.
Il disastro
È una notte insonne. Il giorno dopo (ieri) pioviggina ma c’è luce a sufficienza per vedere l’effetto delle fiammate. Che sfacelo. È un ammasso di detriti l’interno del capannone. Più del 50% del tetto è collassato, arso: è a cielo aperto. In piedi è rimasta qualche putrella d’acciaio; la parte di copertura che sta su potrebbe cedere, tant’è che occorrerebbero mezzi meccanici manovrabili da fuori per prelevare i detriti da dentro: non si può movimentare dall’interno, il livello di rischio si impenna, le vibrazioni potrebbero far crollare la parte di tetto pericolante. I vigili del fuoco valuteranno il da-farsi, ora: l’emergenza, giovedì notte, ha imposto che si spegnesse il rogo e si evitasse che le fiamme potessero intaccare il capannone vicino,le autogru, le piattaforme e i mezzi dell’azienda confinante, il cui core-business sono i trasporti eccezionali.
Cosa è successo
Sono attoniti gli imprenditori. Non riescono a capire che cosa abbia potuto fungere da innesco. «Come al solito abbiamo finito di lavorare per le 16 - dice Andrea Zoppi - Abbiamo fatto tutti i controlli anche perché avevamo un’autocertificazione in corso. Era tutto ok, l’unica piccola anomalia riguarda il fatto che il ragazzo-nostro dipendente che ha fatto la doccia per ultimo è rimasto senza acqua calda».
I dubbi e l’ipotesi
C’è qualcosa di inspiegabile almeno per ora. Il fuoco ha avvolto il tetto e ha devastato il sottotetto, che è utilizzato come locale di servizio, una settantina di metri quadri è il soppalco; al piano terra, 350 metri quadri, l’incendio ha distrutto il ciclo di produzione (di confezionamento dei sughi), che si trova sul lato sinistro del capannone, «ma si suppone - riflettono gli imprenditori - per la caduta dall’alto» di detriti incandescenti, «il fuoco non dovrebbe essersi originato da basso, da lì»; sono infatti inzuppati dall’acqua ma intonsi gli uffici, la mensa, gli spogliatoi. Da dove è partito l’incendio e come si è propagato? Certo è che, all’interno del capannone, le fiamme hanno trovato un ottimo viatico nella plastica e negli imballaggi di cartone; almeno il quantitativo di olii destinati alla preparazione dei sughi era ridotto. «Dovevamo essere riforniti proprio oggi (ieri per chi legge)», racconta Carlo Zoppi. Padre e figlio ipotizzano, ma è solo un’idea, che il fuoco «possa essere partito dall’alto, dal tetto», dove c’è un impianto fotovoltaico, «che però abbiamo rifatto, è nuovo». Saranno le indagini dei vigili del fuoco a spiegare che cosa ha fatto sì che la Ricette Mediterranee venisse divorata.
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