Il Tirreno

Cultura

Festa del libro di Montereggio, che storia: il borgo dei librai fra tradizione e innovazione

di Giovanna Mezzana

	Il paese dei libri
Il paese dei libri

“Invaso” per tre giorni da visitatori e ospiti per la 22ª edizione del festival. E spunta un progetto che unisce tradizione e innovazione

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MULAZZO. Montereggio, piazza Angelo Rizzoli: al centro di una bancarella di giornali, riviste e libri spicca la prima pagina di Paese Sera del 3 maggio ’79; spara a caratteri cubitali il (finto) arresto di Ugo Tognazzi-sedicente capo delle Br: erano gli Anni di Piombo e quella burla, a cui l’attore si prestò, fece clamore.

A una manciata di metri, l’antico oratorio della chiesa di Sant’Apollinare ospita la presentazione di un libro che parla di Intelligenza Artificiale, l’ultima frontiera (per ora) dell’Homo Sapiens: s’intitola Post-umani, di Davide Casaleggio, edizioni Chiarelettere, 2026. Da 22 anni la Festa del libro di Montereggio è un armonico andare-e-venire tra passato e presente. Storia e cronaca. Racconto della tradizione e dibattito d’attualità. Sarà per questo che la formula funziona: il termometro del successo dell’edizione 2026 – la 22ª che si è chiusa domenica – è il borgo che trabocca di visitatori. La tre-giorni della Festa del libro è una calamita: devi del resto essere attratto da un magnete per spingerti fin lassù, il paese si trova all’apice di una strada che corre in mezzo ai boschi, suggestiva quanto angusta, fatta di curve a gomito.

Che storia

Domenica 26 luglio, terzo e ultimo giorno dell’appuntamento. Sono le 11 e nella chiesa-salotto di Sant’Apollinare riecheggia la storia dei primi librai ambulanti della Lunigiana. Partirono proprio da qui, da Montereggio, e il pubblico, variegato, la scopre o la riscopre grazie al libro di Franco Faggiani, La luce del primo mattino, Fazi editori, 2026, su cui si alza il velo. È la storia di Andina, figlia di padre anarchico, rimasta vedova, è costretta a sbarcare il lunario: imbraccia la gerla e va in giro nella Vallata a vendere libri tra sagre e feste agricole, lei che è analfabeta; è il figlio, licenza di quinta elementare, cantastorie - affabulatore, ad avere un’idea geniale: svuotiamo la gerla e montiamo la bancarella, dice. Andina è l’avanguardia rosa dei primi bancarellai della Lunigiana che furono in grado di dare vita a un commercio importante di libri e a un premio letterario – Il Bancarella, l’edizione 2026 si è celebrata domenica a Pontremoli – che è tra i più prestigiosi del Belpaese. Partì tutto da qui, da questo micro-borgo e da persone che non erano in grado di leggere libri: se li facevano raccontare da chi possedeva “la littera”; riproponevano i racconti ai potenziali acquirenti della loro merce e quando dimenticavano qualche dettaglio, “andavano” di fantasia; spesso, del resto, anche chi comprava libri era semi-analfabeta ma era attratto da quella «scatola di parole». «Arnoldo Mondadori aveva la quinta elementare – ricorda Faggiani – Figlio di un ciabattino, andava nei mercati a vendere chincaglierie».

L’eredità preziosa

Il libro di Faggiani, l’autore rivela, nasce dai racconti dei paesani di Montereggio. «La gente di qui ha sempre avuto il dono del saper raccontare», dice Vilma Giovannacci, che accompagna l’autore con il microfono; lei è libraia, lo era il padre, lo era il nonno, lo erano gli zii; ha spostato il libraio di Biella, Emanuele Giovannacci (il Destino ha voluto avessero lo stesso cognome) e oggi i figli Elisa e Davide portano avanti la libreria biellese di famiglia. Che storie che si ascoltano nel Paese dei Libri e dei Librai, dove strade e piazze portano il nome degli editori, dove grandi firme hanno fatto tappa negli anni rimanendo legati a questo luogo dove un campanile svetta, attaccato alla fontanella c’è un messaggio (in rima) anti-spreco dell’acqua, e la seduta che guarda la vallata ha la stampa del mitico Tex Willer.

Il futuro

Il successo dell’ultima Festa del Libro conferma l’unicità di un borgo che ha fatto delle pagine scritte, della cultura e della propria storia un elemento d’identità. «Questo successo – sottolinea il sindaco Claudio Novoa – deve essere uno stimolo a guardare avanti». Et voilà, Montereggio Borgo intelligente, il progetto candidato insieme alla provincia di Massa-Carrara nell’ambito del programma Interreg; l’obiettivo è: mettere a sistema e valorizzare il grande patrimonio materiale e immateriale del borgo. Negli anni a Montereggio è stato creato un percorso nella storia dell’editoria italiana; ma ci sono anche altre espressioni della storia e della tradizione locale, come l’antico Canto del Maggio e la figura di San Francesco Fogolla. «L’intento è: fare di Montereggio un borgo del libro e della cultura vivo 365 giorni all’anno – dice il sindaco – nel quale memoria e innovazione possano incontrarsi e generare opportunità culturali, turistiche, economiche. Ci piacerebbe arrivare alla 23ª edizione potendo presentare i primi risultati, concreti, di questo percorso. Montereggio ha qualcosa che non si può costruire artificialmente: una storia autentica. Il nostro compito è custodirla, raccontarla e farne una risorsa per il futuro». 

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