Strage di Albiano, maxi risarcimento di 700mila euro per uno dei giovani superstiti
Per l’incidente con tre vittime il ragazzo aveva riportato danni gravissimi e permanenti
AULLA. Morirono in tre. Uno schianto in auto provocato da una velocità fuori misura per quel tratto di strada sulla Statale 70 ad Albiano Magra. Il limite era di 50 km/h. L’Alfa Mito affrontò la curva a 120 finendo contro un muretto. Il conducente Andrea Rapallini, 20 anni, di Montedivalli di Podenzana, spirò durante la corsa in ospedale. La 19enne Giorgia Gallo, di Fabiano di La Spezia, era al suo fianco e morì sul colpo. Qualche giorno dopo se ne andò anche Gianmarco Bigliazzi, 19 anni, di Ceparana. Si salvarono in due, erano sui sedili posteriori. Una tragedia da togliere il fiato quella consumata la notte dell’8 febbraio 2020. Con un barlume speranza per i sopravvissuti.
Uno dei due ha fatto causa all’assicurazione dell’auto e all’eredità giacente del guidatore della Mito. Una richiesta danni accolta dal Tribunale di Massa che ha riconosciuto all’allora 20enne un risarcimento di oltre 700mila euro.
La compagnia assicurativa sosteneva un concorso di colpa del giovane, mettendo in dubbio che avesse le cinture allacciate. Una tesi respinta dal giudice.
«Dall’esame degli atti risulta evidente e sostanzialmente incontestato che il sinistro dipese dall’esclusiva colpa del conducente, purtroppo anch’egli deceduto, che impegnò una curva destrorsa a velocità superiore a 100 km/h in un punto ove il limite era 50 km/h – si legge nella sentenza -. Perse il controllo, invase la corsia opposta e si andò a schiantare con la parte anteriore sinistra dell’autovettura contro un muro di contenimento».
L’ipotesi dell’assicurazione secondo la quale il risarcimento dovrebbe essere ridotto per effetto del concorso di colpa del danneggiato «per non avere indossato la cintura di sicurezza, è esclusa dagli atti - ancora il giudice –. È pacifico che siccome tutti e cinque i poveri ragazzi, all’intervento dei sanitari e poi dei carabinieri, avevano i visi e i corpi massacrati ed irriconoscibili, è stato assai complesso, e foriero di errori, per i soccorritori individuare l’identità di ciascuno, anche in ragione della maggiore urgenza nel portare soccorso».
Il superstite ha trascorso mesi tra ospedali e centri di riabilitazioni, sostenendo operazioni che dovranno essere ripetute anche in futuro.
Gli effetti delle lesioni dovute allo schianto «gli hanno già cambiato le fattezze e i connotati, costituiscono senz’altro una grave sofferenza, superiore alla media e tale da determinare una sofferenza autonoma maggiore, meritevole di aumento del risarcimento a titolo di personalizzazione nella misura massima – precisa la sentenza -. In proposito, non vi è bisogno di una documentazione particolarmente approfondita per affermare che un ragazzo di 20 anni, divenuto invalido al 100%, portatore di handicap in condizione di gravità, inabile al lavoro, abbia perso gran parte del significato della propria giovane vita, dei piaceri ad essa correlati, delle attività sportive, dei rapporti ordinari con i coetanei, dell’ampia progettualità che contraddistingue quell’età. Il tutto, peraltro, dovendosi ancora sottoporre ad interventi chirurgici e non riconoscendo nemmeno più le fattezze del proprio viso, con le conseguenti intuibili riduzioni di capacità sociali».
